Zucchine a modo mio

Una ricetta semplicissima che vi presento sia in versione vegetariana che vegana. Un modo per adorare anche le zucchine, che si sa, non sempre godono di simpatia.

Questa ricetta prende spunto dalle pakora, lo street food per eccellenza in India.

Ingredienti versione vegetariana. Ingredienti versione vegana.

Dosi per circa 10 frittelle.

3 zucchine di medio calibro. 3 zucchine di medio calibro

2 cipolle rosse 2 cipolle rosse

4 cucchiai di farina 0. 6 cucchiai di farina di ceci

2 uova 1 bicchiere d’acqua (150ml ca)

2 cucchiai di parmigiano

5 foglioline di menta 5 foglioline di menta

sale e pepe sale e pepe

olio per friggere olio per friggere

Procedimento

per ambedue le versioni:

Tagliare a rondelle, con una mandolina le zucchine, aggiungere un po’ di sale, mescolarle e lasciarle fare l’acqua. (30 minuti circa)

Tagliare a spicchi fini le cipolle.

Versione vegana:

Mescolare la farina di ceci con l’acqua, dovrà risultare un composto cremoso, ma liquido, salare e pepare a piacere e versare sulle cipolle e zucchine precedentemente mischiate. Ora, amalgamate tutto per bene e aggiungete le foglie di menta tritate o tagliate a striscioline, io le preferisco cosi. Preparate una padella, aggiungete un filo d’olio per friggere, coprite solo il fondo e quando sarà caldo, iniziate, aiutandovi con un cucchiaio a formare delle quenelles che schiaccerete una volta messe in padella. Cuocere circa 4 minuti per parte, dipende molto da quanto vi piacciono bruciacchiate.

Versione vegetariana:

Mischiare le cipolle con le zucchine (che avrete privato dell’acqua formata dal sale), aggiungete la farina, il parmigiano, le uova, sale, pepe, la menta e iniziate ad amalgamare, così (vedi foto)

Come per la versione precedente, fate scaldare l’olio nella padella e formando delle quenelles, adagiatele e schiacciatele in cima. Cuocetele circa 4 minuti per parte, a secondo del vostro gusto.

Buon appetito!

Graziella Adwan

Felicette the first cat in the space, finally gets a memorial

3 novembre 1957 Laika: il primo essere vivente, una cagnolina, ad essere lanciato nello spazio. Laika, trovata fra le vie di Mosca, terminò la sua vita, all’interno della navicella spaziale Sputnik2. Nel buio e nella solitudine cosmica, Laika si spense perché le avevano insegnato a mordere la capsula di cianuro, all’accensione programmata, di un led rosso presente a bordo.

29 novembre 1961 Enos: il primo scimpanzé, inviato nello spazio dalla NASA, a compiere la prima orbita attorno alla Terra. Sopravvisse al volo e, come piace concludere gli esperimenti ai ricercatori, venne terminato. (Ucciso)

12 aprile 1961: in Russia, a bordo del Vostok1, Yuri Gagarin, fece il primo giro nello spazio.

5 maggio 1961: negli Stati Uniti, a bordo di Freedom7, Alan Shepard, portava a termine la versione americana del primo viaggio nello spazio.

18 ottobre 1963 Felicette, fu il primo ed unico gatto ad essere lanciato nello spazio. I francesi stavano compiendo studi su quattordici gatti, più precisamente, li stavano allenando al lancio nello spazio ( centrifughe e camere di decompressione 😤). Solo sei dei gatti allenati dal CERMA, completarono il processo di formazione e per il primo volo fu selezionata Felicette. Chi era Felicette? Una randagia proveniente dalle strade di Parigi, opportunamente catturata e mandata ai laboratori di selezione che poi l’avrebbero indirizzata, in base al carattere, al centro ricerche spaziali CERMA.

Alle 8:09 del 18 ottobre 1963, Felicette, costretta fra cinghie che la bloccavano in un’asse che l’avrebbe immobilizzata, durante il viaggio, all’interno del razzo-sonda Veronique AGI47, venne lanciata nello spazio allo scopo di studiare i cambi di attività cerebrale e cardiaca, durante accelerazione e assenza di gravità. L’esperimento riuscì e Felicette, tornò viva sulla Terra. La sua infelice esistenza, continuò per mesi nei laboratori del centro, per poi essere terminata a fine studio.

Nel 2017, è stata indetta una raccolta fondi per la costruzione di una statua a lei dedicata che oggi si trova nell’International Space University di Strasburgo in Francia.

Quella di Felicette è la storia infelice di molti, troppi, poveri animali che finiscono nei laboratori di ricerca, nulla si riesce a fare contro questo scempio, è di pochi giorni fa la notizia di 27 scimmie soppresse dalla NASA, perché anziane e malate, inutili alla ricerca spaziale.

In ricordo di tutti gli animali uccisi nella ricerca.

Graziella Adwan

Articolo autentico da cui ne ho ricavato l’articolo.

Félicette, the First Cat in Space, Finally Gets a Memorial

Last month, a team unveiled a bronze statue honoring the feline, who launched on a suborbital mission in 1963

Félicette, the only cat to have ever survived a sojourn into space, is now being recognized for her extraterrestrial achievements in the form of a bronze statue at the International Space University in Strasbourg, France.

The spacefaring feline was part of a 15-minute suborbital mission in 1963. Unveiled in December, the memorial is the culmination of a Kickstarter campaign launched in October 2017 by cosmic cat enthusiast Matthew Serge Guy. More than 1,100 patrons donated $57,000 to honor It’s time for The Astrocat to get the memorial she rightly deserves,” Guy wrote on the original campaign page.

Félicette, a petite tuxedo kitty, wasn’t the first non-human animal to leave our planet’s atmosphere. In their early bids for an eventual lunar landing, both the United States and the former USSR sent their own menageries of creatures into space, including a dog named Laika in 1957 and a chimpanzee called Ham in 1961. These efforts, using larger and larger creatures, were—though ethically hazy—intended as trial runs for humans, in part to study the effects of microgravity on mammalian bodies.

Before Félicette, France had so far only sent rats to space. After researchers at the Centre d’Enseignement et de Recherches de Médecine Aéronautique (CERMA) recruited 14 cats into a rigorous training program, Félicette—a sweet-tempered former stray—was granted the golden ticket, Emily Petsko reported for Mental Floss in 2018.

That October, Félicette—then designated C341—was launched from a base in the Sahara Desert, reaching an altitude of about 100 miles above Earth. The trip was brief, just 15 minutes in total. But all the while, scientists kept close tabs on the kitty, monitoring her breathing and heart rate through a series of electrodes implanted throughout her body. Eventually, the capsule that contained Félicette detached from its rocket and parachuted safely back to the ground. A few months after her return, she was euthanized so that the scientific team could examine her brain.

Despite Félicette’s scientific contributions, this intrepid feline has been mostly erased from history, Weitering wrote for Space.com in 2017, when Guy’s Kickstarter campaign first debuted. Upon his death, Ham the chimpanzee was eulogized, and his partial remains sent for burial at the International Space Hall of Fame, and at least two monuments have been constructed in memory of Laika the dog. But Félicette had yet to receive a comparable commemoration at the time of Guy’s campaign launch. A series of postage stamps, intended to celebrate the cat’s contributions, actually mislabeled her as a male cat named Felix.

Félicette’s obscurity may be tied in part to the way early spaceflight has been recorded: primarily as a race between the USSR and the United States, leaving France and its astronauts, human and otherwise, as a secondary character. Unlike American or Soviet animals, “Félicette doesn’t have a path to that larger history,” space historian Robert Pearlman told Rae Paoletta at Gizmodo in 2017.

But perhaps that will no longer be the case. Nearly six decades after her journey, Félicette is now immortalized in bronze. Her five-foot-tall statue, designed by sculptor Gill Parker, depicts her perched atop Earth, gazing up toward the skies she once traveled. The piece premiered on December 18, 2019, as a part of the 25th anniversary celebration of the International Space University’s Master of Space Studies program.

“It’s crazy to think a video I put online almost two and a half years ago has resulted in this,” Guy wrote in a Kickstarter update. “The internet’s an alright place sometimes.”

Smithsonianmag.con

Spaghetti di finta saggina di nonna Maria

Oggi vi propongo un sugo per la pasta, così semplice, veloce, gustoso e autunnale, ma potete benissimo gustarlo anche in estate con i pomodorini dell’orto, se non vi crea problemi accendere il forno a 200º 🥵 che vi lascerà senza parole per la sua origine.

È un piatto classico e ben conosciuto nella cultura culinaria italiana, ma per me, è storia della mia famiglia.

In piena seconda guerra mondiale, la mia nonna, come la maggior parte delle donne italiane, aveva il marito al fronte e da sola, doveva tirare avanti la famiglia. Un giorno, dei soldati tedeschi entrarono nella cascina dove vive la mia nonna, con altre famiglie, costringendo tutti ad accoglierli nelle loro case, sfamarli, pulirli e dargli giaciglio. Il cibo non c’era, compravano con la “tessera” e ciò che riuscivano a coltivare era poco e il più delle volte distrutto dai bombardamenti, dai saccheggiatori o dal passaggio delle truppe militari. Le pretese dei militari tedeschi andavano ben oltre le possibilità di ognuno degli abitanti, ogni giorno qualcuno veniva punito, se le tavole non risultavano sufficientemente imbandite. Era la fine di agosto del 1944, mia nonna e gli altri abitanti della cascina, esausti, affamati e stufi di servire i militari tedeschi, tentarono una rivolta. In un orto nascosto, erano avanzati alcuni pomodori sulle piante, mia nonna andò a coglierli e propose ai tedeschi un lauto pranzo a base di spaghetti al pomodoro. Nascosero le scope di saggina che si usavano per spazzare l’aia, le donne staccarono i rametti dai bastoni e li misero in acqua per far riprendere consistenza, nel frattempo, nel forno principale, in una enorme teglia, venivano messi a cuocere i pomodori, con erbe aromatiche trovate nei campi. Prima dell’arrivo dei soldati per l’ora di cena, gli abitanti, tranne mia nonna, avevano lasciato la cascina per nascondersi non molto lontano. Una magnifica tavola imbandita di spaghetti di saggina al pomodoro spolverati di radice di viola (è un emetico) aspettava come compenso ai militari tedeschi.

Mia nonna riuscì a fuggire prima che si accorgessero dell’inganno e non seppe raccontare la fine dei soldati, probabilmente con un gran mal di pancia e conati di vomito 🤷‍♀️. Dopo mesi la guerra finì, il mio nonno tornò dal fronte e questa storia, assieme ad un’altra che presto vi racconterò, hanno accompagnato la mia vita di bambina e soprattutto gli spaghetti di finta saggina di nonna Maria.

Ingredienti:

1 scopa di saggina…no…🤡

250 gr di spaghetti (dose per due)

10-12 pomodorini, tipo pachino

Erbe aromatiche: rosmarino e salvia (potete usare ciò che preferite)

Aglio in camicia

1 peperoncino fresco (va bene anche quello secco, ma nel caso mettetelo alla fine cottura dei pomodorini)

Sale

Olio evo

Accendete il forno e portatelo alla massima temperatura prevista, il segreto di questo tipo di cottura è la velocità di permanenza nel forno stesso, altrimenti si bruciano gli oli sprigionati delle erbe aromatiche.

Mettete a bollire l’acqua e mettete gli spaghetti a cuocere in contemporanea, con i pomodori.

Lavate i pomodorini e le erbe, appoggiateli su di una teglia antiaderente e ponete sopra le erbe aromatiche, l’aglio e il peperoncino intero, creando una specie di coperta . Irrorate con l’olio e il sale e mettete nel forno per 7 minuti. Se la temperatura è al massimo, non vi serve più tempo.

Io levo la pelle perché in questo tipo di cottura risulta parecchio dura. Stessa cosa faccio con le erbe, con le mani le sbriciolo e butto i gambi. All’aglio levo la camicia e lo schiaccio con il resto degli ingredienti.

Non vi resta che condire i vostri spaghetti o, se preferite la saggina, accompagnate con un buon bicchiere di vino, io sono di Gattinara e quindi abituata troppo bene 🍷.

Un pensiero alla mia nonna Maria e buon appetito a tutti!

Grazielladwan

Lipstick On Coffee Cup

L'entusiasmo non é leggerezza. "L'entusiasmo è per la vita ció che la fame é per il cibo".

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

Viaggiare con Andrea

Probabilmente non basta una vita per scoprire il mondo, l'importante è provarci!

Francescophoto Blog

Foto digitale, classica, immagini

ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO ALFAMICI

lottiamo contro il randagismo

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Marco Lovisolo

Lo zaino è pronto, io no

Lunanuvola's Blog

Il blog di Maria G. Di Rienzo

Newwhitebear's Blog

Poesie e racconti: i colori della fantasia

Aggiornamento adottati !

Gli adottati degli ultimi 12 mesi!

In Cucina Con Roberta

Cucina Naturale Vegan & Ricette

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: