PASTA ESTIVA A MODO MIO

Le giornate bollenti che ci sta regalando questo inizio di estate, non invogliano ai cibi caldi e di lunga preparazione.

Questa pasta fredda, ma che può benissimo essere mangiata anche calda, si prepara in pochi minuti ed è davvero buona. Per una cena con gli amici o per una gita fuori porta, è l’ideale, diciamo un piatto diverso dalla solita insalata di riso o di pasta; ci vogliono solo un paio di accortezze che vi dirò nella ricetta.

Pronti?

INGREDIENTI ( tutti sostituibili)

1 pacco di pasta integrale (nel mio caso ho scelto i fusilli).

1 scatola di ceci precotti da 400gr

200gr di fagiolini

200gr di carotine

10 pomodorini tipo Pachino

4 spicchi di aglio (non necessario)

Qualche foglia di basilico, mentuccia e timo

Frutta secca a scelta (noci, pistacchi, nocciole…)

Sale

Peperoncino (non necessario)

Un cucchiaino di curcuma.

PROCEDIMENTO

Per prima cosa mettete a cuocere la pasta che dovrà essere scolata al dente. Bollite fagiolini e carote, dovrebbero anche questi restare al dente, ma se li preferite ben cotti va bene uguale. Dalla scatola dei ceci, mettetene un po’ a parte e lasciateli interi, il resto andrà frullato, con gli spicchi d’aglio, un pizzico di sale e la curcuma. Dovrà risultare una crema ben liscia e morbida; aiutatevi con cucchiai di acqua della pasta e con dell’olio. Tagliate i pomodorini in quattro e conditeli, con un po’ di sale e olio. Pestate o frullate la frutta secca, con la raccomandazione di non ridurla in farina e tritate o spezzate con le mani le foglie delle erbe che avete scelto. Io ho preso quelle che avevo disponibili sul balcone: menta, basilico e timo.

Un’accortezza: fate raffreddare la pasta prima di condirla, aggiungendo qualche cucchiaio di olio perché non si attacchi.

A questo punto siete pronti per condire la pasta, seguite questa procedura: unite per prime le verdure lessate, poi i pomodorini e i ceci interi, in ultimo la crema di ceci, con gli odori che avete scelto e la frutta secca ( io ho preferito un mix di mandorle, noci e pistacchi).

Un’altra accortezza: non usate frutta secca salata!

Un enorme filo di olio, un po’ di peperoncino, se vi piace, qualche pezzo di aglio crudo e siete pronti ad amalgamare tutto questo ben di Dio.

Ho dichiarato che è un piatto veloce, lo è davvero. Ho solo chiacchierato un po’.

Lasciate commenti, sono sempre graditi.

Buon appetito 😋

Grazielladwan

«’l tòch pi gròss a l’é l’orija» un detto che nasconde una leggenda.

LA BELL’ALDA

Il volo della bell’Alda

Immaginiamo di immergerci verso la fine del 1200,durante il regno di Federico Barbarossa. A quel tempo, la Valle di Susa era percorsa da orde di mercenari. I valligiani spaventati, erano soliti trovare rifugio all’interno della Sacra di San Michele. Fu proprio durante una di queste scorribande che, un gruppo di mercenari riuscì ad entrare nella Sacra. Si perpetrò un vero scempio: le donne prima violentate e poi uccise, gli uomini fatti prigionieri per trasformarli in schiavi e bambini e vecchi passati alle lame senza pietà.

In questo girone infernale, una giovane donna di nome Alda, conosciuta per essere la più bella del villaggio, riuscì a trovare una via di fuga e nascondersi in una delle torri.

Torre Alda

I soldati riuscirono ad entrare nella torre, a nulla servirono le suppliche della ragazza, che piuttosto di finire fra le grinfie di quei mostri, si rivolse alla Madonna chiedendole aiuto. Riuscì a raggiungere una feritoia e si lanciò nel vuoto.

Due angeli che ascoltarono le sue suppliche, decisero di salvarle la vita e avvolgendola con le loro ali, la posarono a terra incolume.

Ada però, non riuscì a tacere l’accaduto e iniziò a vantarsene, ma nessuno le credette. Derisa e presa per pazza, venne allontanata dal villaggio. Fu allora che nella sua mente si disegnò il progetto di fare prova del miracolo che le salvò la vita. Ritornò alla torre e gridando alla protezione divina di cui lei godeva, si lanciò nel vuoto.

La superbia l’aveva resa folle e nessun angelo la aiutò. Il suo corpo si schiantò al suolo e gli abitanti del villaggio, provarono a darle sepoltura, ma come riportarono “il pezzo più grosso era un’orecchio”.

Ancora oggi, una delle torri della Sacra di San Michele, porta il nome di Alda.

Grazielladwan

L’INAFFONDABILE INFERMIERA

Violet Jessop

Tempo fa, vi ho raccontato dell’inaffondabile Sam, un micio così fortunato da essere passato da naufragio a naufragio, senza mai subire danni. Oggi voglio raccontarvi di Violet, l’infermiera che nella prima metà del ventesimo secolo, fece molto parlare di sé.

Torniamo indietro nel tempo fino al 1910, anno in cui, l’infermiera e cameriera, Violet Jessop, iniziò a lavorare per la White Star Line, imbarcandosi sul transatlantico Olympic che a quei tempi, fu la nave passeggeri più grande e lussuosa che potessero costruire, con la mansione di cameriera. Le sue doti lavorative le consentirono, ben presto, di essere assegnata alla prima classe. Era il 20 settembre del 1911, quando a Southampton dopo un pesante ritardo, la Olympic venne speronata a dritta da parte del vecchio incrociatore ‘Hawke’ della Royal Navy nelle acque del Canale di Solent, causando uno squarcio nella poppa, con conseguente danneggiamento di due scompartimenti stagni e la perdita di una pala dell’elica. La nave non affondò e riuscì a rientrare in porto, senza danni alle persone. Chiaramente, la nave dovette essere messa in cantiere per un lungo periodo di tempo e di conseguenza il personale, fu smistato su altre navi della compagnia, compresa la nostra Violet che, dopo un periodo di lavoro a terra, venne assegnata alla prima classe del transatlantico Titanic. Ora, non ho intenzione di tediarvi con la triste fine del Titanic, ma a onor del vero, anche in questo caso, la nostra Violet, riuscì a trovare un posto su di una lancia e salvarsi.

Iniziò la prima guerra mondiale e la signora si arruolò con la Croce Rossa Britannica, non prima di aver conseguito il diploma di Infermiera. Nel 1916, venne destinata alla nave passeggeri, convertita in ospedale, Britannic. Alle 08:12 del 21 novembre 1916, una forte esplosione scosse la nave. La causa, un siluro di un sottomarino nemico o una mina, non era certa. In seguito sarebbe stato rivelato che delle mine furono disposte nel Canale di Kea il 21 ottobre 1916 dall’SM U-73 sotto il comando di Gustav Sieß. La nave affondò, esattamente 55 minuti dopo l’esplosione, ma fortunatamente, il danno in vite umane, fu minimo, a differenza della sorella Titanic. Fra i superstiti, Violet Jessop.

Dopo questo episodio, la Jessop, dimostrando un invidiabile sangue freddo e un’incrollabile fiducia nella sua buona stella, continuò a prestare servizio in mare per i successivi quarant’anni. Per sua fortuna, questo fu l’ultimo incidente in cui fu coinvolta: Violet Constance Jessop morì a ottantaquattro anni, dopo aver scritto le sue incredibili memorie di naufraga ed essere sopravvissuta alla White Star Line stessa, che fallì nel 1934 e fu acquisita dalla sua rivale Cunard Line in quello stesso anno.

Affondamento del Britannic

Spero che anche questa storia, vi abbia appassionati e, se vi va, un like è gradito.

Seguitemi per altre storie.

Grazielladwan

LA MUMMIA CHE “AFFONDÒ” IL TITANIC.

“Unlucky Mummy”, questo è il soprannome dato al reperto egizio che si trova nella sala 62 del British Museum (n• inv. EA22542) e che, per circa settant’anni ha fatto molto parlare di sé.

British Museum, da Wikipedia

Erroneamente definito “Mummia”, il reperto si tratta del coperchio di un sarcofago di una donna, vissuta durante la XXI dinastia (950 a.C. circa). Donato al museo nel 1889 da Mrs. Warwick Hunt a nome e per conto di Mr. Arthur Wheeler, ben presto diventò oggetto di studi esoterici.

Quasi nulla si sa della defunta, ma la ricchezza di decori, la bellezza del dipinto sul coperchio del sarcofago e l’iscrizione di una maledizione rivolta a chiunque avesse disturbato il suo sonno, la fecero catalogare come sacerdotessa di Amon-Ra. “L’espressione del suo viso” raccontavano i testimoni superstiti, “era spaventoso, ti seguiva e ti fissava fino a farti raggelare il sangue.” Un impavido fotografo ne immortalò lo sguardo, ma morì subito dopo. L’egittologo che scoprì il manufatto morì poco dopo, ma la peggiore catastrofe, la provocò quando fu spedita negli USA in prestito ad un museo di New York. Caricata in una delle stive del Titanic, si narra, fu la causa dell’ affondamento. La rabbia di Amon- Ra, colpì coloro che disturbarono il sonno della sua sacerdotessa grazie all’azione di Anubis che rese “folle” il Comandante Edward John Smith, che spinse la nave oltre la velocità di crociera, colpendo, inevitabilmente, l’iceberg. Secondo il racconto della cameriera di casa Smith, prima di imbarcarsi, il comandante, dimenticò a casa, il suo specchio da viaggio. Dopo il naufragio, giurò la donna più volte, di aver visto riflesso il viso del comandante e dietro di lui un’ombra oscura, con le sembianze di una donna.

The Unlucky Mummy

Poco dopo il naufragio del Titanic, quotidiani e riviste, riportarono notizie circa la presenza di Unlucky Mummy in una stiva e portata in salvo negli USA dal piroscafo Empress of Ireland, a sua volta affondato nel 1914 con mille persone a bordo, nessuno si salvò.

Titanic

Altre storie si susseguirono fino al 1934, quando il curatore della sezione egizia e assira del British Museum, sir Wellis Budge, dichiarò:”…the cover never went on the Titanic. It never went to USA.”

The Unlucky Mummy, lasciò per la prima volta nella sua storia il British Museum, per giungere ospite di una mostra in Australia nel 1990. Altri viaggi li fece negli anni a venire e, fortunatamente, nessun incidente si verificò a bordo dei mezzi su cui viaggiava.

Grazie per la lettura.

Graziella Adwan

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