PASTA PATATE E PEPERONI

236F2EAC-07FC-45DC-BA44-5F39D50E2946Ingredienti per due persone:

250 gr di pasta corta

1 patata di media misura

1 peperone rosso

1 spicchio di aglio

1 manciata, circa 10, di pistacchi non salati

sale e un pizzico di peperoncino

se vi piace, una spolverata di prezzemolo tritato.

Iniziate con pelare e tagliare a dadini la patata e il peperone. In un pentolino versare un goccio di olio , con lo spicchio di aglio e soffriggere le patate, non devono prendere colore e nemmeno rosolarsi. Aggiungete una quantità di acqua tanta da coprire appena le patate tagliate. Coprire e far cuore fino a quando la patata si disfa e inizia a formare il purè che vi assicurerete di mantenere molto fluido. Mettete sale a piacere. A parte friggete i dadini di peperone, scolateli e adagiateli sulla carta assorbente. Mettete l’acqua a bollire. Nel frattempo, con l’aiuto di un bicchiere, frantumate i pistacchi. Io li avvolgo in un tovagliolo e con il fondo del bicchiere li spezzo.
Appena cotta la pasta versatela sul pure di patate, amalgamate e aggiungete i peperoni e, se piace, il pizzico di peperoncino, in ultimo spolverate con i pistacchi frantumati ed eventualmente con il prezzemolo. Ho omesso il formaggio perché è una ricetta vegana, ma nulla vi proibisce una bella grattugiata di parmigiano o pecorino, se vi piacciono i gusti più decisi.

Buon appetito!

Nota di coda

Io non levo lo spicchio di aglio quando è rosolato, ma lo lascio cuocere con la patata e lo schiaccio insieme, se vi da fastidio il gusto intenso, toglietelo o non mettetelo.

😋😋😋😋😋

Kobane come Shabra e Chatila

th“Ci sarà una pulizia etnica del popolo curdo dalla Siria – ha dichiarato al New York Times Mazlum Kobani, il leader militare dell’alleanza curda araba delle Forze Democratiche Siriane – e l’Amministrazione americana sarà responsabile di questo”.

Un drammatico dejà vu, era il 1982 quando Israele irruppe in Libano per creare un cuscinetto di sicurezza ed eliminare i terroristi, allora toccò ai palestinesi subire l’operazione “Pace in Galilea”.

Nel 1995 toccò a Srebrenica ( Bosnia-Erzegovina) per mano delle milizie di Ratko Mladic.

Possiamo spostarci anche in la con il tempo e arrivare nel 1916 quando avvenne l’epurazione degli armeni cristiani, Metz Yerghern “Il grande male”.

Il comune denominatore dei tre avvenimenti? La Turchia e i suoi confini da difendere.

“Let the other people take care of it now”  disse Trump prima di far ritirare le truppe americane dal suolo siriano curdo così, per la quarta volta la Turchia, questa volta governata da Erdogan, ci rimette i piedi libera e con il silenzio assenso di USA, Russia e Siria di Assad.

La storia si ripete, il terribile copione è sempre lo stesso, una nazione già sotto il giogo della guerra civile viene invasa, se ne identifica una porzione di territorio e un’etnia scomoda, si grida alla causa dell’anti terrorismo e si va a sterminare.

Vi invito a leggere l’articolo presente sul blog “Shabra e Chatila”.

Graziella Adwan

 

Fratelli di Giuseppe Ungaretti

Di che regimento siete fratelli?

Parola tremante nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante involontaria rivolta dell’uomo presente alla sua fragilità.

Fratelli.

 

WONDED KNEE

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IL MASSACRO DI WONDED KNEE

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Il 1 febbraio 1876 gli Stati Uniti dichiararono guerra ai Sioux che non volevano abbandonare i loro territori, ma gli “invasori” avevano capito che lì c’era dell’oro, tanto.

È stato un genocidio, una pulizia etnica senza precedenti e troppo spesso ignorata o non degna di considerazione.

Il 1 febbraio 1876 il ministro degli Interni degli Stati Uniti d’America dichiarò guerra ai Sioux “ostili”, quelli cioè che non avevano accettato di trasferirsi nelle riserve, dopo che era stato scoperto l’oro nelle Black Hills, il cuore del territorio Lakota.

Non ci fu avviso e la maggior parte degli uomini erano a caccia in territori lontani, dove non  c’era la neve, considerata la stagione. Donne, bambini e anziani furono presi di sorpresa, fu l’inizio del massacro degli Indiani d’America, che culminerà con l’eccidio di Wounded Knee, passato alla storia grazie a canzoni, libri e film. Sul finire del dicembre 1890, la tribù di Miniconjou guidata da Piede Grosso, appresa la notizia dell’assassinio di Toro Seduto, partì dall’accampamento sul torrente Cherry, sperando nella protezione di Nuvola Rossa. Il 28 dicembre furono intercettati dal Settimo Reggimento, che aveva l’ordine di condurli in un accampamento sul Wounded Knee: 120 uomini e 230 tra donne e bambini furono portati sulla riva del torrente, circondati da due squadroni di cavalleria e trucidati.

“Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” di Dee Brown è il libro (anche film) che ha commosso generazioni di persone e ispirato cantanti di tutte le generazioni e di tutto il mondo.

Protagonista delle lotte indiane per 40 anni fu il Capo Nuvola Rossa, nato Maḣpíya Lùta, in inglese Red Cloud; (North Platte, 1822Pine Ridge, 10 dicembre 1909) che si confrontò aspramente con l’agente governativo perché venisse rispettata l’autorità tradizionale dei capi indiani. Nel 1888 invitò i Gesuiti a creare una scuola per i bambini Lakota nella riserva indiana, una scelta necessaria per mantenere il legame degli Indiani con la loro terra. Pochi anni prima il governo aveva cercato di obbligare i bambini a frequentare una scuola “bianca” per essere “civilizzati” con risultati disastrosi per la cultura indiana.

Nuvola Rossa andò a Washington più volte di ogni altro capo indiano e rimane il leader più rispettato del suo popolo, insieme ad Alce Nero, noto per la sua forte carica spirituale. Quest’ultimo aveva 13 anni nel 1876 ed era già impegnato nella causa, tanto che l’anno dopo andò a Londra per incontrare la Regina Elisabetta. Così racconta il massacro di Wounded Knee: «Brillava il sole in cielo. Ma quando i soldati abbandonarono il campo dopo il loro sporco lavoro, iniziò una forte nevicata. Nella notte arrivò anche il vento. Ci fu una tempesta e il freddo gelido penetrava nelle ossa. Quello che rimase fu un unico immenso cimitero di donne, bambini e neonati che non avevano fatto alcun male se non cercare di scappare via».

I Sioux, che preferiscono chiamarsi Dakota o Lakota, sono la principale tribù degli Stati Uniti, con 25.000 membri. Attualmente vivono nelle riserve su quelli che erano i loro territori.

 

IL profugo

PROFUGO
Hanno incatenato la sua bocca
e legato le sue mani alla pietra dei morti.
Hanno detto: “Assassino!”,
gli hanno tolto il cibo, le vesti, le bandiere
e lo hanno gettato nella cella dei morti.
Hanno detto: “Ladro!”,
lo hanno rifiutato in tutti i porti,
hanno portato via il suo piccolo amore,
poi hanno detto: “Profugo!”.
Tu che hai piedi e mani insanguinati,
la notte è effimera,
né gli anelli delle catene sono indistruttibili,
perché i chicchi della mia spiga che va seccando
riempiranno la valle di grano.
Maumoud Darwish

DIVENTA VEGANO E…

Beyoncé e Jay-Z lanciano una nuova sfida ai loro fan: chi diventa vegano avrà la possibilità di vincere i biglietti dei loro concerti… a vita. Ad annunciare l’iniziativa è la stessa Beyoncé che, con il marito, abbraccia questo stile alimentare da diverso tempo. La cantante ha, infatti, pubblicato sul suo profilo Instagram una foto del Greenprint Project, ovvero l’iniziativa che spinge ad adottare una dieta vegana per difendere e preservare la nostra salute e quella del pianeta. La coppia ce la sta mettendo tutta per far capire quanto sia importante eliminare la carne e tutti i derivati del latte dalle nostre tavole e siamo sicuri che con questa “sfida” molte persone potranno convincersi definitivamente.

thI benefici di un singolo pasto a base vegetale al giorno possono avere un impatto così profondo sulla nostra salute e sull’ambiente, che vanno dal taglio delle emissioni di carbonio alla conservazione dell’acqua“, hanno detto i due. “Vogliamo sfidarti mentre sfidiamo noi stessi verso uno stile di vita più sano e ti premiamo per aver difeso la tua salute e la salute del pianeta“. Ecco le parole che hanno speso per promuovere la loro iniziativa.

Beyoncé e Jay-Z sono convinti che diventare vegani sia una grandissima responsabilità e una forma di rispetto nei confronti di noi stessi e del Pianeta nel suo complesso: non mangiare più carne, per loro, equivale a salvaguardare il benessere collettivo. Pronto ad accettare la sfida?

Muhammara

La muhammara è un piatto di origine siriana, Aleppo, è molto saporito e pieno di “carattere”. Praticamente sconosciuto rispetto alle solite salse, hummus, babagannush… quindi un’ottima occasione per assaggiare una squisitezza e fare un figurone con gli ospiti.

Ingredienti
  • 2 fette di pane (anche raffermo) tostate
  • 4 peperoni
  • 65g di noci tritate
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 1 cucchiaio di sciroppo di melograno
  • 1 pizzico di cumino in polvere
  • 1 pizzico di peperoncino
  • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva

Preparazione:

arrostire i peperoni, spellarli e pulirli, e poi tagliarli a dadini. Mettere da parte.

Servendosi di un qualsiasi robot da cucina, tritare le fette di pane fino ad ottenere una sorta di pangrattato. Dopo di che, aggiungere tutti gli altri ingredienti, tranne l’olio di oliva. Dopo che tutti gli ingredienti si saranno ben amalgamati fra loro, aggiungere l’olio di oliva a filo mentre il robot è ancora in funzione, come per fare la maionese, l’impasto deve montare, aggiustare di sale.

Prendete 4 pirofile monoporzione e oliatele bene bene, dividete il composto in 4 parti e riempite ogni pirofila. Livellate e con un coltello, senza seghettatura e bagnato, lisciate la superficie.

Mettete in frigo per almeno 2 ore.

Rovesciate la pirofila nel piatto e fate scivolare il composto, avete appena creato una fantastica bistecca vegana 🌱

Potete serve la muhammara con dei crostini di pane, con delle verdure, tipo pinzimonio o con le patatine fritte, se non avete problemi di dieta 😉

Buon appetito!

La mia crostata di verdure 🌶

Una crostata salata davvero buona all’insegna delle verdure di stagione e con un impatto visivo da far invidia ai migliori chef, ci vuole solo un po’di pazienza nel tagliare gli ortaggi.

Ingredienti
Pasta brisé (io uso quella pronta)
1 melanzana
2 zucchine
1-2 patate
3 pomodori
Timo, rosmarino e salvia tritati
Olio evo
Procedimento
Stendete la pasta brisé in una teglia da crostata.
Dopo aver lavato e asciugato le verdure, tagliatele finemente, magari aiutandovi con una mandolina. Mettete le verdure in una ciotola capiente, unite gli odori tritati e l’olio. Aiutandovi con le mani mescolate le verdure in modo che l’olio le ricopra bene bene.
Assemblate la crostata come preferite, io ho messo le varie verdure a cerchi alternandole fra di loro in modo che sembrino dei petali di rosa.
Mettete in forno preriscaldato per a 180º per 40 minuti.