«’l tòch pi gròss a l’é l’orija» un detto che nasconde una leggenda.

LA BELL’ALDA

Il volo della bell’Alda

Immaginiamo di immergerci verso la fine del 1200,durante il regno di Federico Barbarossa. A quel tempo, la Valle di Susa era percorsa da orde di mercenari. I valligiani spaventati, erano soliti trovare rifugio all’interno della Sacra di San Michele. Fu proprio durante una di queste scorribande che, un gruppo di mercenari riuscì ad entrare nella Sacra. Si perpetrò un vero scempio: le donne prima violentate e poi uccise, gli uomini fatti prigionieri per trasformarli in schiavi e bambini e vecchi passati alle lame senza pietà.

In questo girone infernale, una giovane donna di nome Alda, conosciuta per essere la più bella del villaggio, riuscì a trovare una via di fuga e nascondersi in una delle torri.

Torre Alda

I soldati riuscirono ad entrare nella torre, a nulla servirono le suppliche della ragazza, che piuttosto di finire fra le grinfie di quei mostri, si rivolse alla Madonna chiedendole aiuto. Riuscì a raggiungere una feritoia e si lanciò nel vuoto.

Due angeli che ascoltarono le sue suppliche, decisero di salvarle la vita e avvolgendola con le loro ali, la posarono a terra incolume.

Ada però, non riuscì a tacere l’accaduto e iniziò a vantarsene, ma nessuno le credette. Derisa e presa per pazza, venne allontanata dal villaggio. Fu allora che nella sua mente si disegnò il progetto di fare prova del miracolo che le salvò la vita. Ritornò alla torre e gridando alla protezione divina di cui lei godeva, si lanciò nel vuoto.

La superbia l’aveva resa folle e nessun angelo la aiutò. Il suo corpo si schiantò al suolo e gli abitanti del villaggio, provarono a darle sepoltura, ma come riportarono “il pezzo più grosso era un’orecchio”.

Ancora oggi, una delle torri della Sacra di San Michele, porta il nome di Alda.

Grazielladwan

L’INAFFONDABILE INFERMIERA

Violet Jessop

Tempo fa, vi ho raccontato dell’inaffondabile Sam, un micio così fortunato da essere passato da naufragio a naufragio, senza mai subire danni. Oggi voglio raccontarvi di Violet, l’infermiera che nella prima metà del ventesimo secolo, fece molto parlare di sé.

Torniamo indietro nel tempo fino al 1910, anno in cui, l’infermiera e cameriera, Violet Jessop, iniziò a lavorare per la White Star Line, imbarcandosi sul transatlantico Olympic che a quei tempi, fu la nave passeggeri più grande e lussuosa che potessero costruire, con la mansione di cameriera. Le sue doti lavorative le consentirono, ben presto, di essere assegnata alla prima classe. Era il 20 settembre del 1911, quando a Southampton dopo un pesante ritardo, la Olympic venne speronata a dritta da parte del vecchio incrociatore ‘Hawke’ della Royal Navy nelle acque del Canale di Solent, causando uno squarcio nella poppa, con conseguente danneggiamento di due scompartimenti stagni e la perdita di una pala dell’elica. La nave non affondò e riuscì a rientrare in porto, senza danni alle persone. Chiaramente, la nave dovette essere messa in cantiere per un lungo periodo di tempo e di conseguenza il personale, fu smistato su altre navi della compagnia, compresa la nostra Violet che, dopo un periodo di lavoro a terra, venne assegnata alla prima classe del transatlantico Titanic. Ora, non ho intenzione di tediarvi con la triste fine del Titanic, ma a onor del vero, anche in questo caso, la nostra Violet, riuscì a trovare un posto su di una lancia e salvarsi.

Iniziò la prima guerra mondiale e la signora si arruolò con la Croce Rossa Britannica, non prima di aver conseguito il diploma di Infermiera. Nel 1916, venne destinata alla nave passeggeri, convertita in ospedale, Britannic. Alle 08:12 del 21 novembre 1916, una forte esplosione scosse la nave. La causa, un siluro di un sottomarino nemico o una mina, non era certa. In seguito sarebbe stato rivelato che delle mine furono disposte nel Canale di Kea il 21 ottobre 1916 dall’SM U-73 sotto il comando di Gustav Sieß. La nave affondò, esattamente 55 minuti dopo l’esplosione, ma fortunatamente, il danno in vite umane, fu minimo, a differenza della sorella Titanic. Fra i superstiti, Violet Jessop.

Dopo questo episodio, la Jessop, dimostrando un invidiabile sangue freddo e un’incrollabile fiducia nella sua buona stella, continuò a prestare servizio in mare per i successivi quarant’anni. Per sua fortuna, questo fu l’ultimo incidente in cui fu coinvolta: Violet Constance Jessop morì a ottantaquattro anni, dopo aver scritto le sue incredibili memorie di naufraga ed essere sopravvissuta alla White Star Line stessa, che fallì nel 1934 e fu acquisita dalla sua rivale Cunard Line in quello stesso anno.

Affondamento del Britannic

Spero che anche questa storia, vi abbia appassionati e, se vi va, un like è gradito.

Seguitemi per altre storie.

Grazielladwan

LA MUMMIA CHE “AFFONDÒ” IL TITANIC.

“Unlucky Mummy”, questo è il soprannome dato al reperto egizio che si trova nella sala 62 del British Museum (n• inv. EA22542) e che, per circa settant’anni ha fatto molto parlare di sé.

British Museum, da Wikipedia

Erroneamente definito “Mummia”, il reperto si tratta del coperchio di un sarcofago di una donna, vissuta durante la XXI dinastia (950 a.C. circa). Donato al museo nel 1889 da Mrs. Warwick Hunt a nome e per conto di Mr. Arthur Wheeler, ben presto diventò oggetto di studi esoterici.

Quasi nulla si sa della defunta, ma la ricchezza di decori, la bellezza del dipinto sul coperchio del sarcofago e l’iscrizione di una maledizione rivolta a chiunque avesse disturbato il suo sonno, la fecero catalogare come sacerdotessa di Amon-Ra. “L’espressione del suo viso” raccontavano i testimoni superstiti, “era spaventoso, ti seguiva e ti fissava fino a farti raggelare il sangue.” Un impavido fotografo ne immortalò lo sguardo, ma morì subito dopo. L’egittologo che scoprì il manufatto morì poco dopo, ma la peggiore catastrofe, la provocò quando fu spedita negli USA in prestito ad un museo di New York. Caricata in una delle stive del Titanic, si narra, fu la causa dell’ affondamento. La rabbia di Amon- Ra, colpì coloro che disturbarono il sonno della sua sacerdotessa grazie all’azione di Anubis che rese “folle” il Comandante Edward John Smith, che spinse la nave oltre la velocità di crociera, colpendo, inevitabilmente, l’iceberg. Secondo il racconto della cameriera di casa Smith, prima di imbarcarsi, il comandante, dimenticò a casa, il suo specchio da viaggio. Dopo il naufragio, giurò la donna più volte, di aver visto riflesso il viso del comandante e dietro di lui un’ombra oscura, con le sembianze di una donna.

The Unlucky Mummy

Poco dopo il naufragio del Titanic, quotidiani e riviste, riportarono notizie circa la presenza di Unlucky Mummy in una stiva e portata in salvo negli USA dal piroscafo Empress of Ireland, a sua volta affondato nel 1914 con mille persone a bordo, nessuno si salvò.

Titanic

Altre storie si susseguirono fino al 1934, quando il curatore della sezione egizia e assira del British Museum, sir Wellis Budge, dichiarò:”…the cover never went on the Titanic. It never went to USA.”

The Unlucky Mummy, lasciò per la prima volta nella sua storia il British Museum, per giungere ospite di una mostra in Australia nel 1990. Altri viaggi li fece negli anni a venire e, fortunatamente, nessun incidente si verificò a bordo dei mezzi su cui viaggiava.

Grazie per la lettura.

Graziella Adwan

Le lenticchie di Capodanno

Una ricetta molto semplice, ma che vi darà un risultato ottimo. Il mio tocco personale è la presenza dell’aglione. Definito “l’aglio a prova di bacio” per la sua dolcezza e perché non intacca l’alito, è caratteristico della Toscana, precisamente della Val di Chiana. La testa è molto più grande dell’aglio classico, fino ad arrivare vicino al kilo. Questo tipo di aglio conferisce un sapore spiccato, senza però, sovrastare gli altri gusti.

Ingredienti

500 gr di lenticchie di Castelluccio

1 cipolla rossa

1 carota

1 spicchio di aglione

250 gr di salsa di pomodoro datterino

Un rametto di rosmarino

Un rametto di salvia

Sale e pepe a vostro piacimento

Questa volta, su suggerimento di un’amica blogger, ho messo a mollo le lenticchie, nonostante le indicazioni sulla busta non lo consiglino. Ammollo per almeno due ore.

Tritate rosmarino e salvia.

Sminuzzate la carota e la cipolla.

Preparate il soffritto con la cipolla, la carota, gli odori e l’aglione (lasciate lo spicchio intero).

Sciacquate le lenticchie e versatele nella pentola. Unite il pomodoro e altrettanta acqua. Di solito uso mettere l’acqua nello stesso vasetto della salsa, così da raccoglierne bene il residuo sulle pareti. (250 gr di salsa + 250 gr di acqua). Coprite la pentola e portate ad ebollizione. Dopo circa 10 minuti, lo spicchio di aglione, sarà cotto. Toglietelo e mettetelo da parte.

Salate e pepate.

Le lenticchie saranno perfette e asciutte dopo, circa, un’ora di cottura.

Con una forchetta, schiacciate lo spicchio di aglione fino a creare una crema morbida e profumata che metterete nelle vostre lenticchie di Capodanno, poco prima di servirle.

Considerato che ho servito il piatto per il pranzo di Capodanno, ho utilizzato qualche chicco di melograno come decorazione. È stata una piacevole scoperta! La dolcezza della preparazione, abbinata all’acidità del melograno, ha rinforzato il gusto e accentuato quello dell’aglione. Provate!

Buon appetito e Buon Anno a tutti!!!

Una penna spuntata

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