Venere

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HARUT E MARUT, ” GLI ANGELI CADUTI ” DEL CORANO.
La Sura II del Corano, ci racconta di due angeli, Harut e Marut, in continuo contrasto con Dio, dopo la sua decisione di creare l’uomo.
Nella letteratura araba spesso si trovano riferimenti a questi due angeli e molti racconti popolari sono nati per favoleggiare del loro girovagare sulla terra in qualità di giudici , in realtà erano messi alla prova da Dio, stufo delle loro lamentele sull’ignobile comportamento umano.
Questo racconto che mi ha sempre affascinata, vede i due angeli alle prese con una signora sposata: nelle loro vesti di giudici, sovente, dovevano risolvere i problemi che gli umani ponevano loro. Quel giorno una bella signora accompagnata dal marito chiese loro di intercedere perché quest’ultimo riuscisse in un affare che aveva in ballo. Harut e Marut, che avevano visto l’avvenenza della donna le proposero la soluzione del problema in un comodo giaciglio. Ovviamente ognuno parlò all’insaputa dell’altro. La donna accettò e diede ad ognuno di loro l’appuntamento per il giorno dopo. Inutile dire che i due si incontrarono e decisero di presentarsi insieme dalla signora, la quale si presentò in vesti sensuali, per meglio ammagliare i due sprovveduti. Essa infatti aveva ben altri progetti e dopo averli ubriacati li ricattò : ” per avermi dovrete dirmi il Nome Supremo che pronunciato nel giusto modo mi permetterà di andare e venire a mio piacimento dal paradiso! “. Beh! Per i due angeli, a cui Dio aveva a loro insaputa tolto la capacità di non cadere in tentazione, non fu difficile accettare il ricatto della donna e le pronunciarono correttamente il Nome Supremo.
La donna, che non aveva nessuna intenzione di darsi ai due angeli, se ne andò lasciandoli addormentati dal vino, pronunciò le parole e salì al cielo o almeno ci provò, perché Dio la fermo prima del suo ingresso in paradiso trasformandola in una palla di fuoco. La condannò ad essere così per tutti i tempi e tutti gli uomini ad ogni alba avrebbero potuto vederla brillare in cielo, il pianeta Venere.
Graziella Adwan

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IL VENDITORE DI NOCCIOLINE

IL VENDITORE DI NOCCIOLINE
El Hadj Omar Mohammed Hamza Alnyrupa alias Abu Ahmad era ” il venditore di noccioline”, recentemente scomparso è stato icona culturale di Amman una città in continua modernizzazione.
Nacque in Nigeria nel 1930, dopo la fine della seconda guerra mondiale, si recò, insieme ad una zia, in pellegrinaggio in Terra Santa. Durante il viaggio, in Egitto, la zia morì di febbre malarica e lui decise di continuare da solo verso la Palestina dove si fermò per alcuni anni.
Nel 1948 raggiunse la Giordania assieme ai profughi Palestinesi, si stabilì ad Amman dove per un periodo fece lavoretti saltuari. L’idea della vendita di noccioline gli venne notando che in città molti erano gli ambulanti che con i loro carretti colmi dei frutti girovagavano per le vie in cerca di acquirenti, ma nessuno era fisso ne tanto meno provvedeva da se alla tostatura.
Con un piccolo prestito acquistò il tostatore,il carbone e una scorta di noccioline “crude” ( vengono così definite popolarmente quelle non tostate ). Scelse una strada centrale, la via degli orafi, proprio al suo inizio, li si forma una piccola piazzetta giusta per farci stare l’attività e non ingombrare il passaggio. Inizia così negli anni cinquanta la vendita di “noccioline tostate e sempre calde in ogni stagione” sarà il suo motto per gli anni a venire.
La Regina Rania si fece fotografare con Omar durante il suo lavoro, quando decise di lanciare su Twitter una maratona che desse la possibilità a tanti di esprimere un giudizio sulle cinquanta cose più rappresentative di Amman. A sorpresa, “il venditore di noccioline” balzò in cima alle preferenze e i turisti, perché gli abitanti lo conoscevano già , venivano a stringergli la mano e facevano a gara per comprare le sue “noccioline” da gustare e come souvenir (testimonianza personale).
Omar è morto in seguito ai postumi di un incidente avvenuto proprio mentre stava lavorando, un auto facendo retromarcia lo buttò a terra causandogli la frattura dei femori e del bacino. Al suo posto oggi c’è il figlio Ahmad. Lui è più moderno, se vi recherete ad Amman fatevi portare in King Faisal Street o se preferite alla via degli orafi, vedrete un giovane in maglietta gialla con serigrafato il logo dell’attività “بيع الفلستق , il venditore di noccioline ” lui infatti non grida più come faceva suo papà , ma sicuramente vi offrirà un sorriso e un momento di profumi antichi indimenticabili.
Graziella Adwan

NAKBA storia di una famiglia

Iniziamo con un po’ di storia così da capire le basi che hanno portato all’attuale situazione dei profughi palestinesi.
1917- la dichiarazione Balfour , niente è che una lettera inviata dall’allora ministro degli Esteri britannico a Lord Rothschild, rappresentante della comunità ebraica in Inghilterra e componente del movimento sionista. In questo documento, l’inglese afferma che il Governo britannico di sua Maestà è favorevole alla creazione di un focolare ( così è la traduzione) ebraico all’interno della Palestina, è evidente che nella lettera non si è mai fatto accenno alla parola “Stato ebraico”. Tra il 1922 e il 1939 i britannici danno il via all’immigrazione ebraica in Palestina, tanto che viene costituita la prima amministrazione ,Yishuv , ebrea nei territori occupati. Questo sarà il seme del futuro stato di Israele.
Intanto in Europa imperversava la seconda guerra mondiale e per sfuggire all’Olocausto,centinaia di migliaia di Ebrei andarono in Palestina, tanto che nel 1948 sarà necessario l’esodo forzato di circa 700.000 palestinesi dalle proprie terre, per fare spazio al neonato stato di Israele. Questa è la Nakba ( dall’arabo catastrofe, distruzione ) ed è ricordata ogni anno al 15 maggio, giorno in cui vennero forzati a sfollare i palestinesi che vivevano nelle terre del nuovo stato.

14 maggio 1948, le bande terroristiche che provenivano dall’Europa imperversavano nei territori occupati, massacrando e distruggendo interi villaggi così da convincere l’intera popolazione a lasciare le terre. Mohammed e Fatima vivevano in uno di questi villaggi, Al Borj, così chiamato per la presenza di una torre romana sulla sua collina. Mohammed era un aiuto panettiere presso un forno di Jaffa, Fatima aveva già due figlie a cui accudire Raissa e Roqaia,il loro matrimonio era come quello di tanti a quei tempi, la famiglia aveva deciso per loro, i due cugini diventarono sposi pur avendo circa quindici anni di differenza. Mohammed aveva un buon lavoro e a breve avrebbe potuto aprire un forno tutto suo, era figlio unico e orfano,godeva del rispetto di tutta la famiglia, per questo i genitori di Fatima videro nel nipote ” l’uomo adatto per la figlia”. La casa che Mohammed aveva regalato alla moglie non era molto grande, ma in futuro avrebbero potuto aggiungere piani per accogliere le famiglie dei loro figli e poi c’era un bellissimo giardino in cui piantò un ulivo, sarebbe cresciuto con la famiglia.
Gli eventi della loro vita precipitarono di giorno in giorno, arrivavano continuamente persone sconosciute a chiedere loro di vendergli la casa, un giorno non fu una richiesta, ma un imperativo, dovevano lasciare la loro abitazione e la terra, il nuovo Stato non permetteva ai natii del posto di possedere beni immobili, ne di viverci o lavorare. Ai due sposi non restò altro da fare che prendere le loro figlie e il poco che avevano ed andarsene.
15 maggio 1948, Mohammed e Fatima uscirono dalla loro casa e si aggregarono con le due figlie, alla lunga coda di sfollati che si dirigevano verso altri villaggi non prima però di aver preso la chiave della loro casa, sarà per tutta la vita il simbolo del ritorno .
Andarono nel villaggio di Saffa in provincia di Ramallah dove viveva una zia di Mohammed . Una disgrazia si abbatté sulla famiglia e le due bimbe morirono per dissenteria, la disperazione di Fatima venne sedata dall’arrivo di un figlio, Musa e nel frattempo Mohammed andò a lavorare in un forno di Amman in Giordania, perché in quella parte di Palestina non c’era lavoro. La vita nel villaggio di Saffa era difficile , i due sposi dovettero affittare una casa perché arrivò un altro figlio, Said e poi Mohammed era sempre via per poter lavorare, da qui la decisione di trasferirsi ad Amman. Per un breve periodo affittarono una casa finché ne venne data loro una dall’UNRWA cioè l’agenzia delle Nazioni Unite che provvede ai rifugiati palestinesi, si trattava di una stanza con annesso un pezzo di terra dove Mohammed costruì immediatamente un gabinetto, non era uomo da dividere la sua privacy con altri,tanto meno il WC. Ora la vita sembrava avere una ragione, da questo momento nessuno della sua famiglia avrebbe fatto più la fame. Con gli anni arrivarono altri otto figli e Mohammed poté comprarsi il suo forno e poi anche un terreno dove costrui una casa,una degna del nome,con quattro camere, la cucina e il bagno.
Oggi la famiglia vive ancora in questa casa, adesso è grande, ci sono altri due piani, tre dei figli ci vivono con le rispettive famiglie, altri due hanno preferito comprarsi case diverse e Musa il più grande che ha studiato medicina in Italia è ancora li. Uno dei figli , Said, purtroppo non c’è più se lo è preso il massacro di “settembre nero” cadde sotto i colpi dell’esercito Giordano che voleva espugnare il gruppo ribelle dei Fedayn, fu sotterrato in una fossa comune,nessuno ne seppe più nulla, solo la testimonianza di uno zio presente alla carneficina disse di averlo visto morto. Lui che non centrava nulla, stava lavorando, faceva il meccanico.
Questa è la storia della famiglia di mio marito Musa, gli avvenimenti mi sono stati raccontati direttamente da lui e dalla sua famiglia, Mohammed mio suocero morì nel 2008 all’età di 92 anni e fino alla fine ho visto in lui un uomo pieno di orgoglio per aver dato una vita più che dignitosa alla sua famiglia. Siamo riusciti nel 1999 a riportarli al loro paese come turisti, hanno rivisto la loro casa, ora abitata da coloni ebrei,e hanno potuto pregare nella moschea della Cupola della Roccia, un nostro regalo a due persone straordinarie.
Graziella Adwan

L’ALFABETO ARABO

L’alfabeto arabo è composto da :
– 28 consonanti
– 3 segni vocalici scritti sopra e sotto le consonanti, dette vocali brevi
– 2 segni ortografici scritti sopra le consonanti

LA SCRITTURA PROCEDE DA DESTRA VERSO SINISTRA. كتابة العائدات من اليمين إلى اليسار

ALFABETO
أ A
ب B di bocca
ت T di topo
ث Th di thing
ج G di Gino
ح H molto aspirata di hello
خ Ch del tedesco ich
د D di domanda
ذ Dh di that
ر R di rana
ز S di rosa
س S di sole
ش Sc di scimmia
ص S sorda velare enfatica
ض D sonora velare enfatica
ط T sorda velare enfatica
ظ Dh sonora velare enfatica
ع è un suono difficile consiste in un passaggio sonoro faringeo (aen)
غ G vibrata come la “R” francese
ف F di fabbrica
ق Q di quadro pronunciata profondamente
ك C di casa
ل L di lucciole
م M di mano
ن N di naso
ه H leggermente aspirata di honey
و U di uomo
ي I di ieri

I tre segni vocalici, che vi anticipo non troverete mai scritti, se non nei testi scolastici per le elementari o sul Sacro Corano, sono:
Sopra le consonanti: (a) اَ (u) اُ
Sotto le consonanti: (i) اِ vi ho fatto l’esempio usando la alef perché mi sembra più facile da comprendere.

Mansaf o riso con yogurt

È il tipico piatto che vi verrà offerto dai Beduini nel deserto. Oggi lo potete gustare nei migliori ristoranti Giordani e in famiglia nelle giornate di festa.
Lo yogurt utilizzato non è quello da noi conosciuto, ma bensì prodotto con latte di capra salato e seccato, dal gusto decisamente caprino, viene diluito nello yogurt normale o nel latte.
Per facilitare la ricetta potete usare lo yogurt di capra, reperibile in tutti i supermercati e diluirlo con yogurt normale, se non vi dispiace il gusto potete usarlo interamente di capra.

LA RICETTA
per 8 persone
400 gr di riso ribe o jasmine ( deve essere a chicchi piccoli o medi )
1 kg di carne di montone o pollo ( se siete vegetariani niente carne, ma carciofi o cavolfiori trattati come la carne )
Yogurt 2 litri
Latte 1 litro
2 cipolle
2 bustine di zafferano
Ghee o a scelta margarina
Prezzemolo o coriandolo per la guarnizione
Pinoli o mandorle per la guarnizione
Pane tipo carta musica 4/5 sfoglie
Iniziate con soffriggere la carne o le verdure con le cipolle e il ghee o la margarina, salate e pepate a piacere, continuate ad aggiungere acqua o brodo fino a cottura, circa 2 ore per il montone molto meno per il pollo e le verdure, a vostro gusto di cottura.
Se avete la fortuna di possedere lo yogurt di capra disidratato, dovete romperlo con un martello, metterlo nel latte e farlo cuocere per circa 20 minuti.
Con lo yogurt di capra usate 6 vasetti diluiti in circa 1 litro di latte, con quello normale io vi consiglio di diluire su un litro di yogurt un paio di bicchieri di latte, portate ad ebollizione e aggiustate di sale e pepe.
Tritate il prezzemolo e fatte soffriggere i pinoli con poco olio.
Far cuocere il riso come un pilaf in cui aggiungerete lo zafferano.
Ora non resta che impiattare :
prendete le sfoglie di carta musica e adagiatele su di un capiente piatto da portata, meglio se rotondo con bordi alti, versateci sopra un po’ dello yogurt cotto, mettete il riso e con un mestolo irrorate con dello yogurt,Il restante mettetelo in tazze che lascerete sulla tavola per continuare a bagnare le porzioni di riso.
Sopra al riso adagiate la carne o la verdura ed infine i pinoli e il prezzemolo.
Buon appetito!

Un matrimonio ” complicato “

Nell’ultimo viaggio che ho fatto in Giordania, ho avuto l’onore di poter essere presente durante una “trattativa di matrimonio”, anticipo subito senza esito positivo, ma proprio per questo ho deciso di analizzare questa usanza, ancora ben radicata nella società araba, in tutte le classi sociali.
Inizio con il dire che la vita sociale fra uomini e donne è separata ad ogni età a partire dall’inizio della pubertà . È infatti in questo periodo che bambini e bambine che prima giocavano assieme vengono separati, le ragazze generalmente, iniziano a coprirsi i capelli e diventano così proibite ai maschi anche di casa , perché è concesso il matrimonio fra cugini primi. Quasi sempre le famiglie di tipo patriarcale vivono con tutti i figli sotto un unico tetto, da qui la necessità di separare i due generi.
Inizia poi il periodo della scuola superiore e dell’università, qui ragazzi e ragazze si conoscono, si frequentano,ma mai da soli . È proprio in questo periodo che le famiglie delle ragazze iniziano ad informarsi sulla presenza di ragazzi scapoli da sposare, per contro le famiglie dei maschi che hanno finito gli studi, si sono ” divertiti” per alcuni anni e hanno infine un lavoro, si prodigano a far conoscere a più persone le doti dei figli, così da essere presi in considerazione dalle famiglie delle femmine.
Entriamo nel dettaglio di come avviene “la trattativa” :
Chiamerò la ragazza con un nome di fantasia: Fatima.
Se i due ragazzi non si conoscono, sarà premura delle famiglie, che per vie traverse vengono a conoscenza di un bravo ragazzo e di una ragazza per bene, farli incontrare. Sono sempre le donne di famiglia, se ci sono le sorelle altrimenti zie, cognate, cugine, a gestire tutti gli incontri, perché saranno più di uno.
Il primo incontro, quello a cui ho assistito e avvenuto tra Fatima e sua madre Marta con le due donne della famiglia del ragazzo, le sue sorelle, con lo scopo di far vedere Fatima ed escludere difetti fisici, mi raccontavano le donne che una volta venivano eseguiti piccoli test per assicurarsi ad esempio che la futura sposa non fosse cieca: facevano cadere un fazzoletto per terra, per vedere se lo avesse raccolto oppure offrivano loro un pistacchio per vedere se si fosse accorta o no del guscio. L’incontro è avvenuto in casa di Fatima, abbiamo passato la mattinata a preparare dolci e bevande da offrire alle due sorelle di Samir, il pretendente. Fatima si è vestita a festa, ha messo i gioielli più belli e siamo andate dalla parrucchiera, essendo un incontro fra donne non è necessario coprirsi i capelli. Nella stanza più bella della casa abbiamo ricevuto le due donne. Il primo impatto con Anna e Sara è stato complicato , non si aspettavano la presenza di una straniera, per di più di famiglia e non musulmana, io infatti sono la moglie dello zio di Fatima, il più vecchio dei fratelli e come tale godo di alcuni privilegi che le altre cognate non hanno, ad esempio quello di consigliare Fatima sulla sua scelta. Passato l’imbarazzo Anna e Sara si sono rivelate due piacevoli oratrici, con notevoli doti poetiche, infatti i loro discorsi erano veri panegirici a favore del fratello. Samir possiede assieme al padre, la madre è morta da molti anni, un negozio di mobili, è diplomato e non ha mai voluto conoscere altre ragazze, questo dovrebbe essere un punto a suo favore, è un bravo ragazzo senza grilli per la testa e rispetta le donne, anche questo dovrebbe essere un punto a suo favore perché vuol dire che non sposerà altre donne assieme a Fatima, visto che l’Islam ne permette quattro. Noto subito che Fatima non è convinta, con gli occhi mi fa capire che non è interessata a conoscere Samir. Dopo un paio di ore, un tè accompagnato da salatini, una spremuta con i dolci preparati nella mattinata ed un caffè , tutto in questa sequenza, le due donne se ne sono andate chiedendomi di intercedere con la ragazza, avevo guadagnato la loro stima.
Arriva il ” no” di Fatima: ” hai visto! Sara aveva i pantaloni scuciti e non è andata dal parrucchiere, come potrà essere il loro fratello se non uguale?” Marta, sua madre, mi guarda e poi dice a Fatima : ” non sei obbligata, ma devi comunque conoscerlo!”. Questo vuol dire che almeno il secondo incontro dovrà esserci, Fatima e Samir dovranno almeno conoscersi.
Il secondo incontro è avvenuto in un giorno che io non ero in casa, per mia scelta, avevo capito che la mia presenza rendeva Fatima più ribelle, non volevo essere dannosa, la scelta dovrà essere solo sua.
I due ragazzi si sono conosciuti, ma l’esito non è variato. Questo matrimonio non si farà !
Sono rimasta affascinata ed allo stesso tempo indignata di questa usanza che come ho anticipato è radicata in tutti i ceti sociali, anche quando i due futuri sposi si conoscono già prima dell’incontro famigliare. È accettata e voluta da tutte le ragazze, si sentono, a detta di Fatima : ” al centro dell’attenzione “, non potrebbero decidere diversamente il loro matrimonio.
Mia nonna mi raccontava storie simili, un tempo anche nel nostro mondo le ragazze non potevano vedere i ragazzi da sole ed era normale che venisse chiesta la loro mano tramite intercessione intra ed extra famigliare. Tempi passati, noi ne li abbiamo vissuti, ne li ricordiamo, non ne parlano i libri di storia, sono solo racconti narrati dai più anziani, quasi senza verità.
Graziella