CIAO MARGHERITA

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Ciao Margherita,
Ora tu sai la ” verità “, peccato non poter sentire le tue esclamazioni…però se ascolto bene…forse…qualcosa sento o almeno immagino.
Mi piace ricordarti con una delle tue frasi, per me, più belle.
Grazie per aver difeso fino all’ ultimo l’ altra parte del regno, le donne e tutti i bisognosi indifferentemente.

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Un ladro voleva derubare la casa di Giuha, perciò andò da lui nel cuore della notte e si arrampicò sul tetto della casa.

Giuha dormiva accanto a sua moglie quando sentì il rumore dei passi di un ladro, si svegliò e svegliò sua moglie . . .

Giuha bisbigliò alla moglie: ” Deve esserci un ladro sul tetto della nostra casa”

Giuha rifletté un po’ e disse: ” Fai ciò che sto per dirti . . . io fingerò di dormire, tu svegliami chiedendo ad alta voce: “Giuha, Che cosa è tutto questo denaro? ”

Sua moglie fece ciò che gli aveva detto domandando ad alta voce: ” Giuha, Giuha, che cosa è tutto questo denaro? Dove hai raccolto tutti questi soldi? E quando? ”

Giuha rispose adirato: ” Mi svegli dal sonno a questa ora tarda per chiedermi da dove proviene questa ricchezza?

La moglie disse: “Non riesco ad avere pazienza, Giuha, informami a proposito di questa grande ricchezza”.

Giuha disse: “Quando ero giovane scassinavo le abitazioni”.

La moglie disse: “Tutta questa ricchezza viene dalle irruzioni nelle case? Non ti credo”.

Giuha rispose: “Moglie, se ti confidassi il segreto di questa storia, non mi crederesti”.

La moglie disse: “Su raccontami Giuha!”.

Giuha disse: ” Te lo dirò, ma questa faccenda è un segreto, e se dovesse saperlo un ladro ruberebbe tutto ciò che possediamo”.

disse la moglie: “Giuha, desidero ascoltarla” .

Giuha disse: “Salivo sui tetti delle case e osservavo il cielo, se la luna non c’era l’aspettavo”.

“Che cosa c’entra la luna con questo?” domandò la moglie interrompendolo.

Giuha rispose: “Allo spuntare della luna mi appendevo alla luce che usciva dal lucernario della casa e dicevo “shùlum bulum” sette volte “.

“Oh Giuha, e dopo cosa succedeva? ” chiese la moglie.

Giuha rispose: “Abbracciavo forte la luce e mi calavo senza una corda, caricavo ciò che potevo e poi risalivo senza che nessuno della famiglia della casa se ne accorgesse”.

Quando il ladro sentì queste parole si disse allegro: ” Si tratta di un gran bottino! Davvero è una notte di felicità, come sei sciocco Giuha! Perderai tutto ciò che possiedi”.

Il ladro osservò il cielo e quando apparve la luce della luna verso il lucernario della casa di Giuha, l’abbracciò dicendo “Shùlum bulum” sette volte, poi si lasciò cadere dall’alto della casa.

Precipitò sul terreno del lucernario, si ruppe le costole, si alzò curvandosi e gridando dal dolore; Giuha si precipitò verso di lui, gridando alla moglie di accendere una candela prima che il ladro scappasse.

Il ladro sofferente disse a Giuha: “Giuha, da chi diamine hai imparato questo metodo grandioso? Ed io con questa stupida mentalità (ragionamento) non potrò scappare”.

GIUHA E QUANDO SI VUOLE ACCONTENTARE TUTTI ( 5 racconto )

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Il figlio di Giuha era sempre preoccupato del giudizio della gente e non voleva far nulla che non incontrasse l’approvazione degli altri, così suo padre decise di insegnargli che accontentare tutti è impossibile.
Prese il suo asino, vi salì sopra e disse a suo figlio di seguirlo a piedi. Passarono vicino ad un gruppo di donne, che cominciarono a borbottare contro di loro e una disse: – Che razza di uomo sei, hai il cuore di pietra? Tu cavalchi l’asino e quel povero ragazzo ti segue a piedi…! Allora Giuha fece salire suo figlio sull’asino e si mise ad andare a piedi dietro di lui.

Dopo un po’, incontrarono un gruppo di anziani che li guardarono con disapprovazione, pensando che non era questo il modo di educare i figli e dissero a Giuha: – Ma come, alla tua età vai a piedi e lasci che il tuo giovane figlio cavalchi l’asino? È così che si insegna il rispetto delle persone anziane?

Giuha guardò suo figlio e disse: – Hai sentito? Forse è meglio che cavalchiamo l’asino assieme-, e si avviarono nuovamente.

Passarono vicino ad un gruppo di amici di Giuha, che non riuscirono ad esimersi dall’esclamare: – Non vi vergognate? Come fate a cavalcare in due quella povera bestia, se insieme pesate più di lei? Così Giuha disse a suo figlio: – Scendiamo dall’asino e andiamo a piedi tutti e due, così non si arrabbieranno più con noi né le donne, né gli anziani, né i miei amici.

La scenetta, a quel punto, era esilarante: due uomini che seguono a piedi, quasi con reverenza, un asino che trotterella veloce e libero di ogni carico.
Un gruppo di ragazzi scoppiò a ridere: – Perchè fargli fare la fatica di camminare, povero asino? Non è meglio, a questo punto, che lo trasportiate voi?

Allora Giuha prese un grosso ramo di albero e vi legò l’asino, poi mise un’estremità del ramo sulle sue spalle e l’altra sulle spalle del figlio e così trasportarono l’asino.

La gente li vide e si radunò intorno a loro ridendo, finchè non arrivò la polizia, che prese Giuha e suo figlio e li portò al manicomio.
Quando furono lì Giuha guardò suo figlio e disse: – Hai visto dove si finisce, quando si vuole accontentare tutti?

Tratta dal testo “La camicia di Giuha” di Kamal Attia Atta, edizioni EMI 1997.

SIREEN KHUDIRI

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Sireen Khudiri è residente a Tubas ( piccola cittadina in Palestina, a nord est nella West Bank e a pochi kilometri dal fiume Giordano , occupata da Israele ), è una insegnante elementare di inglese, è una blogger, ma soprattutto è una mia amica.

Il 14 maggio 2013, finora la notizia non è stata fatta trapelare, è stata arrestata dalla polizia israeliana perché accusata di aver aperto un account Facebook a scopo diffamatorio nei confronti di Israele.

Sireen ha 24 anni e da tre lavora nell’ International Compaign of Jordan Valley con ruolo di insegnante elementare di inglese, quindi tutti i giorni, come migliaia di palestinesi deve passare per gli innumerevoli chekpoint israeliani per andare a lavorare.

La sera del 14 maggio scorso, mentre era ferma al chekpoint sulla strada tra Nablus e Tubas, dopo innumerevoli questioni sui suoi documenti che all’improvviso non erano più a norma, viene arrestata, assieme a lei la collega che godeva di un passaggio a casa.
Nella stessa notte un raid militare fa irruzione nella sua abitazione, il padre di Sireen mi racconta che sono stati fatti uscire di casa, senza potersi vestire, mentre i soldati mettevano sottosopra l’abitazione, senza nulla trovare.

Ad un mese di distanza l’ abitazione è ancora sequestrata e Sireen è detenuta presso il carcere di Eichel senza che nessuno, ne famigliari, ne organizzazioni umanitarie, abbiano potuto vederla.

La sua pagina Facebook ad oggi è attiva e il fratello ne tiene aggiornato il profilo https://www.facebook.com/Welcome.toOo.Palestine.

Graziella Adwan

I BAMBINI PALESTINESI TORTURATI E VIOLENTATI

La colpa di questi bimbi? aver lanciato sassi contro i blindati dei soldati.
Un dossier a dir poco shock è stato diffuso in queste ore dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nel dossier in questione, si legge che dal 2000 ad oggi più di 7000 bambini palestinesi sono stati torturati, picchiati e talvolta anche violentati da parte delle Forze dell’Ordine israeliane.
Migliaia i bambini che sono stati processati e rinchiusi in carcere, in un regime di totale isolamento. Insomma, una situazione davvero disumana e a dir poco vergognosa, di fronte alla quale il mondo intero non può restare in silenzio.
Spesso, questi bambini venivano strappati dalle loro famiglie senza alcun tipo di avviso e rinchiusi o in carcere oppure in centri “di riabilitazione”. E la cosa più grave è che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di bambini adolscenti, che non avevano ancora raggiunto la maggiore età.
Nel dossier viene spiegato proprio come questi bambini abbiano subito innumerevoli violenze non solo fisiche ma anche psicologiche: trattati come dei veri e propri animali, venivano brutalmente picchiati al momento dell’arresto.
Ma la violenza della Polizia israeliana non si è fermata qui: spesso, infatti, questi bimbi venivano richiusi in carcere e non veniva dato loro nè acqua nè pane. Lasciati morire di fame per giorni e giorni, senza che nessuno intervenisse. Ad ammettere tutto ciò, sono stati degli ex soldati israeliani.
Dal 2002 ad oggi, sono stati circa 7000 i bambini torturati in questo modo così subdolo: la media è di circa 2 bambini al giorno. La maggior parte dei bambini hanno un età compresa tra i 12 e i 17 anni, ma ci sono anche minori di età compresa tra i 9 e gli 11 anni.
L’accusa mossa contro questi bambini? La maggior parte di loro venivano fermati con l’accusa di aver lanciato pietre ai blindati dell’esercito israeliano o ai coloni.

Questo articolo l’ho preso da signoraggio.it ed ho scelto di lasciarlo integrale perché spiega tutto molto bene senza aggiunte od omissioni.

Fonte: http://officialchetelodicoafare.altervista.org/israele-ha-torturato-e-violentato-7000-bambini-palestinesi/