Gli alimenti per la prevenzione del cancro

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Se seguissimo le raccomandazioni degli organismi internazionali e dei centri di ricerca, più della metà dei tumori maligni potrebbero essere evitati. Un corretto stile di vita, basato su tre punti cardine (no al fumo, regolare attività fisica, dieta varia e sana) costituisce ancora oggi la principale arma di prevenzione del cancro. Occhio quindi alle abitudini alimentari, che secondo le statistiche sono all’origine di 1/3 dei tumori.

Se alcuni comportamenti favoriscono lo sviluppo delle sostanze cancerogene (ad esempio la cottura delle carni ad alte temperature) è anche vero però che alcuni alimenti, in prima battuta i prodotti ortofrutticoli aiutano a tenere alla larga il male.

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LICENZIATA

Un licenziamento significativo

FONTE

Testo di Angelo Bavaro

La mia amica Dott.ssa Michela De Petris mi ha chiesto di diffondere questo importante accadimento:

Mercoledì 5 marzo a “Le Iene” su Italia1 è andato in onda un interessante servizio tutto documentato su come un signore malato di tumore sia riuscito a bloccare la malattia grazie anche all’introduzione di una alimentazione vegana, in gran parte crudista. Michela, dott.ssa sia privata ma anche specialista al San Raffaele di Milano, ha dato la sua disponibilità a spiegare alle telecamere in che modo tutti i suoi pazienti siano riusciti a trarne tanto beneficio. Consiglio di vedere il servizio. Il giorno dopo ha iniziato a ricevere migliaia di chiamate da tutta Italia a cui lei sta cercando di dare risposte, perché è una persona eticamente corretta.
L’ho incontrata oggi e mi ha detto che ieri il suo primario del S.Raffaele l’ha chiamata e l’ha licenziata in tronco.

Lei mi ha spiegato che il suo ospedale prende molti soldi dalle cure farmacologiche che danno ai pazienti malati di tumore e quindi, per interessi prettamente economici, il suo intervento ha danneggiato la struttura.
Capite? Se ne fottono della salute dei pazienti!

Ebbene, Michela, che è una grande professionista, guardandomi negli occhi mi ha detto che lo rifarebbe altre cento volte, perché è molto più importante informare le persone piuttosto che lasciarle all’oscuro di certe cose così importanti solo per interessi economici.

Se volete, aiutatemi a diffondere la notizia.image
Queste sono esattamente le parole di Michela, quindi non è una mia interpretazione. Lei stessa mi ha chiesto di aiutarla a diffondere la verità al fine di aiutarci.

Grande stima da parte mia, cara Michela.

Illuminiamo le tenebre di Gaza…

Abuna Mario

Batterie di Gaza

Durante la nostra ultima visita alla parrocchia di Gaza, insieme agli amici dell’Unitalsi, mentre eravamo in canonica alle h.18 in punto ci siamo ritrovati al buio per qualche minuto perché la corrente era stata staccata. Abuna Mario (quello brasiliano) ha acceso la luce del telefonino e si è incamminato fuori per far partire una batteria che avrebbe riportato la luce nella casa. Ed ha iniziato a raccontarci delle difficoltà delle nostre famiglie per questa situazione di mancanza di elettricità soprattutto durante la sera quando le tenebre calano su Gaza e tutto piomba nel buio totale. E non solo ci ha raccontato ma ci ha anche portato a vedere e toccare con mano la situazione. Armati del telefonino ci siamo incamminati lungo le strade della città illuminate solo dai fari delle automobili per andare a trovare due famiglie. Arrivati a casa di Um George, abbiamo iniziato a bussare e a chiamare…

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DIVIDI ET IMPERA

imagedi Amjad Iraqi *

Roma, 1 marzo 2014, Nena News – Tel Aviv, 1 marzo 2014, Nena News – La Knesset questa settimana ha promulgato una nuova legge che distingue legalmente in Israele i cittadini cristiani da quelli musulmani in materia di opportunità di lavoro . Anche se la norma non avrà un impatto significativo in sé, ci si aspetta l’introduzione di ulteriori disegni di legge volti a enfatizzare questa distinzione. Il membro della Knesset dietro il disegno di legge , Yariv Levin ( Likud – Beiteinu ), ritiene che tali misure di promozione della divisione dei cittadini palestinesi di Israele consentiranno allo Stato di utilizzare la comunità cristiana come “contrappeso ai musulmani che vogliono distruggere il paese dall’interno”.

Il processo che sta dietro la promulgazione della legge caratterizza la natura assurda e antidemocratica del trattamento da parte del governo israeliano dei suoi cittadini palestinesi. La legge , scritta e approvata unicamente dai partiti della destra ebraica, si basa sulla convinzione fantastica del parlamentare Levin che il cristianesimo, un’identità religiosa, non abbia alcuna compatibilità con l’essere arabo, un’identità etnico-culturale . Inoltre, pur essendo un problema che li riguarda direttamente , la legislazione ha continuato a essere disegnata senza il consenso dei leader palestinesi, degli intellettuali o dell’opinione pubblica – gran parte della quale è cristiana – per capire se erano d’accordo con la sua bizzarra premessa.

La cosa che colpisce di più della legge, tuttavia, è come i suoi obiettivi siano palesemente coloniali. Essa mira a replicare una tattica classica applicata dai dominatori coloniali in Africa , Medio Oriente e in altre regioni per separare le popolazioni locali in base alla loro setta, etnia o altra identità . Queste differenziazioni sono state sfruttate per guadagnare alleati nativi, agitare le rivalità locali per obiettivi strategici o proiettare un’ideologia basata sulla razza dello Stato. La Gran Bretagna l’ha usata in Iraq, la Francia in Algeria, il Belgio in Ruanda, come ha fatto il regime dell’apartheid in Sud Africa, solo per citarne alcuni.

La storia dimostra che queste politiche marchiano le popolazioni colpite con i loro lasciti politici, sociali ed economici gravi. Ma mentre noi guardiamo indietro a questi programmi coloniali come fonte di molti dei conflitti odierni e di diseguaglianze sociali, Israele sembra essere appassionata al loro rilancio . A fronte di richieste palestinesi per l’uguaglianza e la responsabilità contro la discriminazione di Stato, il governo sta adottando misure sempre più severe per indebolire la “minaccia” delle comunità non ebraiche all’ordine etnico. Dopo una marea di restrizioni legislative sui diritti dei cittadini palestinesi, i Parlamentari di destra si sono ora mossi per creare classi settarie separate e rompere l’identità collettiva della minoranza palestinese.

Questa strategia del “divide et impera” dei cittadini palestinesi non è un fenomeno nuovo in Israele, ed è stata infatti una politica attiva dello Stato dal 1948 (leggi “Arabi buoni” di Hillel Cohen per un’introduzione). Ma questa è la prima volta che è stato avviato un tale sforzo concertato per trasformare questa politica in legge ufficiale. Con il crescente incitamento degli alti funzionari israeliani (vedi le recenti dichiarazioni del ministro dell’Economia, Naftali Bennett e del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman), i cittadini arabi stanno affrontando un’ondata senza precedenti di attacchi non solo ai loro diritti di cittadini, ma contro il tessuto stesso della loro identità. Organizzazioni palestinesi hanno giustamente condannato “le motivazioni politiche coloniali” dietro la legge e avvertito che “prefigurano l’emanazione di normative più razziste”.

Il danno provocato da queste leggi settarie potrebbe aver meno a che fare con i loro effetti sui cittadini palestinesi, che le hanno respinte in blocco, ma più con il vanificare l’idea secondo cui la cittadinanza israeliana protegge i palestinesi dalla concezione di maggioranza ebraica. Invece di promuovere l’uguaglianza e una cittadinanza che non si basa sull’appartenenza razziale, lo Stato ha dimostrato che è pronto a sospendere tutti i principi e i processi democratici, al fine di mantenere la sua visione discriminatoria della società . E non è meno allarmante che estremisti politici ebraici possano avere l’arroganza, per non parlare del potere, di decidere l’identità dei non-ebrei nel paese e dividerli in categorie giuridiche distinte. La risposta a questa iniziativa pericolosa è quindi non solo chiedere l’immediata cancellazione di questa legge più recente, ma anche condannare la cultura politica israeliana che consente e incoraggia tale legislazione coloniale e razzista nell’interesse della difesa dello “Stato ebraico”. Le identità dovrebbero essere accolte sotto una visione multiculturale dello stato e della società, non dovrebbero essere fattori determinanti per stabilire fino a che punto una persona può avere propri diritti. Nena News.

Amjad Iraqi è un coordinatore internazionale di Adalah – Il Centro Legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele. I pareri in questo articolo sono dell’autore e non rappresentano le opinioni di Adalah

* Questo articolo è stato pubblicato il 28 febbraio 2014 sulla rivista israeliana on line +972 al seguente link http://972mag.com/law-dividing-christians-muslims-is-a-classic-colonial-tactic/87800/

La traduzione è a cura della redazione di Nena News.

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ARTICOLO ORIGINALE

http://972mag.com/law-dividing-christians-muslims-is-a-classic-colonial-tactic/87800/

By +972 Blog|Published February 28, 2014
Law dividing Christians, Muslims is a classic colonial tactic

Instead of promoting equality and the non-racialization of citizenship in Israel, right-wing MKs are adopting a classic colonial law to weaken the non-Jewish community’s ‘threat’ to the country’s ethnic order.

By Amjad Iraqi