Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 3.200 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 53 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

IL PANGRASSO

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Il pangrasso

Il pangrasso

imageimageimage“Mentre ricordiamo i tempi passati, il microfonino mi avverte di una nuova chiamata. È mia madre che ci ricorda l’ora di pranzo.
Il pangrasso che ha cucinato troneggia in mezzo al tavolo. Si tratta di un arrosto preparato con il pane avanzato e tutte le verdure che sono arrivate dalla Terra, mischiate al fungo-peperone, un vegetale che cresce nelle miniere di sale e di cui gli abitanti di Gaia sono davvero ghiotti. Secondo i racconti dei primi abitanti del pianeta, quando lo scoprirono e lo assaggiarono, si ricordarono del gusto che avevano i funghi che crescevano ai piedi degli alberi terrestri, ma con la strana forma di un peperone, da cui il nome. Insomma, tutti questi ingredienti vengono amalgamati tra loro e tenuti insieme dal vino cotto delle Valli Sonanti, una specie di colla dolciastra, e poi messo in forno per ore.”

Estratto del libro di: Simeone Graziella. “Gli altri di Gaia”.
Il materiale è protetto da copyright.

Con questo estratto letterario vi ho spiegato cos’è il PANGRASSO, se leggerete il mio romanzo capirete a fondo la motivazione di questo piatto.

Da giorni studio come impostare la ricetta, di per sè molto semplice, ma che, come potete immaginare, contiene alimenti non reperibili, almeno sul pianeta Terra…

Il vino cotto delle Valli Sonanti (vi invito alla lettura del libro, da fine gennaio 2015 per comprenderne il significato), l’ho sostituito con il Vinchef, reperibile in tutti i supermercati.

Il fungo-peperone beh…qui sostituzione non esiste quindi, ho semplicemente mischiato funghi (champignon) con peperoni dolci nani messicani. Perché questa scelta? Sono particolarmente dolci e non viene via la pelle (nulla vieta di utilizzare peperoni comuni).

Fatti questi piccoli cambiamenti, per altro forzati, questa ricetta ha tutto il sapore natalizio, si presta bene sia come antipasto che come primo, ma anche come secondo o piatto unico, dipenderà dalle dosi che metterete nei piatti. Personalmente l’ho proposta come piatto unico, accompagnato da un contorno di funghi, quelli che mi sono avanzati, con peperoni e cipolline, ma anche una magnifica insalata non starebbe male.

Prendetevi almeno tre ore di tempo, comprese di riposo in frigorifero.

Tenete a portata di mano della farina tipo 0 e del pane grattugiato.

Il primo passaggio che dovrete fare sarà quello di ammollare il pane nel latte, io ho usato quello di mandorle non dolcificato: ho utilizzato una mini forma di pane casereccio del peso di 360 gr che ho tagliato a fette e fatto seccare in forno per circa 15 minuti a 180º. Se voi ce lo avete vecchio, sarà sicuramente meglio. Ho poi tagliato tanti dadini che ho fatto macerare con il latte di mandorle e tre cucchiai del Vinchef per il tempo che ho tritato le verdure. Una raccomandazione, il pane non dovrà essere troppo bagnato, aggiungete latte poco per volta, dovrà risultare morbido, ma non deformato o sciolto…

Ingredienti

1 forma di pane casereccio del peso di circa 360 gr

1 bottiglia di latte di mandorle o quello vegetale che preferite

1 bottiglia di Vinchef di cui utilizzerete circa 100 ml

zucchine, melanzane e peperoni grigliati (se surgelati fate asciugare l’acqua completamente) del peso complessivo di circa 300 gr da cotti

3-4 peperoncini dolci messicani (o quelli che preferite) che lascerete crudi

10 funghi champignon, anche questi li lascerete crudi

175 gr di castagne bollite (se comprate quelle pronte questo è il peso preciso della confezione)

1 fiore, non grosso, di broccolo che farete sbollentare per pochi minuti (circa 200gr da cotto)

1 manciata colma di gherigli di noci  o frutta secca a piacere

1 cucchiaino di zenzero in polvere

1 mezzo cucchiaino di noce moscata

olio evo

sale e pepe

A portata di mano: farina 0, pane grattugiato e il resto del latte per diluire se necessario.

Mentre avete preparato tutti gli ingredienti debitamente tagliati a dadini, il pane ammollato sarà pronto. Con le mani valutatene la consistenza, non dovrà essere troppo bagnato! Sempre con le mani sbriciolatelo ben bene, prendete il resto degli ingredienti e impastate tutto insieme. Regolate di sale e pepe, controllate la consistenza, dovrà risultare come quella delle polpette vegetali, prendendo una pallina di impasto non si dovrà sbriciolare, altrimenti aiutatevi con farina e pane, se troppo liquido oppure con il latte se troppo duro. Chiudete la ciotola in cui avete lavorato gli ingredienti con della pellicola e mettete, almeno per un’ora, in frigorifero a riposare. Questo passaggio serve a compattare gli ingredienti e legarli meglio fra loro.

Se l’impasto vi è riuscito, dovrà sembrare un grosso pane bello compatto. Per evitare che si bricioli in cottura o mentre lo maneggiate, usate, per cuocerlo una tortiera o, come ho fatto io, una pentola in vetro da forno, debitamente rivestita con carta oleata. Adagiato l’impasto cospargetelo con del pane grattugiato, irrorate con olio evo e infornate a 200º per i primi 15 minuti, poi abbassate la temperatura a 180º per due ore in forno statico, un’ ora o poco più se ventilato. Spegnete il forno e lasciate riposare a porta chiusa per 15 minuti poi togliete la teglia e servitelo almeno tre ore dopo. L’ideale? Preparatelo il giorno prima e intiepiditelo prima di servire.

Direttamente dal pianeta Gaia, Buon appetito!!

Raccontare Beirut con le parole dei suoi scrittori

editoriaraba

In quel tempio meraviglioso che è l’Istituto del mondo arabo di Parigi si è tenuto un incontro su Beirut, il Libano e il ruolo della letteratura con tre grandi scrittori libanesi. Paola Rotolo era lì (anche) per editoriaraba e ne ha scritto quanto segue.

di Paola Rotolo

È possibile dire la città di Beirut, stabilire un rapporto privilegiato con essa in quanto scrittori libanesi? Muoveva da questo interrogativo l’incontro tenutosi presso l’Institut du Monde Arabe di Parigi lo scorso 20 novembre, nell’ambito dei “Jeudis de l’IMA”, incontri a carattere politico e culturale a cadenza settimanale.

Foto di P. R. Foto di P. R.

Ad animare il dibattito, a tratti sarcastico verso alcune ingenuità del pubblico, c’erano lo scrittore Jabbour Douaihy (nato a Zgharta, nel nord del Libano, professore di letteratura francese all’Università Libanese di Beirut, autore di Pioggia di giugno e San Giorgio guardava altrove, editi entrambi da Feltrinelli e tradotti…

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