
@@Un racconto tra storia e leggenda@@
Il vento soffiava gelido sulle vele sdrucite del Drakkar, mentre il cielo plumbeo si chiudeva come un sudario sopra il mare del Nord. Le onde si gonfiavano minacciose, e i rematori lottavano con ogni fibra dei loro muscoli per mantenere la rotta. Era il quarto giorno senza sole.
Björn il Nero serrò la mascella. Il suo equipaggio aveva bisogno di terra, di cibo e di una tregua dal gelo che gli spezzava le ossa. Ma il sole, l’unico dio che non mentiva mai, si era nascosto dietro il velo della tempesta. Senza il sole, erano ciechi, persi nel ventre della bestia oceanica.
Fu allora che il vecchio Håkon, l’indovino, si fece avanti. Dal mantello di pelli estrasse un piccolo cristallo lattiginoso. La Pietra del Sole.
Björn lo guardò con sospetto. La nonna gli raccontava storie su quella pietra, una reliquia donata dai giganti di ghiaccio agli uomini di Midgard. Dicevano che bruciasse le dita degli indegni e che nelle mani sbagliate avrebbe portato solo dannazione. Ma Håkon era l’ultimo a temere le leggende.
«Guarda attraverso di essa» sussurrò l’indovino, porgendogliela con mani livide.
Björn prese la pietra, sentendone il freddo innaturale sulla pelle. La sollevò verso il cielo carico di nuvole. E allora accadde.
La luce danzò all’interno del cristallo come se una fiamma invisibile vi fosse imprigionata. Girandola tra le dita, Björn vide due riflessi sovrapporsi, un riverbero dorato nascosto nel grigio. Era il sole, celato agli occhi umani ma non alla pietra.
«A ovest!» ringhiò Björn, indicando la direzione che la luce segreta gli aveva rivelato.
L’equipaggio non osò discutere. La loro fede in Björn era ferrea, e la sua voce era quella di Odino in terra. Raddrizzarono la rotta, tagliando il ventre della tempesta con la sicurezza di chi avanza tra le rune del destino già scritto.
Tre giorni dopo, la terra comparve all’orizzonte.
Non una costa amica, non una baia accogliente. No, ciò che trovarono fu qualcosa che il mondo non avrebbe mai dovuto ricordare.
Scogliere nere come la notte, pietre coperte di rune contorte che nessun uomo avrebbe mai dovuto leggere. Un villaggio senza fumo nei camini, senza gente, ma con porte spalancate nel vuoto di case abbandonate in fretta.
E poi, nel centro del villaggio, l’altare.
Era fatto della stessa pietra del loro sólarsteinn, solo più grande. La sua superficie liscia sembrava sudare luce. E sopra di esso, uno scheletro umano, le orbite vuote rivolte al cielo, le braccia allargate come se avessero voluto trattenere qualcosa che ora era sparito.
«Gli dèi non sono qui» sussurrò Håkon, gettando la Pietra del Sole ai piedi dell’altare.
Il cristallo si spezzò in due con un sibilo. E dal mare, un vento nuovo si levò.
Un vento che non portava promesse. Solo fame.
Quando la tempesta si placò, il Drakkar era scomparso.
I racconti di quella spedizione si persero nel tempo, inghiottiti dalle onde e dalle saghe dimenticate. Ma a volte, quando il sole si cela per troppi giorni e i marinai sussurrano preghiere ai vecchi dèi, c’è chi dice di scorgere nel mare una luce.
Un bagliore lattiginoso, come quello di una pietra spezzata che ancora cerca di guidare coloro che non torneranno mai più.
Grazielladwan (C)

La “Pietra del Sole” dei Vichinghi, nota anche come sólarsteinn, è un oggetto leggendario che, secondo alcuni studi, potrebbe essere stato utilizzato dai navigatori nordici per orientarsi anche quando il sole era nascosto dalle nuvole o sotto l’orizzonte.
Cos’era la Pietra del Sole?
Non esistono reperti archeologici diretti che confermino la sua esistenza, ma alcune saghe islandesi ne parlano. Si ritiene che la pietra potesse essere una forma di cristallo birifrangente, come:
• La cordierite
• La calcite islandese (spato d’Islanda)
• Il tormalina
• L’andezite
Questi minerali hanno la capacità di polarizzare la luce e potrebbero essere stati usati per determinare la posizione del sole anche in condizioni di scarsa visibilità.
Come funzionava?
Esperimenti scientifici hanno dimostrato che la calcite islandese in particolare può essere usata per trovare la direzione della luce solare tramite il fenomeno della polarizzazione della luce. Ecco come si ipotizza il suo utilizzo:
1. Il navigatore teneva la pietra davanti agli occhi e la ruotava fino a vedere un doppio riflesso luminoso.
2. Quando l’intensità dei due riflessi si bilanciava, poteva individuare la direzione del sole anche attraverso le nuvole o dopo il tramonto.
3. In combinazione con una meridiana e la loro abilità nella navigazione, i Vichinghi potevano mantenere una rotta precisa attraverso l’Atlantico.
Prove scientifiche:
Nel 2011, è stato ritrovato un cristallo di spato d’Islanda su un relitto del XVI secolo, la nave Alderney, vicino alle Isole del Canale. Anche se posteriore all’epoca vichinga, dimostra che tecnologie simili erano usate dai marinai europei.
Importanza storica
L’uso della “Pietra del Sole” potrebbe spiegare come i Vichinghi siano riusciti a viaggiare fino all’Islanda, alla Groenlandia e persino al Nord America (Vinland, attuale Canada) senza bussole o mappe moderne, sfruttando esclusivamente le stelle, le correnti e questi cristalli.
Quindi, sebbene non ci siano prove definitive della sua esistenza nei tempi vichinghi, la scienza moderna ha dimostrato che una pietra del genere avrebbe potuto essere usata efficacemente per la navigazione.
Grazielladwan (C)
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