La caverna dei sette dormienti . Amman Giordania

La caverna dei sette dormienti . Amman Giordania.

IL VENDITORE DI NOCCIOLINE

IL VENDITORE DI NOCCIOLINE
El Hadj Omar Mohammed Hamza Alnyrupa alias Abu Ahmad era ” il venditore di noccioline”, recentemente scomparso è stato icona culturale di Amman una città in continua modernizzazione.
Nacque in Nigeria nel 1930, dopo la fine della seconda guerra mondiale, si recò, insieme ad una zia, in pellegrinaggio in Terra Santa. Durante il viaggio, in Egitto, la zia morì di febbre malarica e lui decise di continuare da solo verso la Palestina dove si fermò per alcuni anni.
Nel 1948 raggiunse la Giordania assieme ai profughi Palestinesi, si stabilì ad Amman dove per un periodo fece lavoretti saltuari. L’idea della vendita di noccioline gli venne notando che in città molti erano gli ambulanti che con i loro carretti colmi dei frutti girovagavano per le vie in cerca di acquirenti, ma nessuno era fisso ne tanto meno provvedeva da se alla tostatura.
Con un piccolo prestito acquistò il tostatore,il carbone e una scorta di noccioline “crude” ( vengono così definite popolarmente quelle non tostate ). Scelse una strada centrale, la via degli orafi, proprio al suo inizio, li si forma una piccola piazzetta giusta per farci stare l’attività e non ingombrare il passaggio. Inizia così negli anni cinquanta la vendita di “noccioline tostate e sempre calde in ogni stagione” sarà il suo motto per gli anni a venire.
La Regina Rania si fece fotografare con Omar durante il suo lavoro, quando decise di lanciare su Twitter una maratona che desse la possibilità a tanti di esprimere un giudizio sulle cinquanta cose più rappresentative di Amman. A sorpresa, “il venditore di noccioline” balzò in cima alle preferenze e i turisti, perché gli abitanti lo conoscevano già , venivano a stringergli la mano e facevano a gara per comprare le sue “noccioline” da gustare e come souvenir (testimonianza personale).
Omar è morto in seguito ai postumi di un incidente avvenuto proprio mentre stava lavorando, un auto facendo retromarcia lo buttò a terra causandogli la frattura dei femori e del bacino. Al suo posto oggi c’è il figlio Ahmad. Lui è più moderno, se vi recherete ad Amman fatevi portare in King Faisal Street o se preferite alla via degli orafi, vedrete un giovane in maglietta gialla con serigrafato il logo dell’attività “بيع الفلستق , il venditore di noccioline ” lui infatti non grida più come faceva suo papà , ma sicuramente vi offrirà un sorriso e un momento di profumi antichi indimenticabili.
Graziella Adwan

NAKBA storia di una famiglia

Iniziamo con un po’ di storia così da capire le basi che hanno portato all’attuale situazione dei profughi palestinesi.
1917- la dichiarazione Balfour , niente è che una lettera inviata dall’allora ministro degli Esteri britannico a Lord Rothschild, rappresentante della comunità ebraica in Inghilterra e componente del movimento sionista. In questo documento, l’inglese afferma che il Governo britannico di sua Maestà è favorevole alla creazione di un focolare ( così è la traduzione) ebraico all’interno della Palestina, è evidente che nella lettera non si è mai fatto accenno alla parola “Stato ebraico”. Tra il 1922 e il 1939 i britannici danno il via all’immigrazione ebraica in Palestina, tanto che viene costituita la prima amministrazione ,Yishuv , ebrea nei territori occupati. Questo sarà il seme del futuro stato di Israele.
Intanto in Europa imperversava la seconda guerra mondiale e per sfuggire all’Olocausto,centinaia di migliaia di Ebrei andarono in Palestina, tanto che nel 1948 sarà necessario l’esodo forzato di circa 700.000 palestinesi dalle proprie terre, per fare spazio al neonato stato di Israele. Questa è la Nakba ( dall’arabo catastrofe, distruzione ) ed è ricordata ogni anno al 15 maggio, giorno in cui vennero forzati a sfollare i palestinesi che vivevano nelle terre del nuovo stato.

14 maggio 1948, le bande terroristiche che provenivano dall’Europa imperversavano nei territori occupati, massacrando e distruggendo interi villaggi così da convincere l’intera popolazione a lasciare le terre. Mohammed e Fatima vivevano in uno di questi villaggi, Al Borj, così chiamato per la presenza di una torre romana sulla sua collina. Mohammed era un aiuto panettiere presso un forno di Jaffa, Fatima aveva già due figlie a cui accudire Raissa e Roqaia,il loro matrimonio era come quello di tanti a quei tempi, la famiglia aveva deciso per loro, i due cugini diventarono sposi pur avendo circa quindici anni di differenza. Mohammed aveva un buon lavoro e a breve avrebbe potuto aprire un forno tutto suo, era figlio unico e orfano,godeva del rispetto di tutta la famiglia, per questo i genitori di Fatima videro nel nipote ” l’uomo adatto per la figlia”. La casa che Mohammed aveva regalato alla moglie non era molto grande, ma in futuro avrebbero potuto aggiungere piani per accogliere le famiglie dei loro figli e poi c’era un bellissimo giardino in cui piantò un ulivo, sarebbe cresciuto con la famiglia.
Gli eventi della loro vita precipitarono di giorno in giorno, arrivavano continuamente persone sconosciute a chiedere loro di vendergli la casa, un giorno non fu una richiesta, ma un imperativo, dovevano lasciare la loro abitazione e la terra, il nuovo Stato non permetteva ai natii del posto di possedere beni immobili, ne di viverci o lavorare. Ai due sposi non restò altro da fare che prendere le loro figlie e il poco che avevano ed andarsene.
15 maggio 1948, Mohammed e Fatima uscirono dalla loro casa e si aggregarono con le due figlie, alla lunga coda di sfollati che si dirigevano verso altri villaggi non prima però di aver preso la chiave della loro casa, sarà per tutta la vita il simbolo del ritorno .
Andarono nel villaggio di Saffa in provincia di Ramallah dove viveva una zia di Mohammed . Una disgrazia si abbatté sulla famiglia e le due bimbe morirono per dissenteria, la disperazione di Fatima venne sedata dall’arrivo di un figlio, Musa e nel frattempo Mohammed andò a lavorare in un forno di Amman in Giordania, perché in quella parte di Palestina non c’era lavoro. La vita nel villaggio di Saffa era difficile , i due sposi dovettero affittare una casa perché arrivò un altro figlio, Said e poi Mohammed era sempre via per poter lavorare, da qui la decisione di trasferirsi ad Amman. Per un breve periodo affittarono una casa finché ne venne data loro una dall’UNRWA cioè l’agenzia delle Nazioni Unite che provvede ai rifugiati palestinesi, si trattava di una stanza con annesso un pezzo di terra dove Mohammed costruì immediatamente un gabinetto, non era uomo da dividere la sua privacy con altri,tanto meno il WC. Ora la vita sembrava avere una ragione, da questo momento nessuno della sua famiglia avrebbe fatto più la fame. Con gli anni arrivarono altri otto figli e Mohammed poté comprarsi il suo forno e poi anche un terreno dove costrui una casa,una degna del nome,con quattro camere, la cucina e il bagno.
Oggi la famiglia vive ancora in questa casa, adesso è grande, ci sono altri due piani, tre dei figli ci vivono con le rispettive famiglie, altri due hanno preferito comprarsi case diverse e Musa il più grande che ha studiato medicina in Italia è ancora li. Uno dei figli , Said, purtroppo non c’è più se lo è preso il massacro di “settembre nero” cadde sotto i colpi dell’esercito Giordano che voleva espugnare il gruppo ribelle dei Fedayn, fu sotterrato in una fossa comune,nessuno ne seppe più nulla, solo la testimonianza di uno zio presente alla carneficina disse di averlo visto morto. Lui che non centrava nulla, stava lavorando, faceva il meccanico.
Questa è la storia della famiglia di mio marito Musa, gli avvenimenti mi sono stati raccontati direttamente da lui e dalla sua famiglia, Mohammed mio suocero morì nel 2008 all’età di 92 anni e fino alla fine ho visto in lui un uomo pieno di orgoglio per aver dato una vita più che dignitosa alla sua famiglia. Siamo riusciti nel 1999 a riportarli al loro paese come turisti, hanno rivisto la loro casa, ora abitata da coloni ebrei,e hanno potuto pregare nella moschea della Cupola della Roccia, un nostro regalo a due persone straordinarie.
Graziella Adwan

L’ALFABETO ARABO

L’alfabeto arabo è composto da :
– 28 consonanti
– 3 segni vocalici scritti sopra e sotto le consonanti, dette vocali brevi
– 2 segni ortografici scritti sopra le consonanti

LA SCRITTURA PROCEDE DA DESTRA VERSO SINISTRA. كتابة العائدات من اليمين إلى اليسار

ALFABETO
أ A
ب B di bocca
ت T di topo
ث Th di thing
ج G di Gino
ح H molto aspirata di hello
خ Ch del tedesco ich
د D di domanda
ذ Dh di that
ر R di rana
ز S di rosa
س S di sole
ش Sc di scimmia
ص S sorda velare enfatica
ض D sonora velare enfatica
ط T sorda velare enfatica
ظ Dh sonora velare enfatica
ع è un suono difficile consiste in un passaggio sonoro faringeo (aen)
غ G vibrata come la “R” francese
ف F di fabbrica
ق Q di quadro pronunciata profondamente
ك C di casa
ل L di lucciole
م M di mano
ن N di naso
ه H leggermente aspirata di honey
و U di uomo
ي I di ieri

I tre segni vocalici, che vi anticipo non troverete mai scritti, se non nei testi scolastici per le elementari o sul Sacro Corano, sono:
Sopra le consonanti: (a) اَ (u) اُ
Sotto le consonanti: (i) اِ vi ho fatto l’esempio usando la alef perché mi sembra più facile da comprendere.

Una penna spuntata

Storia e Folklore

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L'entusiasmo non é leggerezza. "L'entusiasmo è per la vita ció che la fame é per il cibo".

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