Secondo episodio

Il freddo della notte si insinuava tra le rocce del sito archeologico, amplificando il silenzio e la tensione che avvolgeva Elena e Jonas. La scoperta che avevano fatto poche ore prima – una creatura non umana in una capsula di metallo incisa con strani glifi – li aveva lasciati senza parole. Ora, però, il loro stupore si era trasformato in terrore.
La capsula era aperta. Nixar, l’essere all’interno, giaceva immobile, ma con quegli occhi profondi e scuri spalancati, come se stesse osservando qualcosa oltre il mondo visibile. Elena sentiva il peso di quello sguardo pur senza che si fosse mosso, e il pensiero che fosse ancora “vivo”, o in uno stato simile, le dava i brividi.
“Elena… dobbiamo richiudere la capsula,” sussurrò Jonas, cercando di mantenere la calma.
Lei annuì, la gola stretta dall’ansia. “Sì. Se… se è qui da così tanto tempo, c’è una ragione. Non dovremmo lasciarlo svegliare del tutto.”
“Io sono il passato, il presente e il futuro. Non potrai cambiare nulla e tutto si compirà.”
Disse la voce nella testa di Elena.
La donna ebbe un fremito, si portò le mani alla testa.
“Cos’hai, Elena?” Domandò Jonas preoccupato.
“Non basta richiudere la capsula. Deve morire.” Rispose con voce lugubre.
Jonas la guardò senza nemmeno capire le parole di Elena.
“Richiudiamo questa cosa e chiamiamo gli aiuti. Dai!”
Insieme, provarono a sollevare il coperchio metallico. Ma appena le loro mani toccarono la fredda superficie, una vibrazione leggera si propagò dal cilindro, come se un’onda invisibile si diffondesse nell’aria attorno a loro. Elena ritrasse la mano d’istinto, il cuore che martellava.
“Jonas, hai sentito?” chiese, osservando la capsula con un misto di incredulità e paura.
Lui annuì, pallido. “È… come se si stesse difendendo.”
Si scambiarono un’occhiata d’intesa, e con un respiro profondo, provarono ancora una volta a richiudere il coperchio. Ma stavolta, la vibrazione aumentò di intensità, e la capsula emise un suono profondo e pulsante, simile a un rintocco. Era un suono che sembrava echeggiare nel loro petto, vibrando con un ritmo lento ma inesorabile.
La luce negli occhi di Nixar si intensificò. Non era un bagliore, ma una consapevolezza inquietante. Un movimento sottile, quasi impercettibile: le dita dell’essere si erano tese leggermente, come un risveglio graduale che nulla avrebbe potuto arrestare.
Elena deglutì, mentre il panico cresceva. “Forse… forse se usiamo le attrezzature per bloccarlo, qualcosa di più pesante…”
Jonas scosse la testa. “No. Guarda i glifi, sembrano pulsare al ritmo di quel suono. È come se la capsula… stesse reagendo alla nostra presenza.”
Fu in quel momento che Elena ricordò le parole incise sul metallo: “Quando i mondi saranno allineati, il passaggio si aprirà.” Si rese conto che forse non erano stati loro a causare il risveglio, ma qualcosa di molto più grande, inarrestabile.
“Jonas… non possiamo fermarlo,” mormorò, la voce ridotta a un sussurro tremante. “È come se… avesse aspettato questo momento per migliaia di anni. Ma possiamo ucciderlo.”
Nixar sembrò percepire le sue parole, o forse il loro timore. L’essere si mosse impercettibilmente, le sue dita che si chiudevano leggermente in un gesto lento e solenne, come se stesse salutando, o richiamando qualcosa di oscuro e antico.
Improvvisamente, il suono pulsante si fermò. Il silenzio che ne seguì era più agghiacciante di qualsiasi rumore. Entrambi rimasero fermi, trattenendo il respiro, mentre il bagliore negli occhi di Nixar si attenuava, come se fosse scivolato nuovamente in un sonno apparente.
“Siamo fuori tempo,” sussurrò Jonas, sentendo la fragilità delle loro vite in quel momento. “E ora… siamo solo spettatori.”
Senza un’altra parola, Elena e Jonas rimasero immobili, consapevoli che, per quanto avessero voluto richiudere quella capsula, era troppo tardi per fermare ciò che stava per accadere. E non riuscivano a capire perché non potevano chiamare gli aiuti. Era come se, il loro cervello non capisse quel semplice comando…
Grazielladwan (C)
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