Episodio 4

Nixar aprì gli occhi, percependo l’energia circostante come un fiume in piena. I suoi sensi si risvegliarono lentamente, uno alla volta, mentre il pulsare dell’artefatto custodito all’interno della capsula vibrava con un ritmo costante, in sintonia con il suo stesso battito. Improvvisamente, la memoria della distruzione di Borex lo travolse come un’onda inarrestabile: il cielo, un tempo di un blu profondo, si era oscurato sotto una coltre tossica introdotta dagli umani. Le immagini dei suoi simili che cadevano a terra, sempre più deboli e sofferenti, gli serrarono i pugni in una stretta di rabbia e dolore.
Un rumore metallico lo riportò alla realtà. Attraverso il vetro della capsula, Nixar scorse delle ombre muoversi veloci: un uomo e una donna. Con quest’ultima era riuscito a stabilire un fragile contatto mentale, mostrandole frammenti della sua storia, ma ora i loro strumenti accecanti perlustravano ogni centimetro della capsula, rendendogli difficile mantenere il controllo sulle loro percezioni. Troppo debole per prolungare la manipolazione, si rese conto che avrebbe dovuto agire in fretta.
Nixar serrò la mandibola, concentrandosi, e scagliò un colpo contro il vetro con tutta la forza della sua volontà. Ogni impatto era un ruggito silenzioso, un grido di ribellione che si propagava come un’eco dentro la capsula.
Elena, la giovane archeologa, sobbalzò, cadendo all’indietro per lo spavento. Il suo collega, Jonas, corse ad aiutarla.
“Che diavolo gli è preso?” urlò Jonas, tirandola in piedi.
“Non lo so,” rispose Elena, guardando con occhi sgranati la creatura oltre il vetro. “Credevo di aver guadagnato la sua fiducia… Mi sbagliavo.”
“Fermati, Nixar!” gridò Elena, cercando di domarlo con lo sguardo. “Non devi aver paura, siamo qui in pace.”
Nixar percepì il terrore nelle loro voci e ne trasse nuova forza. La sua energia crebbe, gonfiandosi in un vortice di rabbia e determinazione. Improvvisamente, uno strano oggetto posto sulla parte superiore della capsula rispose al suo richiamo, emettendo una luce scura e densa che si infiltrò in ogni fessura della capsula, come se tentasse di soffocare ogni raggio di luce circostante.
Con un ultimo colpo, Nixar riuscì a frantumare il vetro. Una scarica di energia esplose dalla capsula, scaraventando i due archeologi contro le pareti della grotta. Libero, Nixar scivolò fuori, i suoi movimenti fluidi lasciavano una scia di ombre instabili che si dissolvevano rapidamente.
Elena e Jonas, ormai privi di sensi, giacevano sul terreno roccioso. Nixar, approfittando della loro vulnerabilità, attivò l’artefatto che portava con sé, un dispositivo che lo avvolse in un manto di ombra protettiva, rendendolo invisibile ai loro sguardi umani.
Prima di svanire, Nixar si voltò un’ultima volta, fissando le due figure a terra con uno sguardo che prometteva vendetta.
Pochi minuti dopo, Elena si riprese a fatica e, barcollando, riuscì a raggiungere la capsula. Con le mani tremanti posò una mano sullo strano dispositivo che Nixar aveva attivato con tanta facilità. Esitante, tracciò i contorni dell’oggetto, ma non accadde nulla.
Prendendo il telefono, mormorò con un filo di voce: “Abbiamo bisogno di aiuto… siamo stati aggrediti…” e poi svenne…
Grazielladwan (C)
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