NON È UN CADAVERE…È SOLO IN ATTESA

Episodio 10

Immagine creata con IA

Episodio 10: Il compito si è concluso

L’elicottero si posò con un rumore sordo sulle rocce frastagliate di Petra, sollevando un turbine di sabbia e polvere. I rotori stridevano contro il vento desertico, coprendo ogni altro suono. Nixar, zoppicando leggermente, avanzava con il passo di chi portava un peso insostenibile, il volto segnato da una determinazione incrollabile. Al suo fianco, Elena lo seguiva come un automa, la pelle pallida, gli occhi vuoti. La sua lotta interiore era evidente nei movimenti rigidi, ma il controllo mentale di Nixar su di lei era ancora saldo.

Raggiunsero la grande cavità scavata nelle antiche rocce, dove la capsula attendeva, nascosta nelle ombre. Il design alieno della struttura contrastava violentemente con l’ambiente naturale circostante, come una cicatrice su un paesaggio immacolato. Nixar si fermò, fissando la capsula con un misto di sollievo e rassegnazione. Un soffio pesante sfuggì dalle sue labbra.

«È qui che si chiude il cerchio,» mormorò, senza voltarsi. «Il mio compito finisce. Il vostro… comincia ora.»

Elena, costretta a obbedire, avanzò verso il pannello di controllo. Le sue mani tremavano visibilmente, mentre cercava di resistere al comando che le ronzava nella mente come una melodia ossessiva. Non poteva fermarsi. Non poteva disobbedire. Con movimenti meccanici, fece scorrere il dito sullo schermo, attivando il sistema di apertura. La parete trasparente della capsula si sollevò lentamente, rivelando l’interno illuminato da una luce azzurrina.

Nixar si girò appena verso di lei, il volto grave. «Quando chiuderai questo sigillo, Elena, ricorda che non sarà la fine. La prova che vi attende è più grande di ogni vendetta. Vivrete o morirete. Sceglierete voi.»

Con un ultimo sguardo al cielo, Nixar entrò nella capsula e si adagiò sul fondo. Le sue mani si incrociarono sul petto, il suo corpo emaciato sembrava già un’ombra di sé stesso. «Chiudi il cerchio.»

Le parole erano un comando, ma anche una supplica. Con un singhiozzo soffocato, Elena premette l’ultimo comando. La capsula si sigillò con uno scatto definitivo, un suono che risuonò come una condanna. All’interno, Nixar chiuse gli occhi. La sua figura cominciò a dissolversi, come se il tempo lo stesse divorando. Prima di scomparire del tutto, la sua voce risuonò nella mente di Elena, gelida e inarrestabile.

«Il mio compito è concluso. Il vostro no.»

Elena crollò in ginocchio, le mani che si stringevano la testa mentre la risata glaciale di Nixar riecheggiava nella sua mente. Poi, improvvisamente, il controllo su di lei si spezzò. Silenzio. Ma la risata rimase, come un’ombra impossibile da cancellare.

Un mondo sull’orlo

Quando la squadra della ODA trovò Elena, lei era rannicchiata contro una roccia, i capelli impolverati e lo sguardo perso nel vuoto. A fatica riuscì a raccontare ciò che era accaduto: la fuga di Nixar, la capsula, e, peggio di tutto, la provetta con il microrganismo alieno che era stata rotta durante l’operazione. Gli scienziati confermarono il peggio: il microrganismo era già nell’atmosfera, adattandosi rapidamente alle condizioni terrestri.

Jonas si fece largo tra i tecnici, il volto pallido. «Quanto tempo abbiamo?» chiese, la voce carica di tensione.

Uno degli scienziati guardò i dati sul monitor portatile. «Decenni… forse meno. Non possiamo fermarlo con le tecnologie attuali. È qualcosa di completamente alieno, fuori dalla nostra comprensione.»

Elena si alzò a fatica, fissando Jonas con una determinazione che pareva appena ritrovata. «Nixar lo sapeva. Questo non era un attacco. Era un test. Ci ha lasciato una sfida… e un’opportunità.»

Jonas si avvicinò, incredulo. «Un’opportunità? Ci ha lasciato una bomba a orologeria!»

Elena annuì lentamente, lo sguardo rivolto al tramonto dietro le montagne. «Sì, e ci ha dato la scelta. Se continueremo a distruggerci a vicenda, se resteremo divisi, questa sarà la fine. Ma se impariamo a collaborare, a lavorare insieme… potremmo avere una possibilità. Non solo per sopravvivere, ma per costruire un futuro migliore.»

Jonas esitò, ma nei suoi occhi brillava un barlume di speranza. «E pensi che sia possibile?»

Elena si voltò, fissandolo con intensità. «Non abbiamo scelta. Il futuro dipende da noi.»

La notizia del microrganismo alieno si diffuse rapidamente, scuotendo il mondo intero. Per la prima volta nella storia recente, le nazioni furono costrette a collaborare per affrontare una minaccia comune. Gli scienziati di ogni continente si riunirono, superando rivalità e barriere culturali. Elena divenne un simbolo di speranza, il suo nome pronunciato nei circoli scientifici e politici come un monito e un’ispirazione.

Ma il tempo scorreva inesorabile. Ogni giorno avvicinava la Terra al punto di non ritorno.

I primi successi arrivarono, ma erano piccoli e fragili. Gli errori e le tensioni minacciavano di distruggere tutto, ma lentamente, passo dopo passo, l’umanità imparava.

Elena osservava spesso il cielo, pensando a Nixar. La sua risata echeggiava ancora nella sua mente, non più come una minaccia, ma come una sfida. Il destino del pianeta dipendeva da una sola cosa: la capacità dell’umanità di cambiare.

Epilogo

Anni dopo, sotto un cielo limpido, un gruppo di bambini giocava tra le rocce di Petra, ignari delle lotte e dei sacrifici che avevano salvato il loro mondo. Elena, ormai anziana, li osservava con un sorriso malinconico, seduta su una pietra levigata dal tempo. Avevano trovato l’antidoto, ma la vera vittoria era stata il cambiamento nei cuori delle persone.

Chiuse gli occhi, ascoltando il vento che accarezzava le rocce. Una voce lontana, profonda e familiare, sembrò sussurrarle nelle orecchie.

«Non è la fine. È solo un nuovo inizio.»

Il sorriso di Elena si fece più ampio. Forse, dopotutto, Nixar aveva avuto ragione: il futuro è stato modificato.

Fine.

Grazielladwan (C)

4 risposte a “NON È UN CADAVERE…È SOLO IN ATTESA”

  1. Bello seguo e mi
    piace molto 🙂🐈‍⬛❤️

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  2. Il COVID e quel che ne è seguito mi fanno essere più pessimista di te. Per altro, avevo pensato ad un finale che si chiudeva con un paradosso di predestinazione: e cioè, che la corsa tecnologica indotta dalla necessità di trovare una soluzione al microrganismo avrebbero portato alla scoperta del metodo per affrontare i viaggi intergalattici; il che, infine, avrebbe condotto gli esseri umani sul pianeta di Nixar…

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    1. È un finale utopistico, ma sono convinta che l’umanità abbia bisogno di speranze, sempre. Inoltre, i racconti brevi che propongo sul blog, in qualche modo fanno parte o ne faranno, dei miei libri. Il vero finale di questo racconto, fa parte di un altro inedito che sta partecipando al premio Urania. Va da sé che non potevo nemmeno avvicinarmi. Perciò beccati il finalino speranzoso e pucioso 😂

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