IL MANOSCRITTO DELL’ULTIMA NOTTE

Immagine creata con IA

Quando il professor Severin ricevette la lettera sigillata con la ceralacca nera, sapeva già che avrebbe accettato.

Non perché fosse curioso, o perché il denaro promesso superasse ogni offerta ricevuta in anni di ricerche accademiche.

No.

Accettò perché il nome che tremava su quel foglio di carta antica era uno che nessuno avrebbe mai dovuto scrivere:

“Codex Gigas. La Bibbia del Diavolo. Venite a prenderlo.”

La villa sorgeva oltre il confine della città, un ammasso di pietre annerite dal tempo, circondata da alberi scheletrici. Nessuna luce, nessun rumore. Solo la porta socchiusa come una bocca pronta a inghiottirlo.

Severin entrò.

L’odore di carta bruciata e sangue secco lo colpì come uno schiaffo.

Ad attenderlo c’era il committente: un uomo pallido, quasi trasparente, dagli occhi così scuri da sembrare buchi nella realtà.

«È nella biblioteca,» sussurrò. «Ma non lo tocchi. Non ancora.»

Lo trovò su un leggio di ferro, incatenato. Letteralmente. Catene annerite, vecchie di secoli, serravano le copertine di legno e cuoio del Codex Gigas. La pelle che rivestiva il libro… non era pelle animale. Non poteva esserlo.

Severin si avvicinò, e il silenzio della stanza si fece denso, appiccicoso.

Gli bastò sfiorarlo perché la catena si spezzasse con un gemito metallico.

La Bibbia del Diavolo non voleva più essere prigioniera.

Aprì il libro.

Pagine spesse come pelle essiccata si sfogliarono da sole, fermandosi sul disegno.

Il Diavolo lo fissava.

Nudo, artigliato, un ghigno che sembrava allargarsi davvero mentre lo sguardo del professore si perdeva nell’inchiostro sbiadito.

All’improvviso, Severin udì la voce.

Bassa.

Dentro la sua testa.

«Leggi per me.»

La gola si seccò, ma le labbra si mossero.

Parole antiche, che nessun uomo doveva conoscere, sgorgarono dalla sua bocca.

Intorno, la stanza tremò. Il leggio scricchiolò, e il legno delle pareti si contorse come se stesse marcendo di colpo.

«Continua.»

Severin non poteva fermarsi. Le parole gli laceravano la gola, scorticavano la lingua, ma lui le pronunciava tutte. Sentiva le ossa spezzarsi, il sangue farsi nero nelle vene. Eppure continuava.

Quando l’ultima parola fu detta, la casa si spense.

Il committente apparve, o forse fu sempre lì, dietro di lui.

«Hai liberato la Scrittura. Hai dato voce al Patto incompiuto. Ora… ora il monaco può finire la sua opera.»

Dal buio emerse una figura. Emaciata. Con la tonaca lacera e i denti spezzati. Gli occhi spenti, ma fissi sul libro.

«Finalmente…» mormorò il monaco. «Finalmente posso scrivere la fine.»

Severin vide la piuma spezzata levitarsi da sola, e il monaco cominciò a scrivere.

Solo allora capì: stava scrivendo il suo nome.

Ogni lettera incisa sulla pelle del libro lo consumava, lo svuotava.

Severin crollò a terra, gli occhi spalancati, la bocca che tentava di urlare ma non trovava più voce.

Dalla sua carne colava inchiostro, nero e denso.

Il monaco scriveva.

Scriveva.

Finché il libro non si chiuse da solo.

La Bibbia del Diavolo aveva avuto la sua ultima anima.

E la casa tornò a essere silenziosa.

In attesa.

Perché un giorno, qualcuno l’avrebbe aperta di nuovo.

E il monaco, paziente, avrebbe scritto ancora.

Grazielladwan (C)

La Bibbia del Diavolo, conosciuta anche come Codex Gigas, è uno dei manoscritti medievali più misteriosi e affascinanti. È un enorme codice del XIII secolo, scritto in latino, che misura circa 92 cm di altezza, 50 cm di larghezza e 22 cm di spessore, e pesa oltre 75 kg. È conservato presso la Biblioteca Nazionale di Svezia, a Stoccolma.

Caratteristiche principali

• Origine: Probabilmente realizzato tra il 1204 e il 1230 in un monastero benedettino a Podlažice, nella Boemia medievale (nell’attuale Repubblica Ceca).

• Contenuto: Include la Bibbia completa in latino, testi storici come La Guerra Giudaica di Flavio Giuseppe, un’enciclopedia medievale (Etymologiae di Isidoro di Siviglia), trattati di medicina, esorcismi, formule magiche e addirittura una guida per monaci.

• Scrittura: È scritto interamente da un unico copista con una calligrafia estremamente uniforme, cosa rara per un’opera così mastodontica.

La leggenda del Diavolo

Il codice è famoso per una pagina che raffigura un’enorme illustrazione a colori del Diavolo. Secondo la leggenda, il manoscritto fu scritto in una sola notte da un monaco che aveva fatto un patto con il Diavolo per salvarsi dalla condanna alla muratura viva. In cambio, il monaco promise di dedicare il libro a Satana, motivo per cui la sua immagine appare tra le pagine.

Curiosità

• La qualità della scrittura suggerisce che sia stato completato in almeno 20-30 anni, sfatando il mito della scrittura in una sola notte.

• Alcune pagine sono state misteriosamente rimosse, e il motivo è sconosciuto.

• Durante la Guerra dei Trent’anni, l’esercito svedese saccheggiò Praga e portò il codice in Svezia, dove si trova ancora oggi.

Si tratta di uno dei manoscritti medievali più enigmatici, sia per la sua grandezza che per il suo contenuto, tra sacro e profano.

Il Codex Gigas

Grazielladwan (C)

4 risposte a “IL MANOSCRITTO DELL’ULTIMA NOTTE”

  1. Adesso vorrei chiederti se per la scrittura di questo racconto (molto inquietante… mi piace!) ti sei ispirata ad un certo romanzo, ma dovrei fare spoiler sul romanzo stesso…

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    1. In qualche modo sì, a più di uno. Non sono sicura che sia quello che intendi. Sarebbe un peccato nominare l’autore?

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      1. Arturo Perez-Reverte.

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      2. Allora no! Cercherò, al più presto, di colmare la mia ignoranza. 🙏🏻

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