DRACULA: la storia che Bram Stoker (forse) non voleva raccontare.

Sappiamo tutti chi è Dracula. Il conte dei non-morti. Il succhiasangue aristocratico che dorme in una bara e seduce signorine con l’alito da cripta.
Lo ha inventato Bram Stoker nel 1897, vero?
Sbagliato. O almeno… non del tutto giusto.
Sì, perché dietro la nascita del romanzo Dracula si nasconde una storia che profuma di candele consumate, archivi segreti, manicomi vittoriani e… misteriose sparizioni.
Il manoscritto originale: “The Un-Dead”
Nel 1980, un tizio che stava ristrutturando una casa in Pennsylvania (che già suona come l’inizio perfetto per un horror) trovò in soffitta un manoscritto polveroso. Titolo scritto a mano: “The Un-Dead”.
Era il romanzo Dracula, ma diverso. Più cupo. Più diretto. Più… autobiografico?
Dentro c’erano annotazioni strane, pagine scritte in caratteri runici, appunti in rosso sangue (letteralmente: l’inchiostro ha mostrato tracce di ferro e rame, tipiche dell’emoglobina) e una prefazione rimossa nella versione ufficiale.
“I fatti qui narrati sono reali. I nomi sono stati cambiati per proteggere i vivi. I morti, come sappiamo, non si lamentano.”
Eh?
La teoria (non approvata da nessun comitato scientifico): Dracula era vero, e Stoker era il suo ghostwriter
Secondo questa teoria alternativa, che ovviamente troviamo totalmente credibile dopo il terzo bicchiere di assenzio, Bram Stoker non scrisse Dracula. Lo trascrisse.
Pare che Stoker, durante una tournée teatrale con Henry Irving, si sia imbattuto in un misterioso individuo pallido, sempre in ombra, con uno spiccato accento dell’Est Europa e una particolare allergia agli specchi. L’uomo gli avrebbe affidato un diario. Non per redimersi, no. Ma per far parlare di sé. Per farsi leggenda. E scomparire nell’ombra mentre l’Occidente scivolava tra gas illuminanti e repressione sessuale.
Stoker sarebbe rimasto ossessionato da quel diario. Non dormiva più. Smise di scrivere per il teatro. Persino la moglie lo trovava, di notte, intento a consultare antichi volumi su Vlad Țepeș, l’Ordine del Drago e riti funebri norreni.
Il risultato?
Dracula. O meglio: “The Un-Dead”.
Cosa c’era nella versione “censurata”?
*Un finale apocalittico in cui Dracula non muore, ma si dissolve in nebbia lasciando scritto “tornerò quando il mondo avrà di nuovo sete”. *Un capitolo ambientato a Whitby, dove il conte racconta i segreti della peste nera.
*Una sottotrama in cui Jonathan Harker inizia a trasformarsi, ma viene silenziato da Van Helsing (che forse non era un eroe, ma un concorrente occulto).
Perché l’editore cambiò tutto?
Si dice che l’editore convinse Stoker a eliminare i riferimenti diretti alla realtà per non scatenare isteria collettiva. Londra era reduce dai casi di Jack lo Squartatore, e l’idea che un vampiro si aggirasse davvero tra i vicoli di Whitechapel non sembrava un buon argomento per l’ora del tè.
La chiusa?
Il manoscritto originale oggi è in una cassaforte. Alcuni dicono che sia nella collezione privata di un miliardario svizzero. Altri parlano di una stanza segreta nel British Museum, accessibile solo con una parola chiave in latino. Ma la verità è che… forse Dracula non è mai stato un’invenzione.
È stato solo… messo in pausa…
Grazielladwan (C)
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