Kuchisake-onna

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La leggenda di Kuchisake-onna, la donna dalla bocca tagliata, è una delle più famose e inquietanti del folklore giapponese moderno, risalente agli anni ’70 ma con radici ben più antiche, forse fino al periodo Heian (794–1185). Si tratta di un kaidan (racconto del terrore), che unisce fantasmi vendicativi, gelosia, violenza domestica e un senso di inquietudine urbana che ancora oggi pervade le strade del Giappone.

##Chi è Kuchisake-onna

Il nome significa letteralmente “la donna con la bocca lacerata”. È descritta come una giovane donna dall’aspetto ordinario, spesso vestita con un cappotto rosso e una mascherina chirurgica, cosa non insolita in Giappone anche prima della pandemia. Sotto quella mascherina, però, nasconde un segreto terribile: la bocca le è stata tagliata da orecchio a orecchio, in un sorriso permanente e raccapricciante.

Secondo la leggenda più diffusa, era una donna bellissima, moglie o amante di un samurai o di un uomo potente. Geloso e sospettoso della sua fedeltà, l’uomo le tagliò il volto con una lama mentre gridava:

«Chi penserà che sei bella ora?»

Umiliata, disonorata, e in preda alla follia e al dolore, la donna si suicidò. Ma il suo spirito tornò nel mondo dei vivi, mutato in un’entità vendicativa. Oggi, si dice che vaghi per le strade, soprattutto di notte, avvicinando i passanti da sola.

##L’incontro con Kuchisake-onna (ma anche no…)

Il suo approccio è sempre uguale. Ferma un passante e chiede:

«Watashi, kirei?» (“Sono bella?”)

Se rispondi “no”, ti uccide all’istante, spesso con delle forbici enormi o un coltello nascosto nel cappotto.

Se rispondi “sì”, si toglie la mascherina, rivelando il sorriso orrendo, e chiede ancora:

«Kore demo?» (“E adesso?”)

Rispondere “no” a questo punto equivale a firmare la condanna a morte. Rispondere “sì” ti fa guadagnare un taglio identico al suo, in modo da diventare “bella” come lei.

Insomma: nessuna risposta sembra salvarti.

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##Le risposte furbe e le fughe rituali

Eppure, la leggenda ha generato, nel tempo, tutta una serie di stratagemmi e risposte “furbe” tramandate dai bambini delle scuole o da chi dice di essere scampato all’incontro.

1. “Sei così così”

Una risposta ambigua come “nella media” (“maamaa desu”) o “così così” confonde la creatura, che non sa come reagire. Questo rallenta la sua decisione, permettendo di scappare.

2. Offrire caramelle dure (bekko ame)

Alcuni dicono che lascia in pace chi le offre delle caramelle dure. In certe versioni, ne è ghiotta e si distrae abbastanza a lungo da permettere la fuga.

3. Domande di ritorno

Un trucco più rischioso è rispondere con una domanda, tipo: “Secondo te, sono io bello/a?” Questo la confonde perché non sa come reagire alla perdita del controllo del dialogo.

4. Correre in diagonale o lanciare shirikodama

Alcune superstizioni consigliano di correre a zig-zag o lanciare un piccolo oggetto rituale chiamato shirikodama, un amuleto simbolico. Questi gesti interrompono la sua presa sull’ambiente, che è legata a un senso di “ordine” e controllo.

##Diffusione della leggenda

Kuchisake-onna ebbe una enorme popolarità negli anni ’70 e ’80, tanto da generare panico collettivo in alcune zone del Giappone. Le scuole facevano accompagnare i bambini a casa da pattuglie di genitori, e circolavano volantini di avvertimento.

Divenne così nota da entrare nel folklore urbano contemporaneo, con film, manga, serie TV, e perfino videogiochi.

##Simbolismo

Kuchisake-onna è molto più di un fantasma vendicativo:

simboleggia la violenza domestica e l’ossessione per la bellezza femminile; rappresenta la paura dell’inganno e della doppia faccia, in un mondo moderno dove la verità è mascherata; incarna l’idea che nessuna risposta giusta esiste, in un mondo dominato dal giudizio e dalla crudeltà.

Che dire? Vi auguro di non incontrarla mai.

Grazielladwan (C)

3 risposte a “Kuchisake-onna”

  1. Conoscevo la leggenda ma non sapevo fosse così recente nella diffusione. La dice lunga sul “lato oscuro” del Giappone, direi.

    Ad ogni modo, anche altre creature, nella leggenda, sono ossessionate dall’ordine. Per esempio, è credenza dell’Europa orientale che nelle tombe di persone sospettate di poter “ritornare” come vampiri si debbano mettere semi di miglio o melograno: il vampiro, “obbligato” a contarli, non potrebbe uscire.

    Comunque io avrei una risposta potentissima… Nihongo ga wakarimasen! (Non parlo il giapponese)

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    1. Non parlo giapponese, e se c’ero dormivo, e se dormivo sognavo di non esserci… Chissà se la lasciamo basita 😜

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      1. Però prima bisogna imparare tutta la frase… non è tutta farina del mio sacco, comunque. È stato un mio amico a dirmi che quando è stato a Lisbona l’unica cosa che sapeva dire in lingua locale era Eu não falo português (non parlo portoghese).

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