Serie storia e leggenda

«Quelli che camminano nella sabbia»
Racconto horror ispirato all’esercito perduto di Cambise
Il vento non soffiava. Sibilava.
Tagliava l’aria come una lama invisibile e passava tra le crepe delle tende persiane, tra i turbanti e le ciglia chiuse, portando con sé non sabbia, ma sussurri. Era il terzo giorno di marcia nel deserto libico, e nessuno parlava più. Neppure il comandante persiano, che aveva smesso di contare i cadaveri.
Cinquantamila uomini erano partiti da Tebe con una sola missione: raggiungere l’oasi di Siwa, distruggere il tempio del dio Ammone e strappare il cuore all’oracolo che aveva osato maledire il re. Ma la sabbia non aveva mai voluto quella guerra. E adesso si stava vendicando.
La prima notte, era sparita una sentinella. La seconda, una tenda intera. Alla terza, cominciarono a sentire le voci.
Voci di donne e bambini, voci che non parlavano persiano. Voci che ridevano, lontane e secche, come sabbia che graffia la gola.
Poi vennero i corvi. Ma non c’erano alberi, né cadaveri scoperti. Eppure, le bestie si posavano sopra i turbanti e gracchiavano, come a dire: Siete già morti, e non lo sapete.
Uno dei generali impazzì e cominciò a scavare nel suolo, urlando che c’erano occhi sotto la sabbia, occhi che lo guardavano. Quando gli strapparono la daga, ormai si stava recidendo la lingua.
Al tramonto del sesto giorno, il vento cambiò. Si alzò una colonna di sabbia, come un muro alto cento metri. Ma non avanzava. Oscillava, come se stesse respirando.
Poi, al centro della tempesta, apparvero le figure.
Non avevano volto. Solo elmi sabbiosi, lance spezzate, scudi mangiati dalla ruggine. E marciavano. Non verso il nemico. Verso i persiani.
«È il nostro riflesso,» sussurrò un sacerdote, prima di farsi esplodere la testa contro una roccia. «È il nostro peccato.»
L’esercito di Cambise cercò di fuggire, ma i cammelli si inginocchiarono e si rifiutarono di proseguire. Allora gli uomini corsero a piedi. Ma la sabbia cominciò a cantare.
Un canto grave, atonale, antico. Nessuna lingua conosciuta. Un suono che faceva sanguinare le orecchie e collassare i polmoni. Quando il comandante si voltò per combattere, vide solo occhi vuoti, e tra i denti dei cadaveri sabbiosi, piccole larve di vetro.
La tempesta inghiottì tutto. E dopo l’ultimo grido, il silenzio.
Ancora oggi, i nomadi dell’oasi di Dakhla giurano che durante le notti senza luna, si sente marciare. E chi ascolta, smette di dormire.
Dicono che i corpi siano lì sotto, ancora in piedi, ancora in formazione. Ma non aspettano ordini. Aspettano solo compagnia.
📜 Nota storica
Il racconto è ispirato alla leggenda reale dell’esercito perduto di Cambise II, figlio di Ciro il Grande. Secondo lo storico greco Erodoto, nel 525 a.C. il re persiano inviò un esercito di 50.000 uomini per distruggere l’oracolo di Ammone nell’oasi di Siwa. Nessuno fece mai ritorno.
Una tempesta di sabbia potrebbe aver sepolto l’intero esercito, secondo il racconto. Alcuni archeologi, come i fratelli Castiglioni, affermano di aver trovato resti compatibili nel 2009, ma la scoperta non è mai stata confermata ufficialmente.
Ancora oggi, il mistero resta irrisolto. Ma il deserto… non dimentica.
Grazielladwan (C)
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