Hildegard di Bingen: la donna che vide l’universo (prima di tutti)

Hildegard di Bingen  non è una santa “da santino”.

È una figura scomoda, luminosa, potentissima. Una donna che nel XII secolo parlava di cosmo, corpo, musica e visioni mentre il mondo femminile, di solito, doveva tacere e obbedire.

E lei no. Lei guardava. E poi scriveva.

Hildegard nasce nel 1098, in Germania. Fin da piccola afferma di vedere una “luce vivente”, una presenza che non la abbandonerà mai. Non si tratta di sogni confusi o estasi caotiche: le sue visioni sono lucide, strutturate, simboliche.

Per anni le tiene per sé, finché – ormai adulta – quella voce diventa troppo insistente per essere ignorata. Scrivere non è una scelta: è una necessità.

Scivias e le visioni cosmiche

La sua opera più celebre, Scivias (“Conosci le vie del Signore”), è un viaggio vertiginoso tra:

universi concentrici, ruote di fuoco, anime che si muovono come stelle, il corpo umano visto come microcosmo.

Leggerla oggi fa un certo effetto: sembra mistica medievale, sì, ma anche fantascienza simbolica. Hildegard descrive il creato come un organismo vivo, pulsante, interconnesso. Tutto comunica con tutto.

Altro che Medioevo buio.

Corpo, natura e medicina (senza vergogna)

Qui Hildegard sorprende ancora di più.

Nei suoi testi di medicina naturale parla apertamente di: alimentazione, malattie, erbe, equilibrio tra anima e corpo

Ma soprattutto, parla del corpo femminile senza demonizzarlo.

Descrive il piacere, la sessualità, la fisiologia con un linguaggio diretto, quasi imbarazzante per i suoi contemporanei.

Per lei il corpo non è peccato.

È parte della creazione.

Hildegard compone anche decine di canti sacri. La sua musica è strana, sospesa, diversa da quella dell’epoca. Salti melodici ampi, linee vocali che sembrano voler salire… da qualche parte.

Lei stessa dice che quelle melodie non le appartengono: le riceve.

Ascoltarle oggi è come entrare in una cattedrale fatta d’aria.

Hildegard scrive a papi, vescovi, imperatori.

Li rimprovera. Li ammonisce. Li mette in guardia.

Predica in pubblico, cosa rarissima per una donna. Difende la propria autorità spirituale senza mai chiedere scusa per esistere.

E nonostante questo (o forse proprio per questo) verrà riconosciuta Dottore della Chiesa solo nel 2012. Con circa otto secoli di ritardo.

Hildegard è un paradosso vivente: mistica ma concreta, spirituale ma carnale, medievale ma modernissima. Soprattutto modernissima.

È amata da chi scrive, da chi crea mondi, da chi si muove tra simboli, ombre e luce.

È una figura perfetta per chi sente che fede, magia e conoscenza non sono nemiche, ma sorelle.

Hildegard non spiegava il mondo.

Lo attraversava.

E forse è per questo che, ancora oggi, continua a inquietarci. E a chiamarci.

3 risposte a “Hildegard di Bingen: la donna che vide l’universo (prima di tutti)”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Mi sono imbattuto in Ildegarda lavorando alla redazione di un testo per una casa editrice. Una raccolta di scritti di una teologa femminista che ragiona di vite di donne e di questioni tra donna e clero. Ed è effettivamente una figura con un enorme fascino di cui quasi nulla si sa.

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    1. Grazie per il tuo commento

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