
Marzo era il mese dedicato a Marte.
Sì, il dio della guerra. Ma anche della forza vitale, della fertilità, della ripartenza.
I campi si preparavano alla semina.
Gli eserciti si preparavano alle campagne.
La città si purificava.
Non era un capodanno simbolico.
Era pratico.
Si ripartiva perché la natura ripartiva.
Gennaio, invece?
Freddo. Buio. Alberi spogli.
Se il tempo fosse una persona, gennaio sarebbe quello che dice “Ne riparliamo a marzo”. 😅
Ci avete mai fatto caso?
A gennaio siamo stanchi.
A marzo iniziamo a sentirci strani. Più irrequieti. Più vivi. Più insofferenti.
Non è solo primavera.
È il sistema che si riavvia.
Forse per questo l’antico calendario romano partiva da lì: perché era il momento in cui qualcosa si rimetteva in moto davvero.
Non le agende.
Non le buone intenzioni.
La linfa.
Immaginiamo per un attimo che non tutte le creature abbiano aggiornato il calendario.
Che esistano ancora esseri – chiamiamoli come volete – che contano gli anni dal 1° marzo.
Niente countdown.
Niente spumante.
Solo un patto che si rinnova. Un ciclo che si chiude. Uno che ricomincia.
Noi brindiamo a gennaio.
Loro aspettano che si sciolga l’ultima brina.
E magari il vero Capodanno, quello silenzioso, è proprio quando non ce ne accorgiamo.
Conclusione poco scientifica 🧚🐉🐦🔥
Se vi sentite strani in questi giorni,
se avete voglia di cambiare pelle, tagliare qualcosa, iniziare qualcosa, chiudere qualcosa…
forse non è ansia.
Forse è solo il vostro organismo che segue un calendario più antico di quello dell’iPhone.
Io, per sicurezza, il 1° marzo non faccio grandi promesse.
Mi limito a osservare.
Non si sa mai che qualcuno, da qualche parte, stia davvero festeggiando l’anno nuovo…
e noi siamo gli unici a non aver ricevuto l’invito. 😉

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