image

Un ladro voleva derubare la casa di Giuha, perciò andò da lui nel cuore della notte e si arrampicò sul tetto della casa.

Giuha dormiva accanto a sua moglie quando sentì il rumore dei passi di un ladro, si svegliò e svegliò sua moglie . . .

Giuha bisbigliò alla moglie: ” Deve esserci un ladro sul tetto della nostra casa”

Giuha rifletté un po’ e disse: ” Fai ciò che sto per dirti . . . io fingerò di dormire, tu svegliami chiedendo ad alta voce: “Giuha, Che cosa è tutto questo denaro? ”

Sua moglie fece ciò che gli aveva detto domandando ad alta voce: ” Giuha, Giuha, che cosa è tutto questo denaro? Dove hai raccolto tutti questi soldi? E quando? ”

Giuha rispose adirato: ” Mi svegli dal sonno a questa ora tarda per chiedermi da dove proviene questa ricchezza?

La moglie disse: “Non riesco ad avere pazienza, Giuha, informami a proposito di questa grande ricchezza”.

Giuha disse: “Quando ero giovane scassinavo le abitazioni”.

La moglie disse: “Tutta questa ricchezza viene dalle irruzioni nelle case? Non ti credo”.

Giuha rispose: “Moglie, se ti confidassi il segreto di questa storia, non mi crederesti”.

La moglie disse: “Su raccontami Giuha!”.

Giuha disse: ” Te lo dirò, ma questa faccenda è un segreto, e se dovesse saperlo un ladro ruberebbe tutto ciò che possediamo”.

disse la moglie: “Giuha, desidero ascoltarla” .

Giuha disse: “Salivo sui tetti delle case e osservavo il cielo, se la luna non c’era l’aspettavo”.

“Che cosa c’entra la luna con questo?” domandò la moglie interrompendolo.

Giuha rispose: “Allo spuntare della luna mi appendevo alla luce che usciva dal lucernario della casa e dicevo “shùlum bulum” sette volte “.

“Oh Giuha, e dopo cosa succedeva? ” chiese la moglie.

Giuha rispose: “Abbracciavo forte la luce e mi calavo senza una corda, caricavo ciò che potevo e poi risalivo senza che nessuno della famiglia della casa se ne accorgesse”.

Quando il ladro sentì queste parole si disse allegro: ” Si tratta di un gran bottino! Davvero è una notte di felicità, come sei sciocco Giuha! Perderai tutto ciò che possiedi”.

Il ladro osservò il cielo e quando apparve la luce della luna verso il lucernario della casa di Giuha, l’abbracciò dicendo “Shùlum bulum” sette volte, poi si lasciò cadere dall’alto della casa.

Precipitò sul terreno del lucernario, si ruppe le costole, si alzò curvandosi e gridando dal dolore; Giuha si precipitò verso di lui, gridando alla moglie di accendere una candela prima che il ladro scappasse.

Il ladro sofferente disse a Giuha: “Giuha, da chi diamine hai imparato questo metodo grandioso? Ed io con questa stupida mentalità (ragionamento) non potrò scappare”.

Annunci

Venere

image
HARUT E MARUT, ” GLI ANGELI CADUTI ” DEL CORANO.
La Sura II del Corano, ci racconta di due angeli, Harut e Marut, in continuo contrasto con Dio, dopo la sua decisione di creare l’uomo.
Nella letteratura araba spesso si trovano riferimenti a questi due angeli e molti racconti popolari sono nati per favoleggiare del loro girovagare sulla terra in qualità di giudici , in realtà erano messi alla prova da Dio, stufo delle loro lamentele sull’ignobile comportamento umano.
Questo racconto che mi ha sempre affascinata, vede i due angeli alle prese con una signora sposata: nelle loro vesti di giudici, sovente, dovevano risolvere i problemi che gli umani ponevano loro. Quel giorno una bella signora accompagnata dal marito chiese loro di intercedere perché quest’ultimo riuscisse in un affare che aveva in ballo. Harut e Marut, che avevano visto l’avvenenza della donna le proposero la soluzione del problema in un comodo giaciglio. Ovviamente ognuno parlò all’insaputa dell’altro. La donna accettò e diede ad ognuno di loro l’appuntamento per il giorno dopo. Inutile dire che i due si incontrarono e decisero di presentarsi insieme dalla signora, la quale si presentò in vesti sensuali, per meglio ammagliare i due sprovveduti. Essa infatti aveva ben altri progetti e dopo averli ubriacati li ricattò : ” per avermi dovrete dirmi il Nome Supremo che pronunciato nel giusto modo mi permetterà di andare e venire a mio piacimento dal paradiso! “. Beh! Per i due angeli, a cui Dio aveva a loro insaputa tolto la capacità di non cadere in tentazione, non fu difficile accettare il ricatto della donna e le pronunciarono correttamente il Nome Supremo.
La donna, che non aveva nessuna intenzione di darsi ai due angeli, se ne andò lasciandoli addormentati dal vino, pronunciò le parole e salì al cielo o almeno ci provò, perché Dio la fermo prima del suo ingresso in paradiso trasformandola in una palla di fuoco. La condannò ad essere così per tutti i tempi e tutti gli uomini ad ogni alba avrebbero potuto vederla brillare in cielo, il pianeta Venere.
Graziella Adwan