In che modo un fallimento, o un fallimento apparente, ti ha preparato a un successo futuro?

Ah, il fallimento: quel temuto spettro che aleggia sopra le nostre teste, pronto a colpirci nel momento meno opportuno. O almeno, così ci è stato detto. Ma cosa succede quando attraversi la vita come un acrobata che, nonostante non abbia mai mancato una presa, si ritrova comunque a riflettere su come i fallimenti (o la loro assenza) abbiano plasmato il proprio futuro? Bene, permettetemi di condurvi attraverso un viaggio esilarante nel mondo dei “fallimenti, ma non troppo”.

Una volta, mi ero iscritta a un corso di cucina, convinta che sarebbe stato un fallimento totale. Prevedevo disastri culinari di proporzioni bibliche. Immaginate quindi la mia sorpresa quando non solo non incendiai la cucina, ma preparai un soufflé al cioccolato così perfetto che il mio chef lo espose come opera d’arte (seee…). In quel momento, un “fallimento” mancato mi insegnò che forse, solo forse, ero destinato a grandi cose (o almeno a cucinare senza causare un incendio).

Poi ci fu il tempo in cui decisi di imparare a fare surf, ebbene, il fallimento fu totale. Restò la paura dell’acqua, l’odio verso gli sport da praticare…e sono vissuta lo stesso.

La vita, in un modo buffo, sembra godere nel metterci alla prova, spingendoci verso sfide che sembrano insormontabili. Per me, quella sfida fu scrivere il mio primo romanzo “Gli Altri di Gaia”, beh, sì, un po’ di pubblicità 😜. Con zero esperienza, iniziai a muovere le dita sulla tastiera del PC, sembrava una ricetta per il disastro. Eppure, contro ogni previsione, il libro fu edito da una CE importante. In quel momento, capii che il vero fallimento sarebbe stato non andare avanti con le mie gambe. Recisi il contratto con la CE e mi autopubblicai (3000 copie vendute in una settimana).

Riflettendo su questi “fallimenti, ma non troppo”, mi sono resa conto che ogni esperienza, ogni rischio preso e ogni attimo di paura superato, non ha fatto altro che aprire nuove porte e illuminare il mio cammino verso il futuro. Mi ha insegnato che forse il fallimento non è altro che un mito, una barriera che ci costruiamo da soli per proteggerci dal vero potenziale di ciò che possiamo diventare.

In conclusione, cari lettori, vi lascio con questo pensiero: abbracciate i vostri “fallimenti, ma non troppo”, per quanto buffi o insignificanti possano sembrare. Potrebbero solo essere i mattoni su cui costruirete il vostro futuro luminoso. E se per caso vi trovate a inciampare lungo la strada, ricordate che l’unico vero insuccesso è non aver mai tentato affatto.

Grazielladwan

6 risposte a “”

  1. Magari, se ti va, racconta in un articolo a parte la tua esperienza con quella CE (anche senza nominarla, se preferisci).

    Piace a 1 persona

    1. L’articolo ce l’ho in note, presto lo pubblicherò. Non farò sicuramente il nome, ma credo che da qualche parte sul web si trovi ancora quell’edizione. (Era il 2013)

      "Mi piace"

      1. Sono curioso di leggerlo.

        Piace a 1 persona

      2. Ci vorrà qualche giorno, devo ponderare bene le parole, e non ne sono molto brava.

        "Mi piace"

      3. Un bell’articolo al vetriolo sarebbe l’ideale.

        Piace a 1 persona

  2. Avatar •𝓟𝓪𝓸𝓵𝓪•
    •𝓟𝓪𝓸𝓵𝓪•

    Sì al vetriolo….ti leggo

    Piace a 1 persona

Scrivi una risposta a •𝓟𝓪𝓸𝓵𝓪• Cancella risposta