FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI. Un racconto irriverente a episodi.

Uno – L’inizio fu una pala.

La notte in cui il conte Alaric De Vauclaire incontrò Mirella, stava passeggiando nel vecchio cimitero di Parigi con l’intenzione di nutrirsi e tornarsene a casa senza drammi. Dopo nove secoli di immortalità, aveva imparato ad apprezzare le serate tranquille, ma quella volta il destino aveva idee diverse.

Pioveva da giorni. L’acqua scivolava sulle statue annerite e sulle lapidi consumate dal tempo. Alaric avanzava tra i vialetti con il cappotto chiuso fino al collo, elegante come sempre, mentre un povero occultista improvvisato cercava inutilmente di scappare dopo aver evocato qualcosa che non avrebbe dovuto nemmeno nominare.

Il vampiro lo raggiunse senza difficoltà.

— Vi prego… — balbettò l’uomo.

— Tutti lo dite.

Pochi istanti dopo, il silenzio tornò. O quasi.

Da qualche parte, dietro una cappella funeraria, qualcuno tossì.

Il conte si voltò lentamente. Un’altra tosse. Umida. Fastidiosa.

Poi una voce femminile.

— Che schifo…

Dal buio emerse una ragazza coperta di terra, con un vestito nero strappato e i capelli appiccicati al viso dalla pioggia. Camminava male, trascinando una gamba, aveva una pala infilata nella schiena come se fosse la cosa più normale del mondo.

Si fermò davanti al cadavere dell’occultista.

— Ah. Era tuo?

Alaric la fissò senza rispondere.

Lei si chinò, raccolse qualcosa da terra e se lo rimise in faccia.

Era un occhio.

— Aspetta… no, storto.

Si premurò il conte, sistemandolo alla bell’e meglio.

— Ecco.

Il vampiro rimase immobile e pensieroso per qualche secondo.

Nella sua lunga esistenza aveva visto rivoluzioni, guerre, epidemie e persino karaoke medievali in Transilvania. Eppure quella creatura riusciva comunque a inquietarlo. O a stupirlo.

— Chi siete?

Lei gli tese la mano.

— Mirella. Morta da circa tre anni, più o meno. Dipende da quanto vuoi essere fiscale.

Il conte guardò l’arto senza stringerlo.

— State perdendo un dito.

La zombie abbassò lo sguardo.

— Ah. Di nuovo.

Lo raccolse con naturalezza dalla ghiaia e lo infilò nell’incavo del l’articolazione.

— Meglio.

Il vampiro sospirò lentamente.

— Non siete un fantasma.

— No. Peggio. Uno stregone mi ha riportata indietro.

Per la prima volta, il tono di Mirella cambiò leggermente.

— Si chiama Abernathy. Pensava di creare una serva immortale obbediente. Io invece ho cercato di mangiargli la faccia.

— E immagino non l’abbia presa bene.

— Mi ha sparato con una balestra e mi ha lasciata in una fossa comune.

Rimasero in silenzio mentre la pioggia continuava a cadere sulle tombe.

Poi lei indicò il corpo a terra.

— Comunque, scusa per la cena.

— Non era particolarmente buono.

— Oh, mi dispiace!

Alaric avrebbe dovuto andarsene. Era la scelta più sensata. Quella donna, o qualunque cosa fosse, era un disastro ambulante, puzzava vagamente di terra bagnata e formaldeide e ogni tanto perdeva pezzi.

Però rideva.

E lui non sentiva qualcuno farlo davvero da molto tempo.

— Dove state andando? — chiese infine.

— A vendicarmi.

— Da sola?

Mirella scrollò le spalle. Una delle due fece un rumore secco.

— Finora ha funzionato male, ma sì.

Alaric la osservò ancora per qualche istante, poi si tolse i guanti con calma.

— Ho una carrozza.

Lei lo guardò seria.

— Sei uno di quei vampiri, quindi.

— “Quei vampiri” cosa significa?

— Quelli che parlano come un necrologio dell’Ottocento.

Lui ignorò il commento.

— La carrozza è poco distante.

Mirella sorrise appena.

— Va bene. Però se durante il viaggio mi cade un braccio, ti fermi.

— Naturalmente.

— E niente musica classica. Mi mette ansia.

Alaric si fermò accanto a una cappella coperta d’edera. La pioggia continuava a cadere lenta sulle statue del cimitero.

Mirella lo superò zoppicando.

— Se hai intenzione di farmi un altro discorso da vampiro malinconico, sappi che non—

— Fermatevi.

Lei si voltò.

Per la prima volta da quando si erano incontrati, il vampiro aveva smesso di guardarla con disgusto o confusione. La osservava e basta.

Poi indicò la pala.

— Vi fa male?

Mirella rise piano.

— Sono morta, Alaric.

— Non è una risposta, anch’io lo sono, ma non per questo vado in giro con una pala conficcata nella schiena.

Lei abbassò appena lo sguardo.

— Un po’.

Il vampiro si avvicinò lentamente.

— Posso?

Mirella lo fissò sorpresa.

Nessuno glielo chiedeva mai.
Da quando era tornata indietro, tutti cercavano solo di ucciderla di nuovo, evitarla o vomitare discretamente quando passava vicino.

— Guarda che potrebbe essere disgustoso.

— Ho vissuto la peste nera.

— Sì, ma io sono peggio a sentire gli altri.

Alaric sospirò appena.

— Lo sto iniziando a capire.

Lei rimase immobile mentre il vampiro posava una mano sul manico della pala. Le dita eleganti contrastavano in modo assurdo con quel pezzo di legno sporco e arrugginito.

— Potrebbe uscire qualcosa di orribile — mormorò Mirella.

— Tipo?

— Non lo so. Un organo? Un ratto? Una maledizione.

Alaric la guardò serio.

— Avete appena descritto il mondo.

Mirella rise. Stavolta davvero.

E fu in quel momento che lui la tirò via.

La pala uscì con un rumore umido poco dignitoso.

Lei spalancò gli occhi e barcollò all’indietro.

Alaric la afferrò subito prima che cadesse.

Per qualche secondo nessuno dei due parlò.

Poi lei si toccò lentamente la schiena.

— È… strano.

— Cosa?

— Mi sento più leggera.

Alaric abbassò lo sguardo sulla pala grondante fango.

— Credo fosse l’idea generale della rimozione.

Mirella avrebbe dovuto fare una battuta.
Una delle sue solite.
Qualcosa di stupido.
Qualcosa per rompere quel momento.

Invece restò zitta.

Perché nessuno, da viva o da morta, aveva mai avuto tanta delicatezza con lei.

La pioggia diventava insistente intorno a loro, e nel silenzio di quel cimitero, Mirella si rese conto di una cosa terribile.

Il vampiro aristocratico che parlava come un necrologio francese le piaceva davvero.

Quella notte attraversarono insieme i viali infiorati, uno accanto all’altra: un vampiro antico che sembrava uscito da un quadro maledetto e una zombie tenuta insieme più dalla rabbia che dalla magia.

Nessuno dei due lo sapeva ancora, ma sarebbe stata una relazione terribile. E lunghissima.

A presto il secondo episodio 🙏🏻📚

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