
Episodio undici: I vampiri sono duri di comprendonio
Alaric lesse la frase per la settima volta.
«Chi cerca di salvare uno zombie finisce sempre per perdere il cuore.»
Poi per l’ottava.
Mirella gli si affacciò da sopra la spalla.
— Se continui così, magari cambiano le parole.
— Sto pensando.
— Da mezz’ora.
— Ho avuto problemi che hanno richiesto decenni.
— Io non ho decenni.
Una piccola porzione del suo orecchio sinistro cadde sul tavolo, la raccolse.
— Vedi?
Alaric la fissò.
— Mettetelo via.
— Dove?
— Non lo so.
Lei infilò il pezzetto d’orecchio in tasca.
— Fatto.
Il bibliotecario si allontanò senza dire una parola. Evidentemente aveva già visto cose peggiori. Obiit, invece, sembrava divertirsi moltissimo.
— È difficilissimo.
Alaric sollevò lo sguardo.
— Cosa?
— Capire quella frase.
— Quindi è semplice.
— Terribilmente.
Il vampiro tornò al libro.
— “Perdere il cuore” potrebbe riferirsi alla rimozione fisica dell’organo.
Mirella lo guardò, Obiit anche.
Persino la gallina restò immobile a squadrarlo dalla testa ai piedi con lo sguardo ironico.
— Cosa c’è?
— Niente — disse Mirella. — Continua, voglio vedere fin dove riesci ad arrivare.
Alaric cominciò a camminare.
— Potrebbe essere necessario il cuore di un immortale.
— Interessante — disse Obiit.
— Oppure un cuore conservato magicamente.
— Bravissimo.
— Una reliquia.
— Ci siamo quasi.
Alaric si fermò.
— Davvero?
— No, certo che no. Siete stupido o ce lo fate?
Mirella scoppiò a ridere.
Lasciarono la Biblioteca degli Smarriti poco dopo.
Durante il viaggio verso le Grotte dell’Inverso, Alaric non parlò d’altro che di cuori: pietrificati, alchemici, di draghi, di santi… A un certo punto ipotizzò persino l’esistenza di una specie di cuore primordiale custodito al centro della Terra.
Mirella resistette per quasi un’ora a quella cantilena di cose senza senso, non ce la fece più.
— Alaric.
— Sì?
— Posso farti una domanda?
— Certamente.
— Sei sempre stato così?
— Così come?
— Duro di comprendonio.
Obiit tossì per nascondere una risata.
— Sto cercando di salvarvi – ringhiò.
— Lo so.
— E non vedo come questo possa rendermi duro di comprendonio.
— È proprio questo il problema.
Alaric la fissò in tralice.
Mirella sorrise. Poi fece un passo, ma la gamba destra cedette e cadde.
— Oh.
Alaric le fu accanto prima ancora che Obiit riuscisse ad alzarsi.
— Mirella!
— Non urlare. Sono già morta, ricordi?
Lui la sollevò tra le braccia.
— La gamba.
— L’ho notato.
— Dobbiamo fare qualcosa.
— Tipo raccoglierla?
Alaric si voltò verso Obiit.
— Fate qualcosa!
— Certamente no.
— Obiit!
— Non posso fare niente.
— Quindi potete!
— Stavolta no.
Alaric impallidì.
Per un vampiro era un risultato considerevole.
— Quanto tempo abbiamo?
Obiit osservò Mirella.
— Tantissimo.
Alaric lo afferrò per il bavero.
— QUANTO?
Il necromante abbassò gli occhi sulle mani che lo stringevano.
— Pochissimo.
Alaric lo lasciò andare.
Mirella, ancora tra le sue braccia, lo osservava, non lo aveva mai visto così arrabbiato, e disperato.
— Ehi.
Il vampiro abbassò lo sguardo.
— Non morirò.
— Siete già morta.
— Dettagli.
Lui la strinse un po’ più forte.
Obiit sorrise.
— Che fortuna che non vi siate affezionato.
Alaric si voltò.
— Non cominciate.
— Non mi permetterei mai.
— Bene.
— Sarebbe assurdo.
— Esatto.
— Un vampiro antico che attraversa mezza Francia, entra nelle Grotte dell’Inverso, affronta una biblioteca impossibile e minaccia un necromante perché una zombie perde una gamba.
Alaric rimase in silenzio.
Obiit annuì.
— Normalissimo.
Mirella appoggiò la testa contro il petto del vampiro.
— Ha ragione.
— Parla al contrario.
— Appunto.
Tornarono alla casa nelle grotte.
Obiit sistemò provvisoriamente la gamba di Mirella con un impasto che aveva un odore terrificante.
— Cos’è? — chiese lei.
— Non volete saperlo.
Mirella guardò Alaric.
— Quindi voglio saperlo?
— No — risposero entrambi.
Per una volta Obiit aveva parlato chiaramente.
Questo la preoccupò più della gamba.
Quando ebbe finito, il necromante accompagnò Alaric alla porta.
— Tornate a casa.
— E poi?
— Cercate ancora la soluzione.
— Dove?
Obiit sospirò.
— Lontanissimo.
Alaric aggrottò la fronte.
Poi guardò Mirella.
Lei era seduta con la gamba distesa davanti a sé e stava cercando di convincere la gallina a salire sulla sua testa.
— Non capisco.
— Lo so, altrimenti tutto sarebbe già non risolto.
— Potreste aiutarmi.
— Lo sto facendo da quando siete arrivato.
Alaric rimase in silenzio.
Obiit gli diede una pacca sulla spalla.
— Coraggio. Prima o poi perderete il cuore.
— È precisamente ciò che sto cercando di evitare.
Obiit chiuse gli occhi.
— I vampiri sono duri di comprendonio.
— Cosa avete detto?
— Che siete brillantissimo.
— Ah.
— Andatevene.
Alaric raggiunse Mirella.
Obiit li osservò allontanarsi.
La gallina gli saltò nuovamente sulla testa.
— Coccodè.
— Non dirlo a me, ma fino a quando quel decerebrato di un vampiro non comprenderà che il cuore non lo deve perdere letteralmente, per quella zombie non ci sarà nulla da fare.

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