SABRA E CHATILA 16-18 settembre 1982

Il 6 Giugno 1982 Israele invade, per la seconda volta, il Libano, cacciando i Siriani dalla Valle della Bekaa . L’ invasione del 1982 è quella meglio architettata contro l’OLP, in un paese devastato dalla guerra civile del 1975 e privo di autorità statale. Furono bombardate e praticamente rase al suolo le città di Tiro, Sidone, Damour: cominciò l’operazione “Pace in Galilea” Begin ( Primo Ministro ) e Sharon ( Ministro della Difesa ) ne furono i fautori.
L’intenzione era quella di creare una fascia di sicurezza che avrebbe difeso Israele da eventuali attacchi esterni. per questo motivo l’esercito distrusse le basi dell’OLP nel sud del Libano.
Il 07 giugno, l’esercito israeliano usò bombe al fosforo contro il campo profughi di Burj El Chemali , uccidendo 97 persone.
La rocca del Castello di Beaufort – Qalat Shafiq, a sud del fiume Litani, che i palestinesi dell’Olp avevano conquistato nel 1976, venne occupata dall’esercito israeliano che vi mantenne un presidio fino al 2000.
Il numero delle vittime fu di circa 20.000 morti e 500.000 senza tetto.
Le Nazioni Unite tentarono vari richiami, tutti rimasti inascoltati ed il 13 giugno cominciò l’assedio di Beirut che durò 88 giorni, durante i quali la capitale fu bombardata quasi di continuo con bombe a grappolo e al fosforo.
Raggiunta Beirut, Sharon si recò al Palazzo Presidenziale Libanese.
Il 29 luglio, l’Olp accettò il piano del Comitato ristretto della Lega Araba che prevedeva l’evacuazione dei combattenti palestinesi da Beirut ed i loro trasferimenti a Tunisi.
Il 19 agosto, venne siglata da USA, Francia, Italia e Israele la proposta libanese sull’intervento di una “Forza Multinazionale”. Il mandato aveva la durata di un mese, dal 21 agosto al 21 settembre 1982. Prevedeva la presenza di 800 soldati americani, 800 francesi e 400 italiani.
Lo scopo del piano era quello di garantire l’ordine durante il ritiro delle forze dell’Olp da Beirut.
Il cessate il fuoco fu raggiunto il 21 agosto attraverso un mediatore Usa.
Il 23 agosto il Parlamento libanese, elesse il leader dei falangisti Bashir Gemayel a Presidente della Repubblica. Israele ebbe così un suo uomo al potere che avrebbe sicuramente distrutto i palestinesi.
Il 30 agosto l’OLP lascia Beirut.
Il 09 settembre la Forza Multinazionale lasciò il paese .
Il 12 settembre le truppe libanesi cominciarono ad accentrarsi a Shweifat per demolire i campi sottostanti di Sabra e Chatila.
Il 14 settembre un attentato uccise Gemayel . Le responsabilità dell’atto non sono, ad oggi, state accertate.
Il 15 settembre, venne invasa Beirut Ovest, in violazione del negoziato americano.
Il 16 settembre i miliziani libanesi penetrarono nei campi ed iniziarono la strage finendo di eliminare coloro scampati all’eliminazione diretta delle squadre israeliane, solo dopo queste due epurazioni intervenivano gli assassini guidati da Elias Hobeika a terminare i massacri. Le più crude atrocità furono compiute dalle squadre israeliane.
Il massacro è quindi il risultato dell’alleanza tra Israele ed i Falangisti libanesi. A questo punto non dovevano restare testimoni, infatti, i media inglesi e francesi iniziarono a divulgare i fatti, dando accento alla comunione tra libanesi ed israeliani.
Nella notte del 16-17 settembre 1982 iniziò la caccia all’uomo. Siriani, libanesi e palestinesi erano legati alla stessa sorte, lo sterminio.
Fu una strage silenziosa, coltelli,pugnali e macheti furono usati per trucidare donne,uomini e bambini.
Venne fatto scempio dei cadaveri e tutti furono tumulati in fosse comuni, bruciati e resi irriconoscibili.La Croce Rosse che ricevette le prime richieste di aiuto, fu indirizzata in luoghi sbagliati, per impedire che arrivassero mezzi di soccorso durante il massacro.
Quando le prime squadre di soccorso riuscirono a raggiungere i villaggi si trovarono davanti ad una delle stragi più efferate che l’uomo avesse mai compiuto.
Venerdì 17 settembre la notizia del massacro cominciò a circolare e sconvolse il mondo intero. Giunse la condanna internazionale.
Il numero totale delle vittime assassinate e di quelle scomparse nel nulla è di circa 3.000.
Ancora oggi, nessuno ha mai pagato per questo crimine.
Il 31 dicembre 1983, il Presidente Pertini dopo essere stato sui luoghi del massacro, rilasciò questa dichiarazione:
“Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società”
Graziella Adwan
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Jordanian Women’s Union

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Jordanian Women’s Union ( JWU ), è un’ organizzazione, senza fine di lucro, che nasce in Giordania nel 1945, a difesa dei diritti femminili.

Più volte nel corso della sua storia l’organizzazione viene chiusa o fatta vittima di atti di ribellione da parte degli integralisti e del Governo stesso, la chiusura nel 1974 viene attuata dal Ministero degli Interni.Per fortuna dal 1981 prosegue il suo cammino a difesa delle donne e dei loro figli. Molte sono le battaglie politiche che ha condotto e che sta ancora conducendo:
* riforma del matrimonio con la richiesta di innalzamento dell’età da 14 a 18 anni
* lotta a qualsiasi forma di discriminazione
* lotta alla riduzione in schiavitù , in particolare delle donne straniere che lavorano nelle famiglie.
Questo ultimo problema è molto diffuso in Giordania, sebbene ci siano precise leggi riguardanti i contratti di lavoro somministrati agli stranieri che prestano opera presso le famiglie. Trattandosi, in generale, di siriane o palestinesi con problemi nei permessi di soggiorno, vengono schiavizzate dalle famiglie fornitrici di lavoro sotto la minaccia della consegna alle autorità . Sono donne che non possono uscire dalle abitazioni, non viene dato loro salario, non hanno alloggio adeguato e il più delle volte il vitto è insufficiente, sono schiave!.

Dal 1999, il JWU fa un ulteriore passo da gigante instaurando ” il telefono amico “, la prima linea telefonica gratuita dove è tuttora possibile denunciare, in anonimato, violenze e abusi e avere sostegno legale e psicologico in gratuito patrocinio.

Dal 2012, cioè dall’inizio dell’oppressione siriana, l’organizzazione è impegnata nel campo profughi di Za’atari, in aiuto alle migliaia di donne che sono sole perché vedove oppure sono scappate con i figli.

Attualmente la JWU ha 13 sedi distaccate con diverse case protette e opera in altri Stati con lo scopo di cambiare la condizione femminile e tutelarne i diritti, in particolare dove il disagio riguarda le minori.

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