Un angelo

Immagine dal web

La serata in discoteca passò per Luca, con lo stesso sentore annoiato di sempre. Gli amici, l’alcool, la ricerca della solita ragazza per una notte.Suonavano True degli Spandau Ballet, quando una ragazza gli sedette accanto. Lo guardò sorridente, ma poi, si voltò verso la pista facendo finta di interessarsi ai ballerini. Allora lui le chiese di ballare.

“Mi chiamo Luca…mi faresti l’onore di questo ballo?”

“Volentieri Luca. Io sono Sara.”

Il ragazzo ne era già follemente invaghito, il solo timbro della sua voce, così angelico, gli rapì il cuore.

“Raccontami di te, Sara”, le chiese mentre la stringeva forte.

“Non è necessario, ben presto saprai tutto di me.”

Continuarono a ballare in silenzio, ma Luca insoddisfatto di come stava volgendo la serata, le propose di sedersi e bere qualcosa.

Sara accettò, chiese una semplice spremuta, non beveva alcolici.

“Vedi, ho scoperto una cosa in più di te”, disse allegramente Luca.

“Te l’ho già detto, porta pazienza e saprai tutto di me.”

“La situazione sta diventando intollerante”, pensò Luca mentre si avviava verso il bar della discoteca.

Tornò con due spremute, ma uno degli amici che aveva assistito alla scena, gli fece uno sgambetto.

“Da quando bevi spremute, sei impazzito?” Lo canzonò.

Il povero Luca si ritrovò fra le braccia di Sara e le spremute sparse sui loro abiti.

“Mio Dio, scusami…ho amici deficienti, cosa fare?”

Sara si alzò, aiutata da Luca che la aiutò a pulirsi.

“Vieni, ti accompagno a casa”, le propose, con la certezza in cuore che avrebbe rifiutato.

“Grazie, sei molto gentile”, le rispose lasciandolo piacevolmente sorpreso.

In macchina non cambiò la situazione e Sara, restò silenziosa per tutto il viaggio.

“Beh, dovrai pur dirmi dove abiti…” chiese ormai rassegnato Luca. Era chiaro che quella serata sarebbe rimasta nei suoi ricordi, come la più strana vissuta.

“Quella casa bianca a destra, è lì che abito.”

Luca accostò.

“Ci possiamo rivedere…ragazza misteriosa?”

“Un giorno sicuramente.”

Lo baciò delicatamente sulla guancia e uscì dall’auto.

Non si girò nemmeno a salutarlo e sparì nel giardino di casa.

Luca se ne andò quando vide accendersi le luci nel vialetto che conduceva all’abitazione.

“Così strana lei, pensa al resto della famiglia…”borbottò a sé stesso.

I giorni a venire, furono per Luca…strani. Una continua sensazione di gelo e incompletezza lo perseguitarono. Poi decise, sarebbe andato a cercarla. Doveva capire…chiederle il motivo del suo silenzio…voleva rivederla, in vita sua non aveva mai provato un’attrazione così spasmodica.

Tornò all’abitazione di Sara e suonò il campanello.

“Desidera?” , chiese la donna che aprì.

Doveva essere la madre di Sara, la somiglianza era incredibile. Ma fu lo sguardo a colpirlo: una dolorosa tristezza le si leggeva negli occhi.

“Mi chiamo Luca, posso parlare con Sara?”

La tristezza degli occhi della donna si trasformò in incredulità e rabbia.

“É venuto qui a farsi gioco di me? Perché guardi, chiamo immediatamente la Polizia.”

“Ma…ma, io…cosa ho detto di male? Cerco Sara, ci siamo visti sabato sera in discoteca, l’ho accompagnata a casa perché si era sporcata con la spremuta che le avevo versato addosso…per sbaglio”, rispose Luca in preda allo sgomento.

“Così tu avresti passato la serata in discoteca con Sara? Hai la faccia del bravo ragazzo, per questo evito di chiamare la Polizia, ma ti dico che Sara, la mia Sara, non c’è più da tanti anni, esattamente, dieci anni fa, la stessa data della sera che sostieni di averla conosciuta, morì in uno schianto in auto con un amico che la stava riaccompagnando a casa…ti basta?”

Luca sentì le gambe cedere, si tenne al muro della casa. La donna notò lo stato del ragazzo e ne provò pena.

“Entra, ti do un bicchiere d’acqua.”

Luca si accomodò sulla sedia in cucina e la donna gli si avvicinò con in mano un porta foto in argento, “Ecco, questa è la mia Sara…aveva appena diciassette anni…”, mormorò commossa.

Luca la riconobbe, era lei.

Con difficoltà riuscì a parlare.

“L’abito che porta…è lo stesso che indossava sabato sera.”

“Era l’abito che indossò la sera in cui morì, ma sono certa che hai conosciuto una ragazza molto somigliante alla mia Sara”, le disse in tono materno.

“Io non so chi ho conosciuto, ma le posso dire che Sara ha ballato con me e io, l’ho riaccompagnata qui, nella vostra casa…perché dovrei inventarmi una simile bugia?”

La donna iniziò a perdere la pazienza, ma qualcosa la trattenne da trattare male questo ragazzo così addolorato e convinto di aver conosciuto la sua Sara.

“Vado ogni giorno al cimitero, se vuoi venire con me, ti farò conoscere la mia Sara.”

“Grazie”, rispose Luca che intendeva vederci chiaro.

La tomba di Sara era inserita in una cappella di famiglia. Un cancello di ferro con cesellature a forma di ali di angelo, nascondeva i resti della sua Sara, angosciato entrò appena la madre lo aprí.

“Ecco quella è la tomba della mia Sara”, poi abbassò lo sguardo indignata, “che gente, riescono a lanciare spazzatura oltre al cancello”, si lamentò calciando il bicchiere che iniziò a rotolare sul pavimento.

Luca provò un brivido percorrergli la schiena. Raccolse il bicchiere, “È quello in cui Sara doveva bere la sua spremuta, ma io gliela versai addosso…ma cosa ci fa qui?”

“Luca”, disse la madre di Sara, “è solo un bicchiere…capita tutti i giorni che, questi maleducati, insozzino le tombe. Non c’è più rispetto per nessuno, tanto meno per i morti”.

Luca guardò sconsolato l’oggetto che teneva fra le mani e decise che, forse, la donna aveva ragione. Si stava facendo un film nella sua testa. Ma chiaramente non ne era convinto.

Passò la notte a guardare quel bicchiere, ogni tanto lo annusava, ne era certo, il profumo di Sarà era lì.

Arrivò il fine settimana e gli amici lo convinsero a tornare in discoteca. Si mise in tasca il bicchiere, deciso a confrontarlo con quelli usati nel locale. Era uguale!

Poi successe l’incredibile. Sara.

La vide seduta al solito posto del sabato prima. Non esitò e le andò vicino.

“Sara?”

“Ciao Luca”, lo salutò sorridente.

“Sara, ma com’è possibile? Come puoi essere qui, dimmelo, sei nella mia mente?”

“Perché dici questo, Luca?”

“Tu sei morta, sono stato a casa tua.”

“Cos’hai fatto?”

Il suo sguardo cambiò, trasformandosi in una maschera di rabbia, “Come ti sei permesso a dare fastidio alla mia famiglia?”

“Non ho dato fastidio a nessuno, e se vuoi sapere di più, sono stato sulla tua tomba e guarda…guarda…questo è il bicchiere con cui ti versai addosso la spremuta…”

“Non avresti dovuto. Ricorda, ogni azione porta ad una conseguenza”, gli ringhiò addosso.

Sparì fra la gente, Luca tentò di raggiungerla, ma era come svanita.

Salutò gli amici e, con una scusa andò a casa. Quella ragazza non gliela raccontava giusta, ma perché spacciarsi per una morta? E poi…la somiglianza… sapeva di persone così terribili da rubare l’identità dei morti…che si fosse invischiato in una storia simile? Meglio lasciar perdere.

Salì in auto demoralizzato e pieno di rabbia. La strada era buia e, le poche macchine che si vedevano, sfrecciavano a velocità sostenuta.

“Gente che non rispetta la propria e l’altrui vita”, pensò.

Vide Sarà seduta sul sedile accanto, si spaventò.

“Stai tranquillo Luca, adesso capirai, tutto sarà chiaro. Vieni.”

“Ma vieni dove? Sto guidando…come hai fatto a salire in macchina?”

La disperazione e la paura penetrarono in Luca, “Cosa sta succedendo?”

All’improvviso l’auto non c’era più e Luca si trovò a camminare su un sentiero insieme al suo cane Zac.

“Zac? Cucciolone, ma com’è possibile, tu sei morto da tanti anni”, si abbassò per accarezzarlo. Lo abbracciò e se lo tenne stretto al petto.

Senza più pensieri continuarono a camminare sul sentiero, tutti e tre.

La, in fondo al sentiero, cambiava il panorama, un bellissimo ponte si estendeva fino alla valle di fronte.

Luca non aveva mai visto niente di più bello.

Trovò la pace con Sara, il suo angelo custode e Zac, il suo cagnolone che lo accompagnarono al di là del ponte.

Grazielladwan

Pubblicato da grazielladwan

Sono animalista, antispecista e mi batto per diritti animali e umani.

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