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Ah, la celebre domanda che Dorothy rivolge allo Spaventapasseri ne *Il mago di Oz*: “Come fai a parlare se non hai il cervello?”. 

“Ah, non ne ho idea. Ma c’è un mucchio di gente senza cervello che chiacchiera sempre.” Risponde ironicamente lo spaventapasseri.

Navigando sui social media, ci imbattiamo in commenti che fanno riflettere su questa battuta. Rispondere a certi post sembra più un esercizio di sopravvivenza psicologica che un confronto d’idee. E non perché manchi il cervello, ma perché spesso manca il “filtro”! In ogni discussione virtuale, che si tratti di un tema banale o di una questione importante, c’è sempre quel commento che ti fa sospirare profondamente e chiederti: “Come siamo arrivati qui?”

Analizziamo:

1. L’opinionista istintivo– Non importa di cosa si parli: politica, scienza o gatti, lui ha già un’opinione pronta. Spesso basata su una rapida occhiata al titolo, ignorando completamente il contenuto dell’articolo.

   2. Il cacciatore di polemiche– Non interessa cosa dici, ma lo dirai sbagliato. Punto. La sua missione è ribattere, anche quando non c’è nulla da discutere. Sembra proprio chiedere a gran voce: “Come faccio a non parlare?”

   3.Il filosofo da tastiera – Le sue frasi sono un miscuglio di citazioni travisate e pensieri vaghi. A metà commento ti chiedi: “Ma cosa sta dicendo? E soprattutto, perché?”

   4. L’esperto improvvisato– Google e Wikipedia sono i suoi alleati fidati. È incredibile come riesca a trasformarsi in virologo, economista o climatologo con una velocità da far invidia.

Come sopravvivere?

Quando il tuo post viene inondato di commenti che sembrano più delle prove di “funzionamento vocale senza cervello”, la risposta migliore potrebbe essere ispirata proprio dal nostro caro Spaventapasseri: “Forse è meglio non rispondere affatto”. Un cuore o un sorriso possono essere sufficienti a volte. Altre volte, un elegante silenzio vale più di mille parole.

Sui social, come nel regno di Oz, bisogna ricordare che non tutti sono qui per un dialogo costruttivo. Ma alla fine della giornata, proprio come Dorothy e i suoi amici, possiamo scegliere di proseguire il nostro cammino, lasciando che i commenti senza cervello cadano nel vento.

Alla prossima battuta sagace, o forse no…

Grazielladwan (c)

2 risposte a “”

  1. I social network non sono fatti per discutere, e men che mai per comunicare. La loro struttura è pensata per trattenerci lì sopra il più a lungo possibile, e ciò è possibile solo dicendoci che noi abbiamo ragione, che possediamo la verità. Ecco perché i social network favoriscono questo genere di discussioni: la cosa importante (per l’utente e per la piattaforma) è dimostrare di avere ragione, anche in modo artificiale (abbondano i bias, sui social network), non “produrre” ragionamento. I Wu Ming hanno scritto cose interessantissime, su questo tema.

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    1. Ma a volte, è davvero complicato. Sono a capo di un’associazione animalista, non ti dico la fatica 😓 nel gestire i commenti, a cui, il più delle volte, non rispondo, ma banno, esclusivamente per non fomentare liti.

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