Oggi era Beltane

Per i Celti, l’anno non era una linea continua, ma un respiro diviso in due: luce e oscurità.

Da una parte Samhain, la notte in cui il velo tra i mondi si assottiglia e i morti tornano a camminare tra i vivi.
Dall’altra Beltane, il suo opposto perfetto: il trionfo della vita.

Se Samhain era la porta dell’inverno, Beltane era l’esplosione dell’estate.

E non era simbolico.

Era reale.

I fuochi venivano accesi sulle colline, enormi, visibili da chilometri. Non erano decorativi, ma vivi e sacri.
Il bestiame veniva fatto passare tra due falò per essere purificato, protetto, benedetto.

Gli uomini e le donne danzavano attorno alle fiamme per tutta la notte.

Beltane era anche fertilità. In ogni forma possibile.

Campi. Animali. Corpi.

Il mondo doveva rinascere, e per farlo aveva bisogno di energia, di istinto, di desiderio.
Non a caso, molte unioni nate durante questa notte non erano casuali… ma neppure permanenti.

Era una sospensione delle regole.
Un momento in cui l’ordine lasciava spazio al caos necessario per creare nuova vita.

Al centro di tutto, simboli antichi:

il palo di maggio (antenato del moderno maypole), avvolto da nastri intrecciati

il Green Man, volto della natura che rinasce

le corone di fiori, indossate come talismani viventi

    Era la natura che tornava a reclamare il suo posto.
    E gli esseri umani, per una notte, smettevano di fingere di essere qualcosa di diverso.

    Come a Samhain, si credeva che il confine tra i mondi si assottigliasse.
    Ma questa volta non erano i morti a tornare.

    Erano loro: Il Piccolo Popolo. Le fate. Gli spiriti della natura.

    E non erano sempre benevoli.

    Si lasciavano offerte: latte, miele, pane.
    Si evitavano certi boschi.
    Si abbassava la voce.

    Perché in una notte come questa, bastava poco per essere visti, ancora meno per essere portati via.

    ✒️ E oggi?

    Per i Celti era Beltane.
    Per noi, è il Festa dei Lavoratori.

    Una ricorrenza diversa, nata da lotte, diritti, fatica.
    Non falò sulle colline, ma piazze, cortei, voci.

    Eppure — pensandoci bene — qualcosa resiste.

    Perché anche oggi celebriamo la vita che si muove, che cresce, che pretende spazio.
    Celebriamo ciò che tiene acceso il mondo: il lavoro, sì… ma anche il desiderio di esistere, di costruire, di cambiare.

    Forse abbiamo smesso di saltare tra le fiamme.
    Forse non lasciamo più offerte alle fate nei boschi.

    Ma continuiamo, in modi diversi, a cercare lo stesso fuoco.

    E magari — tra una manifestazione e un pomeriggio di primavera —
    senza accorgercene…

    stiamo ancora festeggiando Beltane. 🔥

    Una risposta a “Oggi era Beltane”

    1. Vade retro Beltane.
      E lo sfruttamento animale.

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