FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI

Episodio quattro

Preparare un viaggio secondo una zombie

Alaric trascorse gran parte della notte in biblioteca.

Quando il sole iniziò a sorgere oltre il parco della villa, aveva consultato centinaia di pagine e maturato una sola certezza.

I negromanti erano degli incompetenti.

O dei bugiardi.

O entrambe le cose.

Ogni libro prometteva miracoli e finiva per suggerire sacrifici, sangue di creature improbabili o ingredienti impossibili da trovare.

Uno consigliava di immergere il cadavere in latte di capra nera per quaranta giorni.

Un altro suggeriva di cucirgli addosso il fegato di sette criminali.

Un terzo sosteneva che la soluzione fosse il potere dell’amore.

Quello era finito nel camino.

Alla fine, però, un nome era comparso più volte.

Obiit De Profundis.

Negromante.

Alchimista.

Anatomista.

Secondo una leggenda, era riuscito a ricostruire una zombie dopo che un drago le aveva mangiato metà corpo.

Secondo un’altra, aveva sostituito il cervello di un umano con una rapa e nessuno se n’era accorto.

Le fonti erano confuse.

Ma erano tutte concordi su un dettaglio.

Se qualcuno poteva sapere come fermare la decomposizione di Mirella, era lui, il negromante.

L’ultima traccia conduceva alle Grotte dell’Inverso.

Alaric chiuse il libro e si alzò.

Era ora di partire.

Trovò Mirella in cucina, seduta sul tavolo. Davanti a lei c’erano una teiera d’argento, una mela, due candele e un corvo imbalsamato.

— Non voglio sapere.

— Stavo facendo colazione.

— Con un corvo imbalsamato?

— Mi osservava in modo giudicante.

Alaric decise di non approfondire.

— Partiamo.

Lei sbatté le palpebre.

— Per dove?

— Alle Grotte dell’Inverso.

— Sembra il nome di una malattia.

— È un luogo.

—Oh.

Il vampiro le raccontò di Obiit De Profundis. La zombie ascoltò con attenzione.

— Quindi esiste qualcuno che potrebbe aggiustarmi?

— Forse.

— E tu vuoi aiutarmi?

— Vorrei impedirvi di trasformarvi in una discarica biologica ambulante.

Mirella sorrise.

— Questa è la cosa più dolce che qualcuno mi abbia mai detto.

— Era un insulto.

— Ma detto con affetto.

I preparativi si rivelarono più complicati del previsto e quando Alaric raggiunse la stanza, la zombie aveva già riempito una vecchia valigia.

Il problema era il contenuto.

— Perché avete preso una padella?

— Perché è utile.

— In quale situazione?

— In tutte.

Alaric la estrasse sbuffando. Sotto trovò un cacciavite, un peluche, tre candele, un mestolo. E infine una bottiglia di ketchup.

— Perché?

— Non lo so. Mi sembrava importante.

— E questo?

Alzò il peluche.

— Lui viene con me.

— È senza testa.

— Lo so. Ci capiamo.

Il vampiro rimase qualche secondo in silenzio.

— State facendo il bagaglio o state svaligiando la villa?

— Entrambe le cose.

Per la prima volta dopo molti anni, Alaric si ritrovò a sorridere. Era una cosa strana, quasi fastidiosa.

Mirella stava cercando di chiudere la valigia sedendocisi sopra. Con risultati modesti.

— Avete bisogno d’aiuto?

— No.

La valigia si aprì e il contenuto esplose sul pavimento. Lei scoppiò a ridere. Una risata vera, contagiosa.

Alaric la osservò per qualche istante. I capelli le erano ricaduti davanti agli occhi. C’era del fango tra le ciocche. Senza pensarci allungò una mano, spostandole delicatamente dal viso. Lei smise di ridere. Per un attimo il tempo sembrò rallentare.

Poi Alaric realizzò cosa stava facendo. Ritrasse immediatamente la mano.

— Avevate del fango.

— Sul viso?

— No.

— Nei capelli?

— Sì.

— Ah.

Silenzio.

— Alaric?

— Sì?

— Hai appena flirtato?

— Assolutamente no.

— Peccato.

La zombie abbassò lo sguardo per nascondere un sorriso.

— Mi stava quasi piacendo.

Per la prima volta in tre secoli il conte De Vauclaire provò il desiderio di essere colpito da un fulmine.

Un’ora dopo erano pronti, o almeno quanto potevano esserlo.

La carrozza attendeva davanti alla villa.

I cavalli sbuffavano nella nebbia.

Alaric caricò i bagagli.

Mirella caricò anche la padella.

— Quella resta?

— Quella resta.

— Perché?

— Ho un presentimento.

— I vostri presentimenti mi spaventano.

— Anche i miei.

Mentre salivano a bordo, una folata di vento attraversò il portico.

Alaric guardò per un istante verso le finestre della biblioteca e sospirò.

Da qualche parte, tra i libri, era nascosta la risposta.

Ne era certo.

Ma prima dovevano trovare Obiit De Profundis.

Sempre ammesso che fosse ancora vivo.

Considerata la professione, non era affatto scontato.

La carrozza lasciò lentamente la proprietà.

Dietro di loro, senza che nessuno dei due lo sapesse, la porta della biblioteca si aprì lentamente.

Il vecchio tomo rimasto sul tavolo si aprì sulla pagina che Alaric non aveva letto. Non poteva vederla, non ancora.

“Chi cerca di salvare uno zombie finisce sempre per perdere il cuore.”

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