EPISODIO TRE
Problemi di manutenzione per non morti

La carrozza attraversò lentamente i cancelli della proprietà De Vauclaire poco prima dell’alba.
Mirella guardò fuori dal finestrino.
Per diversi minuti non vide altro che alberi.
Altri alberi.
Ancora alberi.
Poi comparve la villa.
La zombie sbatté le palpebre.
— Ma tu sei ricco ricco.
— Ho amministrato bene i miei investimenti.
— Da quanto?
— Qualche secolo.
— Ah.
Annuì e tornò a osservare la facciata.
Torri gotiche, Gargoyle, vetrate nere. Poi un laghetto, una serra e un cimitero privato.
— Hai un camposanto in giardino?
— È pratico.
— Sei la persona più inquietante che abbia mai conosciuto.
— Voi avete perso un piede tre ore fa.
— Touché.
L’interno della villa era persino peggio.
Sembrava che qualcuno avesse chiesto a un architetto:
“Mi costruisca una casa che faccia pensare a una maledizione ereditaria.”
E l’architetto avesse risposto:
“Ho proprio quello che fa per lei.”
Mirella si fermò davanti a un enorme ritratto.
— Sei tuuu?
— Sì.
— E quanti anni avevi?
— Centosessanta.
— Sembri già stanco della vita.
— Lo ero.
Quando Alaric le mostrò la stanza degli ospiti, la non morta rimase senza parole.
Il letto era grande quanto il suo appartamento del 1999.
— Questa sarebbe una camera?
— Sì.
— Io qui dentro ci farei un centro commerciale.
— Riposate.
— Non posso.
— Perché?
— Credo di aver lasciato un orecchio nella carrozza.
Alaric rimase immobile.
— Lo recupereremo domani.
— Sei molto comprensivo.
— No. Sono metodico.
— È quasi la stessa cosa.
Quasi.
Per qualche strana ragione, mentre lui chiudeva la porta, Mirella si sentì meno sola di quanto si fosse sentita negli ultimi anni.
La cosa la preoccupò parecchio.
La biblioteca occupava un’intera ala della villa.
Alaric iniziò a cercare.
Un libro. Due libri. Dieci… venti.
Dopo un’ora il tavolo sembrava essere stato colpito da una valanga accademica.
Necromanzia.
Alchimia.
Conservazione dei cadaveri.
Maledizioni.
Uno strano manuale tedesco dedicato esclusivamente alle mummie.
Niente.
Aprì un volume.
Per conservare un corpo occorrono tre vergini…
Lo richiuse e lo lanciò nel caminetto. Stronzate, pensò.
Aprì un altro.
Sacrificare un capretto…
Lo lanciò in un angolo.
Un terzo.
L’amore è la più potente delle magie…
— Ma che ossessione avete tutti?
brontolò.
Cominciava a sospettare che i necromanti fossero persone emotivamente instabili.
Poi trovò la nota.
L’inchiostro era quasi cancellato.
*La decomposizione può essere rallentata, ma non fermata.
Il cuore della creatura continuerà a marcire finché non verrà sostituito da ciò che la morte non può consumare.*
Alaric si immobilizzò.
Sotto compariva un’altra annotazione.
*Gli zombie conservano memoria emotiva.*
Il vampiro fissò la frase.
Poi guardò il soffitto.
Poi tornò a guardare la frase.
— Come sarebbe a dire che gli zombie mantengono una memoria emotiva? Certo!
Passò le due ore successive a cercare una risposta.
Reliquie. Cuori di drago. Pietre filosofali. Artefatti immortali.
Niente.
Assolutamente niente.
La domanda continuava a tormentarlo.
“Ciò che la morte non può consumare.”
Che cosa significava?
Un oggetto?
Una magia?
Un’anima?
TOC.
Alaric alzò lentamente lo sguardo.
TOC.
Silenzio.
TOC.
— Alaric?
La voce proveniva dal piano superiore.
Lui chiuse gli occhi.
— Sì?
— Problema.
— Quanto grave?
— Dipende.
— Da cosa?
— Da quanto servono le dita dei piedi.
Il vampiro lasciò cadere la testa all’indietro.
— Arrivo.
Mentre usciva dalla biblioteca, una folata d’aria sfogliò le pagine del vecchio tomo.
Per un istante comparve una riga quasi invisibile.
Scritta da una mano diversa.
Più elegante. Più antica.
*Solo ciò che ama davvero sfugge alla morte*.
Poi la pagina si richiuse.
A presto l’episodio quattro.

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