FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI

Episodio sei – Le Grotte dell’Inverso

Le Grotte dell’Inverso apparvero all’alba.

Mirella si aspettava qualcosa di spettacolare.

Un portale.

Una montagna maledetta.

Magari un teschio gigante.

Invece vide una collina.

— Tutto qui?

Alaric osservò la parete rocciosa.

— Sì.

— Ho attraversato mezza Francia per una collina.

— È una collina magica.

— Ah.

La carrozza si fermò.

Davanti a loro non c’era alcun ingresso.

Solo roccia, erba e silenzio.

Mirella incrociò le braccia.

— Fantastico. Il necromante si è trasferito.

Alaric tirò fuori la mappa.

Controllò.

— Siamo nel posto giusto.

— E allora dov’è la grotta?

Una voce rispose alle loro spalle.

— Domanda sbagliata.

Entrambi si voltarono.

Seduto su un masso c’era un vecchio. Almeno così sembrava.

Aveva una barba lunga fino alle ginocchia, un cappello enorme, e stava lavorando a maglia.

— Chi siete?

— Custode.

— Di cosa?

— Delle Grotte dell’Inverso.

— Ah.

Mirella si avvicinò.

— E dov’è l’ingresso?

— Domanda sbagliata.

— Ancora?

— Sì.

— Qual è quella giusta?

Il vecchio sospirò, come se stesse parlando con due bambini particolarmente lenti.

— Non dovete chiedere dov’è l’ingresso.

— E allora cosa?

— Perché lui non vuole essere trovato.

Silenzio.

— Chi?

— L’ingresso.

Mirella guardò Alaric, che scosse appena il capo.

— Odio già quest’uomo.

— Anch’io.

Il custode si alzò.

— Seguitemi.

Li condusse lungo il fianco della collina.

Dopo pochi minuti arrivarono davanti a una parete rocciosa identica a tutte le altre.

— Eccoci.

— Dove? — chiese Mirella.

— Qui.

— Qui dove?

— Qui.

— Non c’è niente.

— Esatto.

— State scherzando.

— No.

Mirella si voltò verso Alaric.

— Posso colpirlo con la padella?

— Non ancora.

— Peccato.

Il vecchio sembrò sinceramente deluso.

— Quasi nessuno usa più la padella.

— È una lunga storia.

Il custode batté tre volte sulla roccia.

Nulla.

Batté altre due volte.

Ancora nulla.

Poi diede un calcio alla parete, la montagna emise un lungo gemito e la roccia iniziò a spostarsi.

Un’apertura comparve lentamente davanti a loro.

Mirella fece un passo indietro.

— Questo è stato inquietante.

— Grazie — rispose il custode.

— Non era un complimento.

— Lo prendo comunque.

L’interno delle grotte era immenso.

Cristalli azzurri illuminavano il percorso.

L’acqua scorreva lungo le pareti.

E tutto sembrava… sbagliato.

Mirella si fermò.

— Alaric.

— Sì?

— Quel pipistrello sta nuotando.

Il vampiro osservò la creatura.

Effettivamente.

— Non guardare.

— Perché?

— Siamo nelle Grotte dell’Inverso.

— E?

— Qui le cose fanno il contrario di quello che dovrebbero.

Poco distante un pesce stava dormendo appeso al soffitto.

Mirella lo indicò.

— Non farò domande.

— Scelta saggia.

Dopo quasi un’ora di cammino arrivarono davanti a una enorme porta di pietra nera.

Sulla superficie era incisa una frase.

SOLO CHI CERCA PUÒ ENTRARE.

Mirella spinse la porta.

Non si mosse.

Alaric provò.

Niente.

Il custode sbuffò.

— State cercando di aprirla.

— Sì.

— Ecco l’errore.

— Qual è la soluzione?

— Smettere di cercare.

— Non ha alcun senso.

— Benvenuti alle Grotte dell’Inverso.

Mirella sollevò lentamente la padella.

— Adesso possiamo colpirlo?

— Direi di sì.

Il vecchio sorrise.

E per la prima volta dall’inizio del viaggio, Alaric iniziò a sospettare che trovare Obiit De Profundis sarebbe stato molto più difficile del previsto.

Da qualche parte, oltre quella porta impossibile, il necromante li stava aspettando.

Sempre ammesso che fosse ancora vivo.

Con certi individui non si poteva mai sapere.

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