
Episodio sette: Obiit De Profundis
La porta si aprì nel momento esatto in cui Mirella smise di cercare di aprirla.
— Lo odio già — disse.
— È un ottimo inizio — rispose il custode.
Dietro la porta si snodava una lunga galleria illuminata da cristalli azzurri.
Più avanzavano e più il mondo diventava assurdo.
L’acqua scorreva verso l’alto.
Le stalattiti pendevano dal pavimento.
Da qualche parte un uccello stava nuotando.
— Sto iniziando ad avere mal di testa.
— È normale — disse il custode.
— No.
Dopo quasi mezz’ora di cammino raggiunsero una grande sala circolare.
Al centro si trovava una casa.
Una casa.
Dentro una grotta.
Con tanto di giardino.
Mirella si fermò.
— Mi rifiuto di accettare che qualcuno abbia costruito una villetta qui sotto.
Il custode indicò la porta.
— È lì.
— Obiit?
— Purtroppo.
Alaric bussò.
Nessuna risposta.
Bussò ancora.
La porta si spalancò.
Davanti a loro comparve un uomo magrissimo.
Capelli bianchi.
Occhi vivaci.
Un grembiule sporco.
E una gallina sulla testa.
— Andate via.
— Siete Obiit De Profundis?
— Certamente no.
— Quindi sì — sospirò Alaric.
— Prego, entrate.
— Perché avete una gallina sulla testa?- domandò la zombie.
— Non è una gallina.
Il pennuto fece: “Coccodè.”
— Certo.
L’interno della casa era ancora peggio.
Scheletri che servivano il tè.
Libri impilati fino al soffitto.
Un gatto che abbaiava.
E almeno tre cose che Mirella decise di non identificare.
Obiit si accomodò in poltrona.
— Non posso aiutarvi.
— Perfetto — disse Alaric. — Quindi potete.
— Assolutamente.
Mirella si massaggiò le tempie.
— Come fate a parlare con lui?
— Mi sto adattando.
Obiit osservò la zombie.
— È in condizioni eccellenti.
Una ciocca di capelli cadde sul pavimento.
— Grazie.
— Morirà entro poche settimane.
Alaric si irrigidì.
— Cosa?
— Non corre alcun pericolo.
— Quindi corre un pericolo enorme.
— Esattamente.
— Mi fa male il cervello — mormorò Mirella.
Il necromante si alzò. Cominciò a girare intorno alla zombie.
— Chi vi ha riportata in vita?
— Uno stregone.
— Ottimo lavoro.
— Non era un complimento, vero?
— Vi ha fatta tornare indietro male.
— Lo so.
Mirella guardò Alaric.
— Se sopravvivo a questa storia voglio essere risarcita.
Obiit si fermò davanti a una libreria.
Estrasse un vecchio volume.
Lo aprì.
Lo richiuse.
Lo riaprì.
— La soluzione è impossibile.
Alaric trattenne il fiato.
— Cioè possibile.
— Forse.
— Perfetto. Siamo tornati al punto di partenza.
Il necromante si voltò verso il vampiro.
Per la prima volta sembrò serio.
O almeno il contrario di serio.
Difficile capirlo.
— Siete fortunato.
— Perché?
— Perché non vi siete affezionato.
Silenzio.
Mirella guardò Alaric.
Alaric guardò il soffitto.
La gallina guardò tutti.
— Non mi sono affezionato.
— Ottimo.
Mirella iniziò a sorridere.
— Alaric…
— No.
— Ti sei affezionato.
— State morendo, preoccupatevi di voi e lasciate perdere me.
— Argomento debole.
Obiit tornò alla sua poltrona.
— Posso salvarla. Sul serio – affermò strizzando un occhio.
Alaric si immobilizzò.
— Davvero?
— Forse.
— Obiit!
— Calma.
Il necromante indicò un punto oltre la finestra.
Là dove la grotta sprofondava nell’oscurità.
— Mi serve qualcosa.
— Cosa?
— Il Cuore dell’Inconsumabile.
Silenzio.
— Che cos’è? — chiese Mirella.
Obiit sorrise.
O forse fece il contrario.
— Una pessima idea.
E per la prima volta da quando erano entrati nelle Grotte dell’Inverso, nessuno rise.

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