
Episodio dieci: I Libri Impossibili
Il bibliotecario si fermò davanti a una porta di legno nero.
Sulla targhetta era inciso un avvertimento.
REPARTO DEI LIBRI IMPOSSIBILI
Più sotto, con una calligrafia molto più piccola:
Entrate a vostro rischio. Uscite, se ci riuscite.
Mirella lesse due volte.
— Mi piace.
— Naturalmente — sospirò Alaric.
Il bibliotecario estrasse un mazzo di chiavi.
Ne provò una.
Poi un’altra.
Poi una terza.
La porta non si aprì.
— Avete perso la chiave? — chiese Mirella.
— No.
— E allora?
— È la porta che ha perso la serratura.
— Succede spesso?
— Dal martedì.
— Oggi è martedì.
— Appunto.
Obiit sorrise.
— Avevo detto che mi mancava questo posto.
Alla fine il bibliotecario bussò tre volte.
La porta si spalancò da sola.
— Non potevate farlo subito?
— No.
— Perché?
— Non esiste sempre un perché a tutto, mia cara signorina.
Mirella alzò le spalle senza rispondergli.
La sala era immensa.
Gli scaffali non poggiavano a terra. Galleggiavano.
I libri volavano lentamente da uno scaffale all’altro come stormi di uccelli.
— Non toccate niente — disse il bibliotecario.
Mirella annuì.
Un libro le atterrò in mano.
Il volume si aprì da solo.
Le pagine iniziarono a sfogliarsi.
Poi comparve una frase.
Cara Mirella, rimetti subito questo libro dov’era.
Lei spalancò gli occhi.
— Alaric…
— Sì?
— I libri conoscono il mio nome.
— È il loro lavoro.
Poi anche Alaric venne raggiunto da un volume.
Si aprì davanti a lui.
La pagina era completamente bianca.
Poi comparvero lentamente alcune parole.
Hai davvero intenzione di continuare a dire che non ti sei affezionato?
Il vampiro richiuse il libro di scatto.
Obiit lo osservò.
— Cattive notizie?
— Manuale di giardinaggio.
— Certo.
Nel frattempo Mirella aveva già preso confidenza con il posto.
— Guarda questo!
Un enorme atlante stava cercando di mordere la sua manica.
— Non credo voglia essere guardato — la ammonì Alaric.
— Ci mancava il libro suscettibile.
L’atlante ringhiò.
All’improvviso tutte le luci si spensero.
I libri smisero di parlare.
Il silenzio riempì la sala.
Poi si udì una voce.
Profonda.
Antica.
Proveniva da ovunque.
— Chi cerca il Cuore dell’Inconsumabile?
Mirella alzò lentamente la mano.
— Noi?
Alaric si portò una mano sul volto.
— Dovevate proprio?
— Era maleducato ignorarlo.
Uno scaffale iniziò a muoversi. Poi un altro. E un altro ancora.
Gli scaffali si spostarono come enormi ingranaggi.
Lentamente formarono un corridoio.
Alla fine del passaggio, sopra un piedistallo di pietra, c’era un solo libro.
Nero.
Antico.
Chiuso da una serratura d’argento.
Il cuore inciso sulla copertina sembrava pulsare.
Mirella fece un passo avanti.
Il libro si aprì da solo e le pagine iniziarono a voltarsi, sempre più velocemente e poi si fermarono.
Una sola frase apparve sull’unica pagina visibile.
“Chi cerca di salvare uno zombie finisce sempre per perdere il cuore.”
Mirella aggrottò la fronte.
— Tutto qui?
Obiit sorrise.
— È più di quanto abbia mai concesso negli ultimi tre secoli.
— Non capisco.
— Nemmeno lui.
Indicò Alaric.
Il vampiro fissava la pagina senza dire una parola.
— È un indovinello?
— No.
— Una profezia?
— No.
— Allora cos’è?
Obiit richiuse lentamente il libro.
— Un consiglio che nessuno ascolta mai.
Il volume si chiuse con un tonfo.
E, per quanto Alaric continuasse a ripensare a quella frase durante il viaggio di ritorno, non riuscì a comprenderne il significato.
Non ancora.

Gli episodi, terminano qui, ma proseguiranno a settembre.
Grazie a chi sta leggendo. 😊
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