Episodio otto: Il Cuore dell’Inconsumabile

Obiit De Profundis serviva un tè.
O almeno sembrava tè.
Con lui non si poteva mai sapere.
— Cos’è il Cuore dell’Inconsumabile? — chiese Mirella.
— Un libro insignificante.
— Quindi importantissimo — tradusse Alaric.
— Finalmente qualcuno che ascolta.
Il necromante si alzò e raggiunse una libreria. Dopo aver aperto tre cassetti, una gabbia per canarini e un frigorifero, trovò ciò che cercava.
Non era il libro.
Era un disegno.
Lo posò sul tavolo.
Mirella si avvicinò.
La copertina era nera.
Non di pelle.
Non di metallo.
Di qualcosa che nessuno dei due riuscì a riconoscere.
Al centro compariva un cuore inciso nell’argento, attraversato da simboli che sembravano muoversi sotto lo sguardo.
— Brutto segno — disse Mirella.
— Ottimo segno — rispose Obiit.
— Quindi bruttissimo.
— Esatto.
Il necromante sembrò soddisfatto.
— Chi l’ha scritto?
— Nessuno.
— Impossibile.
— Appunto.
Mirella sbuffò.
— Lo fa apposta.
— Certo che lo faccio apposta — disse Obiit. — È divertente.
— Finalmente una risposta sincera.
— No, non lo è.
— Basta.
Obiit si sedette.
La gallina scese dalla sua testa e si accomodò sulla libreria.
— Il Cuore dell’Inconsumabile compare da migliaia di anni.
— Dove?
— Ovunque.
— Non è una risposta.
— Lo è.
Alaric si appoggiò allo schienale.
Conosceva quel tono.
Era il tono delle storie antiche.
Quelle pericolose.
Quelle che finiscono male.
— Raccontate.
Obiit annuì.
— Una volta il libro comparve nella biblioteca di un re.
Il sovrano lo fece chiudere in una cassaforte.
La mattina seguente il libro era sparito.
— E dov’era?
— Sul comodino del re.
— Comodo.
— Per niente.
La seconda storia era peggiore.
— Un mago tentò di bruciarlo.
Mirella sorrise.
— Lasciami indovinare. Non funzionò.
— Funzionò benissimo.
— Ah.
— Il fuoco si spense.
— Ah.
— Il libro no.
— Ah.
— Il mago invece prese fuoco.
— AH.
La terza storia era ancora più assurda.
— Un negromante lo gettò nell’oceano.
— E?
— Il mare lo restituì.
— Come?
— In una scatola regalo.
Mirella rimase immobile.
— Il mare ha senso dell’umorismo?
— Più di quanto immagini.
Obiit sfogliò alcuni appunti.
— Nessuno è mai riuscito a copiarlo.
— Perché?
— Le parole cambiano.
— Come?
— Ogni lettore vede qualcosa di diverso.
Alaric aggrottò la fronte.
— Un incantesimo adattivo.
— Bravo.
— So leggere.
— Non sembra.
Mirella iniziò a ridere.
— E cosa contiene?
Per la prima volta Obiit non scherzò.
O almeno sembrò non scherzare.
— Storie.
— Tutto qui?
— Le più pericolose.
— Peggio.
Il necromante indicò Mirella.
— Racconta di persone come lei.
La zombie smise di sorridere.
— Come me?
— Creature riportate indietro.
— Zombie?
— Alcune.
— E le altre?
— Errori.
Il silenzio calò nella stanza.
Perfino il gatto smise di abbaiare.
Obiit si alzò e raggiunse una finestra.
Oltre il vetro si vedevano le profondità delle Grotte dell’Inverso.
Cristalli azzurri.
Nebbia.
Oscurità.
— Il libro non contiene la cura.
— Fantastico — disse Mirella.
— Contiene la risposta.
— È diverso?
— Molto.
— Quindi non sapete come salvarmi.
— No.
— Ma sapete chi lo sa.
— Esatto.
— E quel qualcuno è un libro.
— Finalmente state capendo.
Alaric si alzò.
— Dove si trova?
Obiit sorrise.
Questa volta sembrava davvero divertirsi.
— Nessuno lo sa.
— Naturalmente.
— Però sappiamo dove è stato visto l’ultima volta.
— E dove?
Il necromante indicò una vecchia mappa appesa al muro.
La pergamena era così antica che sembrava sul punto di trasformarsi in polvere.
In un angolo compariva un nome.
Una sola parola.
Biblioteca degli Smarriti.
Mirella la lesse due volte.
Poi tre.
— Non mi piace.
— Nemmeno a me — disse Alaric.
— Perfetto — concluse Obiit. — Allora siete sulla strada giusta.
E da qualche parte, molto lontano dalle Grotte dell’Inverso, un vecchio libro chiuso da una serratura d’argento sembrò aprirsi da solo.
Come se sapesse che qualcuno aveva appena pronunciato il suo nome.

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