
Episodio due
IL PROBLEMA DEL FANGO
La carrozza avanzava lentamente tra le strade bagnate di Parigi, illuminata soltanto dai lampioni e dalla luna nascosta dietro le nuvole.
All’interno regnava un silenzio piuttosto dignitoso.
Almeno fino al rumore.
Ploc.
Alaric alzò lentamente lo sguardo dal finestrino.
Mirella sorrise con imbarazzo.
Ploc.
Qualcosa cadde sul sedile.
Il vampiro abbassò gli occhi.
Fango.
Molto fango.
Mirella si guardò dietro la schiena e fece una smorfia.
— Ah.
— “Ah”?
— Credo che dal buco lasciato dalla pala che hai tolto qualcosa stia uscendo.
Un altro pezzo di terra umida colò elegantemente sul velluto rosso della carrozza.
Alaric chiuse gli occhi.
Quella carrozza era antica.
L’aveva fatta restaurare a mano.
Un tappezziere di Praga ci aveva perso quasi un occhio.
— State… sgocciolando.
— Tecnicamente sono decomposta.
Ploc.
Il vampiro inspirò lentamente.
Poi bussò sul soffitto della carrozza.
— Più veloce.
Da fuori il cocchiere rispose:
— Ma monsieur, i cavalli—
— PIÙ VELOCE.
Mirella osservò il sedile ormai devastato.
— Se vuoi posso tappare il buco con qualcosa.
— Tipo?
Lei guardò intorno.
— Una tenda?
Un libro?
Quel cuscino?
— Assolutamente no.
PLOF.
Una quantità francamente offensiva di fango cadde sul pavimento.
Alaric la fissò.
Mirella lo fissò.
— Non guardarmi così. Non l’ho scelto io il metabolismo da palude.
Il vampiro si tolse lentamente la sciarpa nera di seta.
Mirella aggrottò la fronte.
— Quella sembra costosa.
— Lo è.
— E allora perché la stai arrotolando come un salame funerario?
Alaric si sporse verso di lei.
— State ferma.
— Oh no.
— Cosa?
— Questa è esattamente la posizione in cui nei romanzi gotici succedono cose sessuali o omicidi.
— Nel vostro caso potrebbero succedere entrambi.
Lei rise.
Lui ignorò il fatto che quel suono gli stesse iniziando a piacere. Assurdo!
Con una pazienza irreale, Alaric le sistemò la seta dietro la schiena, cercando di fasciare l’apertura.
Mirella rimase immobile.
— Sai — disse piano — nessuno mi aveva mai bendata con eleganza.
— Nessuno sano di mente avrebbe dovuto farlo.
— Romantico.
Alaric terminò il nodo e si risedette composto.
Silenzio.
Poi:
ploc.
Un filo di fango colò dalla sciarpa direttamente sulla scarpa lucida del vampiro.
Mirella trattenne una risata.
Alaric guardò la scarpa.
Guardò il soffitto.
Trattenne un’esclamazione offensiva e passò il resto del viaggio a fissare la schiena di Mirella con l’espressione di un chirurgo medievale sull’orlo di una crisi nervosa.
La sciarpa aveva retto per circa quattro minuti.
Poi il fango aveva ricominciato a colare.
— Questo non è normale — disse lui.
Mirella sbuffò.
— Nemmeno io sono normale.
Ploc.
Alaric guardò un’altra goccia cadere sul tappeto della carrozza.
Quella situazione non poteva continuare.
— Dobbiamo chiudere la ferita.
— Con cosa? La magia?
— La magia è il motivo per cui state perdendo terreno agricolo dal torace.
Lei ci pensò un momento.
— Giusto.
Il vampiro si tolse un guanto e osservò il foro lasciato dalla pala. Era brutto. Molto brutto. Dentro si intravedeva terra scura mescolata a qualcosa che Alaric decise volontariamente di non identificare.
Mirella invece guardava tutto con serenità irritante.
— Una volta ci è entrato un passero.
Alaric alzò lentamente gli occhi.
— Come scusate?
— Era inverno.
— Non migliora la frase.
La zombie scrollò le spalle. Una delle due replicò quel rumore secco.
Alaric tornò a concentrarsi sul problema.
Doveva trovare qualcosa di stabile.
Qualcosa che chiudesse quella ferita in modo definitivo.
Poi il suo sguardo cadde sul cuscino di velluto accanto a Mirella.
Rimase immobile.
Lei seguì i suoi occhi.
— No.
— È l’unica soluzione immediata.
— Assolutamente no.
— È piccolo.
— Ma quello è un cuscino elegante, sarà costato una fortuna.
— A questo punto…
Il vampiro lo prese con estrema calma.
Mirella arretrò scandalizzata.
— Non oserai davvero imbottirmi come una poltrona antica.
— Preferite continuare a perdere fango?
Lei rimase zitta qualche secondo.
— Dipende. Quanto è morbido?
Alaric chiuse gli occhi.
Cinque minuti dopo, la zombie era seduta composta nell’angolo della carrozza mentre il conte De Vauclaire le sistemava con precisione aristocratica mezza imbottitura del cuscino dentro la ferita.
Mirella lo guardava lavorare.
— Questa è la cosa più intima che qualcuno abbia mai fatto per me.
— Vi sto letteralmente tappezzando.
— Lo so. È tenerissimo.
Alaric terminò il lavoro e si allontanò appena per osservare il risultato.
Silenzio.
Niente fango.
Niente perdite.
Mirella batté una mano sul sedile.
— Oh.
Si mosse appena.
— OH.
Un sorriso lentissimo le comparve in faccia.
— Sono comoda.
Il vampiro la fissò incredulo.
— Comoda?
— Credo sia la prima volta da quando lo stregone mi uccise.
Poi lo guardò con sincera emozione.
— Alaric… mi hai imbottita bene.
E lui capì, con assoluto terrore, di esserne inspiegabilmente felice.
A presto l’episodio tre.
Grazie a chi sta leggendo questa storia assurda.

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